la pieta trovata a bruxelles attribuita a michelangelo buonarroti

UN TESORO RITROVATO O UNA PATACCA? – IL DIRETTORE ONORARIO DEL MUSEO DELLE BELLE ARTI DI BRUXELLES ATTRIBUISCE A MICHELANGELO BUONARROTI UN DIPINTO DELLA PIETÀ, CHE RAFFIGURA LA MADONNA CHE SORREGGE IL CORPO DI CRISTO – L’OPERA È STATA ACQUISTATA PER 35MILA EURO NEL 2024, DOPO ESSERE RIMASTA INVENDUTA IN UN’ASTA – LE ANALISI SCIENTIFICHE E CONFRONTI STILISTICI CON DISEGNI E SCULTURE DEL MAESTRO SUGGERISCONO UNA DATA INTORNO AGLI ANNI QUARANTA DEL CINQUECENTO, MA L’ATTRIBUZIONE RESTA CONTROVERSA PERCHÉ…

Estratto dell’articolo di Dario Pappalardo per www.repubblica.it

 

la pieta trovata a bruxelles attribuita a michelangelo buonarroti

In un appartamento nel centro di Bruxelles, c’è un dipinto appeso alla parete grigia di un salottino. […] Una Madonna che sorregge il corpo morto di Cristo. […]La Vergine alza gli occhi pieni di lacrime verso il cielo; la sua veste sembra nascondere un globo. Ai piedi di Gesù, un teschio. Michel Draguet, storico dell’arte e direttore onorario del Museo reale di Belle Arti della capitale belga – quello dei Rubens e della Morte di Marat di David –, illumina con la torcia due monogrammi in basso: uno sul teschio, a sinistra della composizione, e un altro che affiora tra la vegetazione, al centro.

 

Sono due “M" maiuscole. “È Michelangelo”, dice lui. Una cifra, quasi invisibile a occhio nudo, si intravede su una foglia: “154”; il quarto numero è andato perduto. Una data? Non è l’unico mistero che nasconde l’opera. “Ho iniziato a studiarla soltanto dopo l’ok delle analisi di laboratorio – spiega Draguet – Dovevo prima essere sicuro che non ci fossero dubbi di datazione”.

 

UN’ASTA ANDATA A VUOTO

Questa storia, ovviamente, comincia in Italia. Un Compianto, attribuito a un “pittore del XVI-XVII secolo” compare nel catalogo della casa d’asta Wannenes, a Genova: è il lotto 675 del 25 giugno 2020. “L'iconografia del dipinto esprime una cultura figurativa eterogenea, dettata da suggestioni tosco-romane desunte da modelli di Andrea del Sarto, Pontormo, Francesco Salviati e naturalmente Michelangelo”, recita la scheda.

La M sulla tela della Pieta attribuita a Michelangelo

 

“Naturalmente Michelangelo”, eppure la stima indicata oscilla tra i 2000 e i 3000 euro. Siamo in piena pandemia e - forse anche per questa ragione - la tela, ignorata, rimane invenduta. Improvvisamente, però, c’è chi mostra interesse per il quadro. Parte la trattativa con il proprietario, che prima si tira indietro e poi accetta.

 

La Soprintendenza di Milano, intanto, attraverso l’ufficio esportazione, dà l’ok per la libera circolazione di un oggetto d’arte come questo che ha più di settant’anni. Ma che, evidentemente, secondo il parere rilasciato, non rappresenta un bene di interesse culturale e non risulta storicamente significativo. Sull’attestato con l’intestazione del ministero della Cultura si legge che il dipinto, di autore “anonimo”, è databile al XVII secolo ed è in stato di conservazione “buono”; valore ritenuto congruo: 15 mila euro.

 

L’affare si chiude a 35 mila. E, nell’aprile del 2024, l’opera atterra in Belgio, a casa dell’attuale collezionista che scopre i due monogrammi e avvia le analisi tecnico-scientifiche.

 

michelangelo buonarroti

A Parigi, la società Arcanes, che si prende cura dei capolavori conservati nei principali musei di Francia, procede con il restauro. Mentre il Royal Institute for Cultural Heritage of Belgium (Kik-Irpa), tra i primi cinque del mondo in questo campo, rilascia i primi responsi. Il Carbonio 14 data la tela tra il 1520 e il 1580. Michelangelo muore nel 1564. […]

 

 L’esame dei pigmenti rileva l’uso dello smalto e di un blu utilizzato da tanti maestri del Rinascimento, presente ovviamente anche nella Cappella Sistina. […] Un indizio in più. “La presenza della cocciniglia messicana supporta una data intorno agli anni Quaranta del Cinquecento – ribatte Draguet – perché appare in Italia proprio nel corso di quella decade, importata dai Medici. Si ritrova anche nelle opere di Tiziano”.

 

Partendo da questi dati, lo storico dell’arte ha messo su un dossier di 600 pagine. Ma qui una premessa è necessaria. I dipinti non murali attendibili di Michelangelo si contano sulle dita di una mano. Sono: il Tondo Doni degli Uffizi, l’unico sicuro; il Tormento di Sant'Antonio del Kimbell Art Museum di Fort Worth, Texas, e poi il Seppellimento di Cristo e la Madonna Manchester, entrambi incompiuti ed esposti alla National Gallery di Londra. Tutti assegnati, comunque, alla fase giovanile del maestro del Rinascimento, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento.

Michelangelo Buonarroti - Il sogno - Londra Courtauld Gallery

 

Il quadro di Bruxelles, invece, sarebbe stato realizzato quarant’anni dopo. In soccorso dell’attribuzione, nel voluminoso studio di Draguet, sono arrivati i confronti con le sculture e i disegni autografi. “Ho usato gli strumenti della connoisseurship – precisa lui – Mi sono messo a osservare”. E sul suo laptop scrolla centinaia di dettagli.

 

“Le gambe e il piede del Cristo belga sono sovrapponibili a quelle del personaggio del Sogno, il carboncino del Courtauld Institute di Londra. Anche qui compare la sfera in una posizione simile. Le braccia rimandano alla figura in primo piano della sanguigna con il Baccanale dei putti della Royal Collection di Londra. Gesù come nuovo Dioniso. Ma, soprattutto, questo dipinto è un manifesto religioso: guardi qua”.

 

Ed ecco la Pietà disegnata e regalata a Vittoria Colonna, intorno al 1544. La copia facsimile dell’originale perduto si trova all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston. Il carteggio tra la poetessa marchesa di Pescara e l’artista è ben noto. Così come l’adesione di lei al circolo degli Spirituali di Viterbo, il gruppo religioso che intendeva riformare la chiesa sotto la guida del cardinale inglese Reginald Pole. Draguet ne è convinto: Michelangelo non aveva solo disegnato una Pietà in questo contesto, ma l’aveva anche dipinta.

Michelangelo Buonarroti - Pieta - disegno per Vittoria Colonna - Boston - Isabella Stewart Gardner Museum

 

 È questa. “Perciò la chiamo Pietà Spirituali: perché per me rappresenta il manifesto di quel movimento. Seppur monumentale come tutte le opere del genio, questo quadro va all’essenza: Gesù è un uomo in tutto e per tutto. Non ci sono i simboli della croce, non ci sono gli angeli a sostenerlo come nel disegno per Vittoria Colonna.

 

Qui si rappresenta il suo sacrificio e la Madonna che chiede al cielo la conferma della Resurrezione. Questo dipinto è il tassello mancante tra la Pietà Bandini e quella Rondanini, due sculture tarde che si avvicinano molto a questa tela”. Con la Controriforma e l’avvento del nuovo papa Paolo IV, l’opera sarebbe diventata “scandalosa”, secondo lo storico dell’arte: “È stata nascosta. Io credo dal cardinale Alessandro Farnese, vicino a Michelangelo”. […]

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