DONALD MESSO IN CROCE – ROSS DOUTHAT, AUTOREVOLEISSIMO OPINIONISTA CONSERVATORE DEL “NEW YORK TIMES”: “CI TROVIAMO DI FRONTE A UNA VERA E PROPRIA PROFANAZIONE E A UN SACRILEGIO, TRA MALEDIZIONI, MINACCE DI VIOLENZA E UN SARCASTICO ELOGIO DI ALLAH, E PROSEGUITA CON UN ATTACCO A LEONE FINO AD ARRIVARE A UN CONTENUTO GENERATO DALL’IA CHE LO RITRAE COME GESÙ CRISTO. L’OFFESA NON È SOLO CONTRO UN’IDENTITÀ RELIGIOSA O LA DIGNITÀ PAPALE. È UNA VIOLAZIONE DEL PRIMO E DEL SECONDO COMANDAMENTO, IN CUI LA PARTE OFFESA È DIO ONNIPOTENTE…”
Traduzione di un estratto dell’articolo Ross Douthat per il “New York Times”
Analizziamo l’ultima zuffa tra Chiesa e impero nel mondo, il conflitto aperto tra il presidente Donald Trump e papa Leo XIV, secondo tre cerchi concentrici, che ci conducono dalle realtà generali della politica cattolica alle intense specificità di questo caso.
A livello generale, non c’è nulla, in un conflitto tra un’autorità secolare e il pontefice romano, che dovrebbe spingere i cattolici a ricorrere ai sali per rinvenire. Nulla, nell’insegnamento cattolico, afferma che i papi siano immuni dall’errore in materia di politiche pubbliche, e il dato storico offre prove abbondanti del fatto che possano commettere errori profondi.
Di conseguenza, quando i papi si impegnano nella politica, non è empio che i politici dissentano da loro, e tali contrasti non sono intrinsecamente liberali, secolari o moderni. […]
Nell’attuale zona di controversia — le dispute che oppongono il papa o il Vaticano o cardinali di primo piano al conservatorismo nazionalista — i conservatori hanno spesso lamentele ragionevoli.
ROBERT FRANCIS PREVOST E PAPA FRANCESCO
La dottrina sociale cattolica, nella sua forma ideale, mette in discussione tanto la destra quanto la sinistra, ma è un equilibrio difficile da mantenere, e i leader della Chiesa tendono spesso a incalzare più duramente una parte, offrendo all’altra un atteggiamento di “accompagnamento”.
Sotto papa Giovanni Paolo II, i cattolici più liberal potevano ragionevolmente ritenere che il Vaticano accompagnasse più la destra che la sinistra; sotto papa Francesco, invece, la dinamica si è invertita.
[…] Leone ha riportato maggiore stabilità nella Chiesa anche semplicemente mostrando ai conservatori un volto più paterno e prendendo più sul serio le loro preoccupazioni riguardo al rito e alla chiarezza dottrinale, pur continuando a suonare note simili a quelle di Francesco quando affronta temi come l’immigrazione o il cambiamento climatico.
Di conseguenza, si è vista una netta separazione tra i cattolici di destra più attivi online, desiderosi di polemizzare costantemente contro il papato, e una platea conservatrice più ampia, soddisfatta di avere un papa che adotta toni progressisti purché non sembri intenzionato a sconvolgere la dottrina.
[…] Il Vaticano appare chiaramente più a suo agio nel collaborare con Emmanuel Macron o Biden piuttosto che con Trump o Marine Le Pen. Ma manca di uno spirito di comprensione quando si tratta di capire perché gran parte del suo stesso gregge preferisca i populisti.
PAPA LEONE - VEGLIA PER LA PACE
La carenza di chiarezza, invece, è un problema costante nella retorica ecclesiastica su temi che vanno dalla ricchezza e la povertà alla guerra e alla pace. […] Il risultato è che, così come i commenti papali sull’economia possono apparire non solo di sinistra ma anche evanescenti, la posizione sulla politica estera può scivolare verso un pacifismo disinvolto che non è fedele alla tradizione cattolica. E se si è, per esempio, un cattolico nominato al Pentagono, può essere del tutto ragionevole sollecitare il Vaticano a riconoscere che il potere militare, talvolta, può avere un ruolo pienamente morale.
Questi sono i punti generali che si potrebbero avanzare in difesa del dissenso cattolico conservatore nei confronti di Roma. Essi iniziano però a incrinarsi quando ci spostiamo nel secondo cerchio, quello del dibattito specifico sulla guerra in Iran, la questione che ha portato il conflitto tra la Chiesa e l’amministrazione Trump al punto di ebollizione.
Qui non è il papato a faticare con la concretezza; sono piuttosto le argomentazioni dell’amministrazione a vacillare, oscillare e dissolversi. Si possono trovare sostenitori di Trump lamentarsi del fatto che la condanna papale della guerra sia troppo ampia, o che i messaggeri […] siano troppo partigiani, o ancora che dal Vaticano non si senta abbastanza sulle malefatte del regime iraniano.
Ma queste critiche sono secondarie rispetto alla domanda centrale: la guerra è giusta oppure no? E l’amministrazione non ha fornito una giustificazione coerente e consistente della sua legittimità. Per esempio, si potrebbe sostenere che la guerra sia giusta perché mira a rimuovere un governo malvagio. Se non fosse che, al momento, Trump sostiene di non voler perseguire un cambio di regime, dichiarandosi disposto a un accordo che non obbligherebbe l’élite clericale a rinunciare al potere, né tantomeno ad affrontare la giustizia per i propri crimini.
pete hegseth e donald trump - guerra all iran
Oppure si potrebbe dire che la guerra sia giusta perché rappresenta un intervento limitato volto a prevenire una minaccia militare iraniana. Ma Trump e il suo segretario alla Difesa hanno ripetutamente evocato una campagna ben più ampia, con bombardamenti “riportanti all’età della pietra” e distruzione su scala civilizzazionale, scenari che nessuna teoria della guerra giusta potrebbe accettare.
[…] Le migliori ricostruzioni disponibili suggeriscono che l’amministrazione sia entrata in questo conflitto senza un obiettivo strategico chiaro né una giustificazione morale coerente, senza adeguata considerazione dei rischi in agguato — e nonostante l’opposizione del vicepresidente (cattolico) e i dubbi del segretario di Stato (anch’egli cattolico). […] è una situazione in cui il capo della Chiesa cattolica ha tutte le ragioni per dire: questa sembra una guerra ingiusta.
melania e donald trump con il coniglio pasquale 2026
E la risposta del presidente a tale critica — ed eccoci al cerchio più interno della vicenda — non rientra affatto in una normale dialettica tra Chiesa e Stato, tra papa e impero. Non è nemmeno una delle consuete anomalie trumpiane. Ci troviamo invece di fronte a una vera e propria profanazione e a un sacrilegio, in una sequenza iniziata con un post sui social la domenica di Pasqua, tra maledizioni, minacce di violenza e un sarcastico elogio di Allah, e proseguita con un attacco a Leone fino ad arrivare a un contenuto generato dall’intelligenza artificiale che lo ritrae come Gesù Cristo.
trump e la foto in cui si ritrae come gesù cristo
Nella misura in cui Trump gode di difensori cristiani, questi tendono a separare l’ultimo oltraggio dai precedenti, sostenendo che sia accettabile per il presidente usare un linguaggio blasfemo contro teocrati islamisti, legittimo polemizzare con il vescovo di Roma (che “non ha autorità in questo ambito americano…”), lasciando il meme di Trump come Cristo come unica vera offesa.
Ma il nodo centrale, da una prospettiva religiosa, […] è che esiste un filo coerente che collega le minacce blasfeme della domenica di Pasqua, l’invettiva contro il più celebre leader cristiano del mondo e la rappresentazione di sé come Seconda Persona della Trinità. L’offesa cumulativa non è contro un’identità religiosa o la dignità papale. È una violazione del primo e del secondo comandamento, in cui la parte offesa è Dio onnipotente.
Se si è un osservatore secolare, si può ritenere che la blasfemia sia un peccato privo di un oggetto reale, e che questa escalation conti soprattutto come indicatore dello stato mentale del presidente nel suo secondo mandato.
MEME donald trump PRESO A PUGNI DA papa leone xIV
Se invece si è credenti, allora l’intera carriera politica di Trump — il suo ruolo catalizzatore nella crisi del liberalismo, il suo passaggio dal potere all’esilio e di nuovo al potere — si colloca sotto il segno della provvidenza. In tal caso, la svolta verso la blasfemia presidenziale rappresenta un monito per i suoi sostenitori religiosi circa i possibili esiti della sua parabola e il pericolo spirituale di sostenerlo fino alla fine.
donald trump con il coniglio pasquale 2026
donald trump con il coniglio pasquale alle spalle foto lapresse
DONALD TRUMP RIPOSTA SU TRUTH IMMAGINE CHE LO RITRAE INSIEME A GESU

