milano cina

CINA A MISURA DUOMO - DOPO AVER PAPPATO L’INTER (E FORSE IL MILAN), LA CINA METTE NEL MIRINO UNIVERSITÀ E MODA - SONO 162 I GRUPPI CON SEDE A PECHINO CHE INVESTONO IN SOCIETÀ ITALIANE E SONO 435 LE NOSTRE IMPRESE PARTECIPATE DA SOCI CINESI, PER UN GIRO D'AFFARI DI 14,5 MILIARDI DI EURO E PER UN BACINO DI 26 MILA POSTI DI LAVORO

LA CINA E MILANOLA CINA E MILANO

Carola Frediani per la Stampa

 

La lunga marcia del capitalismo rosso ha segnato una tappa importante nel 2016. Gli investimenti in Europa da parte della Cina hanno infatti toccato la cifra stellare di 35 miliardi di euro, secondo i dati degli istituti di ricerca Rhodium Group e Mercator Institute for China Studies. Un balzo del 76% sull' anno precedente. Mentre le acquisizioni europee nel Paese del Dragone scendevano a 7,7 miliardi di euro. Qualcuno si è subito impensierito dello sbilanciamento.

 

A febbraio i ministri dell' Economia e dell' Industria di Germania, Francia e Italia hanno scritto una lettera alla Commissione europea, preoccupati dell' acquisto massiccio di industrie tecnologiche nazionali da parte di soggetti non europei e della mancanza di reciprocità.

 

LA CINA E MILANOLA CINA E MILANO

In sostanza, i ministri chiedevano di rivedere le regole per gli investimenti stranieri nell'Unione, in modo da poter porre delle condizioni, specie a fronte di Paesi che limitano a loro volta l'accesso degli investitori europei. Ogni riferimento alla Cina era ovviamente voluto. A guidare la levata di scudi è stata la Germania, che, nel 2016, si è ritrovata al centro dell' espansionismo economico-finanziario di Pechino. Ma anche il nostro Paese è visto con attenzione crescente dagli investitori cinesi.

 

«La Cina guarda sempre più all'estero e il trend è stato tale che nel 2015 ha addirittura investito nel mondo più di quanto abbia ricevuto», commenta a La Stampa Alberto Rossi, analista del CeSIF, Centro Studi per l'Impresa della Fondazione Italia-Cina. «In particolare è aumentato l' interesse verso l' Europa e, a partire dal 2012, anche verso l' Italia, con una crescita degli investimenti, da noi, del 30% annuo».

LA CINA E MILANOLA CINA E MILANO

 

Certo, soprattutto dal 2014 in avanti ci sono state alcune acquisizioni e partecipazioni importanti, che hanno fatto saltare le comparazioni statistiche con la loro mole, come quella di Pirelli da parte di ChinaChem, per oltre 7 miliardi di euro. Per cui oggi l'Italia figura addirittura come il terzo Paese europeo per investimenti cinesi complessivi, negli ultimi 16 anni, dopo Gran Bretagna e Germania.

 

Ma non c'è solo il caso macroscopico della Pirelli. Negli ultimi tempi ci sono state anche Ansaldo Energia, società industriale genovese partecipata per il 40 per cento da Shanghai Electric. O Krizia, storico marchio del made in Italy, acquistata dalla società di moda Shenzhen. E poi ancora, solo nel 2016, la modenese Oli Spa, leader nei motori a vibrazione (le cui applicazioni vanno dalle macchine contasoldi alle poltrone da massaggio) acquisita da Wolong.

CHEM CHINACHEM CHINA

 

O l'acquisizione della LFoundry, storica azienda abruzzese dell'elettronica, da parte del colosso dei semiconduttori di Shanghai Smic. Per concludere con l'interesse del Dragone verso il calcio, testimoniato dall' acquisizione di MP & Silva, società titolare dei diritti della Serie A e di altri sport all'estero. E dai casi di Inter e Milan. Il club nerazzurro è passato mesi fa sotto il controllo del gruppo Suning mentre l'acquisizione del Milan da parte del consorzio Sino Europe Sport è in ballo (e in forse) proprio in questi giorni.

 

fozza inda suning zhang jindong  3fozza inda suning zhang jindong 3

Andando però oltre i casi più eclatanti e guardando i dati emerge nettamente, negli ultimi anni, un interesse di fondo degli investitori per l' economia e il tessuto produttivo italiano.

Con tutti i dubbi su quali siano i modi migliori per gestirlo. Sono infatti 162 i gruppi con sede a Pechino che investono in società italiane.

 

E sono 435 le imprese tricolori partecipate da soci cinesi (incluso Hong Kong), per un giro d' affari di 14,5 miliardi di euro. E per un bacino di 26 mila posti di lavoro. Una fetta importante di questa realtà è concentrata in Lombardia che conquista il trofeo di Regione italiana più amata dai cinesi. «Il 45 per cento degli investimenti vanno lì, anche in ragione della sua internazionalizzazione», spiega ancora Rossi.

 

Le imprese lombarde partecipate da Cina e Hong Kong sono oggi 195 per oltre 10 mila occupati, secondo i dati del CeSIF- Reprint- PoliMi. Del resto, proprio in Lombardia, in provincia di Monza, a dicembre è stato inaugurato il nuovo centro all' ingrosso cinese di Agrate Brianza, un colosso di 50 mila metri quadrati, 400 negozi, 600 posti auto, già ribattezzato il più grande mercato d' Europa di prodotti orientali.

BERLUSCONI CINABERLUSCONI CINA

 

«C' è un interesse su Milano e sul suo dinamismo, dai settori produttivi alle università. E crescerà ancora di più se la città dovesse diventare anche sede dell' Agenzia europea del farmaco», commenta a La Stampa Andrea Goldstein, autore del libro «Capitalismo rosso. Gli investimenti cinesi in Italia» e managing director della società di consulenza Nomisma. «Finora gran parte degli investimenti non sono stati fatti per prendere fabbriche e conoscenze e portarle in Cina», sostiene Goldstein.

 

XI JINPINGXI JINPING

«Ma certo c' è una lotta fra Paesi su dove mantenere i centri decisionali e i quartier generali delle imprese». Fino a questo momento il capitalismo rosso ha puntato molto su energia, auto e agricoltura. In Italia anche in macchinari, macchine agricole, impiantistica. In futuro, secondo Goldstein, scommetterà su meccanica strumentale, moda e agroalimentare.

 

Ma anche sulle industrie creative e l' intrattenimento, secondo Francesca Spigarelli, direttrice del China Center dell' Università di Macerata, che però mette in guardia dai problemi legati al processo di integrazione successivo alle acquisizioni di aziende italiane. Come avvenuto nel caso della Benelli, la casa motociclista pesarese passata a un colosso cinese già nel 2005 e che non ha avuto da allora molta fortuna. Insomma, bisognerebbe guardare al medio termine. Nel lungo, se non saremo tutti morti, come diceva Keynes, potremmo essere comunque un po' più cinesi.

 

 

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...