manfredi catella e alessandro scandurra

“E’ SVILENTE LA SEMPLIFICAZIONE ARGOMENTATIVA DEI PM, NON BASTA DARE O RICEVERE UN INCARICO PERCHÉ CI SIA CORRUZIONE” – LE MOTIVAZIONI CON CUI I GIUDICI DEL RIESAME HANNO SMONTATO IL TEOREMA DELLA PROCURA DI MILANO NELL’INCHIESTA URBANISTICA CITTADINA ANNULLANDO L'ARRESTO DI ALESSANDRO SCANDURRA PER I SUOI RAPPORTI CON MANFREDI CATELLA: “NON CI SONO GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA. EMERGE UN QUADRO FATTUALE CONFUSO IN CUI NON VI È ALCUNA PROVA DEL PATTO CORRUTTIVO” – AL GIP VIENE RIMPROVERATO DI AVER “OMESSO DI CONSIDERARE LE RISULTANZE PROBATORIE..."

Alessandro Scandurra

Luigi Ferrarella per corriere.it - Estratti

 

«È svilente la semplificazione argomentativa» della Procura e del Gip di Milano nella inchiesta sull’urbanistica cittadina, e cioè la tesi per cui «sarebbe sufficiente l'esistenza di un pagamento e lo svolgimento della funzione pubblica in presunto conflitto di interessi per poter ritenere sussistente un accordo corruttivo».

 

È per mancanza di gravi indizi di colpevolezza sul reato di corruzione, e non per difetto di esigenze cautelari, che il Tribunale del Riesame di Milano lo scorso 12 agosto ha annullato il primo degli arresti operati dal gip Mattia Fiorentini, quello dell’architetto Alessandro Scandurra per i suoi rapporti professionali con lo sviluppatore immobiliare di Coima sgr, Manfredi Catella.

 

Lo si ricava dalle motivazioni depositate martedì mattina dalle giudici Pendino-Ghezzi-Papagno, per le quali «non si comprende sulla scorta di quali evidenze il gip abbia ritenuto che gli incarichi di progettazione siano stati affidati a Scandurra in ragione della sua funzione pubblica» di componente della Commissione Paesaggio del Comune di Milano, «e non dell'attività di libero professionista.

 

sala catella milano

A diverse conclusioni potrebbe giungersi laddove fosse stato dimostrato il patto corruttivo con Catella, «ma ciò non è avvenuto». Per il Tribunale del Riesame «emerge in definitiva un quadro fattuale confuso» delle indagini, «che non permette di apprezzare se Scandurra avesse concretamente polarizzato attorno a sé una cerchia di imprenditori risoluti a pagarlo per ottenere l'aggiudicazione di pareri favorevoli dalta Commissione per il Paesaggio».

 

Anche la fattura di 22.000 euro, che per il gip sarebbe stata falsa, alla luce dei documenti valorizzati dai difensori Giacomo Lunghini e Luciano Paris «non è affatto falsa ma riferita all'attività svolta da Scandurra per Coima

manfredi catella

 

(...) «Dunque, se queste sono le evidenze, non vi è alcuna prova del patto corruttivo. Scandurra - scrive il tribunale - ha partecipato alla "decisiva" seduta del 5.10.2023 della Commissione Paesaggio prima che il rapporto con Coima fosse formalizzato e in aderenza a quella che era la nuova disciplina del conflitto di interessi».

 

 

Il Tribunale del Riesame incrina anche l’altro caposaldo dell’indagine, e cioè la contestazione di falso sulle dichiarazioni delle qualità personali da parte dei professionisti che, nominati in Commissione Paesaggio del Comune di Milano, non si astenevano quando esaminavano progetti di costruttori con i quali avessero rapporti patrimoniali.

 

MANFREDI CATELLA

Le difese avevano sempre rimarcato il fatto che il Regolamento Edilizio Comunale, per quanto strano potesse sembrare, fino a giugno 2023 imponesse l’astensione soltanto sui progetti che gli architetti avessero direttamente realizzato, non anche sugli altri progetti di costruttori loro clienti.

 

(...) E comunque «non si evince da alcuna delle evidenze investigative che Scandurra fosse consapevole di un dovere di astensione di portata più ampia rispetto a quello previsto dal Regolamento Edilizio del Comune».

 

Più in generale al gip viene rimproverato di aver «omesso di considerare le risultanze probatorie nella loro dimensione dinamica, riproponendole acriticamente e connotandole di autoevidenza come dimostrano le chiose finali, comuni a tutti gli indagati ed ai rispettivi capi di incolpazione».

architetto Alessandro Scandurramanfredi catellaalessandro scandurraarchitetto Alessandro ScandurraI PROTAGONISTI DELL INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SULL URBANISTICA

Ultimi Dagoreport

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…

giorgia meloni nomine eni enel terna poste consob leonardo giuseppina di foggia paolo savona cladio desclazi cingolani del fante cattaneo

FLASH – CON LA SCUSA DELLA GUERRA, IL GOVERNO RINVIA LA DISCUSSIONE SULLE NOMINE NELLE PARTECIPATE! LA RIUNIONE TRA I DELEGATI DELLA MAGGIORANZA (LOLLOBRIGIDA-FAZZOLARI PER FDI, PAGANELLA-SALVINI PER LA LEGA E TAJANI-BARELLI PER FORZA ITALIA), PREVISTA PER OGGI, È STATA RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI - GLI ADDETTI AI LIVORI MALIGNANO: È UNA BUONA OCCASIONE PER POTER FARE UN BLITZ ALL’ULTIMO MINUTO. IL TEMPO STRINGE: LE ASSEMBLEE VANNO CONVOCATE 30 GIORNI PRIMA PER POTER PROCEDERE CON I RINNOVI…