emergenza clima

EMERGENZA CLIMA: ECCO GLI EFFETTI SULL'AGRICOLTURA ITALIANA - UNO STUDIO DELLA COLDIRETTI FOTOGRAFA UN PAESE SEMPRE PIU’ PAZZO A LIVELLO CLIMATICO CON IL LIVELLO DEL PO SCESO DI 3,5 METRI RISPETTO A UN ANNO FA: A PAGARNE LE SPESE È L’AGRICOLTURA, CON DANNI QUANTIFICATI A 1,5 MILIARDI DI EURO NEL 2018 – IN VENETO I CONTADINI OLTRE ALLE SECCHE DEVONO FRONTEGGIARE UN ALTRO PROBLEMA: L’ACQUA SALATA...

Francesca Santolini per la Stampa

EMERGENZA CLIMA

 

La pianura padana è la zona della penisola dove si concentra il 35 per cento della produzione agricola nazionale e dove si produce circa il 40 per cento del pil italiano. Tuttavia, negli ultimi mesi la sua principale riserva d’acqua, il bacino idrico del Po, si è ridotta drasticamente.

 

Mentre il Sud Italia è stretto nella morsa del gelo e bloccato da bufere di neve, al Nord scatta l’allarme siccità, con il livello del Po sotto di 3,5 metri rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti sullo stato di salute del più grande fiume italiano (a volerlo seguire per intero si percorrerebbero circa 652 chilometri). Una fotografia che racconta molto nitidamente delle anomalie climatiche che segnano i nostri tempi, con un’Italia alla rovescia e spaccata in due. Al nord non piove e non nevica dall’inizio dell’inverno, e gli effetti si fanno sentire con il ripetersi di incendi boschivi fuori stagione, mentre cresce l’allarme degli agricoltori per la mancanza di acqua necessaria a creare le riserve idriche per i prossimi mesi. La mancanza di precipitazioni rischia di compromettere colture come grano e mais, provocando danni enormi alla produzione agricola.

 

FIUME PO 3

Il Veneto ha quasi 1 milione di ettari coltivati, 80 mila imprese agricole, con circa 5 miliardi di euro di produzione agricola all’anno. Tuttavia il rigoglioso Nord est si trova alle prese con una terribile siccità: temperature massime più alte di 3 gradi e neanche una goccia di pioggia da molti mesi. Una drammatica crisi idrica che risale fino alla foce dei grandi fiumi.

 

Qui i contadini oltre alle secche devono fronteggiare un altro problema: l’acqua salata. Il basso livello delle falde ha favorito l’infiltrazione dell’Adriatico lungo le foci dei fiumi in secca, determinando l’aumento dei livelli di sale nell’acqua dolce (il limite di salinità dell’acqua per poter essere utilizzata per l’irrigazione si aggira intorno ai due grammi al litro).   Il fenomeno prende il nome di cuneo salino ed è uno dei problemi che fa più paura agli studiosi e agli agricoltori. Quali sono le cause? I motivi sono tanti: dall’abbassamento del canale di scorrimento del fiume, per il continuo prelievo di sabbia e pietrisco, agli stati di magra del Po, proprio come sta avvenendo in questi giorni, un fenomeno sempre più frequente a causa del cambiamento climatico.

 

FIUME PO SICCITA'

Nelle campagne del litorale veneto, i fiumi portano sempre meno acqua dolce nei campi, e così il cuneo salino rende inutilizzabile l’acqua per irrigare il terreno, causando ingenti perdite dei raccolti e danni enormi agli agricoltori. Con il cuneo salino la perdita del raccolto può arrivare fino al 100% perché il suolo salificato può distruggere completamente le colture, con il paradosso di avere terreni fertilissimi. Ma a rendere la situazione preoccupante è anche il livello dei laghi, con quello di Como che si trova sotto di 34 centimetri rispetto alla media storica, con un riempimento poco sopra il 23%, sottolinea la Coldiretti. La mancanza di precipitazioni e la siccità al Nord, è la conseguenza di un aumento delle temperature, con un 2018 che è stato lungo tutta la Penisola, secondo i dati del Cnr, il più caldo dal 1800 ad oggi, con una anomalia di +1.58°gradi sopra la media del periodo di riferimento (1971-2000). Con l’aumento medio delle temperature, l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma, l’alternarsi di siccità e gelate, sconvolgimenti stagionali, bombe d’acqua o addirittura uragani. Il risultato di questi eventi estremi è, tra le altre cose, un conto salatissimo che paga anche l’agricoltura: secondo la Coldiretti, ammontano a 1,5 miliardi di euro le perdite subite solo nel 2018. Il fatto che questa situazione costituisca ormai una conseguenza pressoché stabile dei cambiamenti climatici in corso, è testimoniato da diversi studi.

cambiamenti climatici

L’analisi dell’ agenzia regionale per la protezione dell’ambiente dell’Emilia Romagna (Arpae) conferma, in questo senso,  i dati delle Nazioni Unite e dell’Ispra: “Dal 1960 a oggi sul bacino del Po si osserva un aumento delle temperature medie annue di circa due gradi, che potrebbero arrivare a tre o quattro alla fine del secolo”. Al tempo stesso, rispetto a trent’anni fa le precipitazioni medie annue sono diminuite del 20 per cento. Inoltre, secondo uno studio del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), il cambiamento climatico gioca un ruolo determinante nel ridurre le riserve idriche del bacino, “il ciclo idrologico alterato provoca uno scioglimento anticipato dei nevai e le stagioni di coltivazione diventano più lunghe, facendo così crescere la domanda d’acqua e i prelievi: è un circolo vizioso”. È probabile, se non certo, quindi, che l’aumento delle temperature medie finirà, anche nei prossimi anni, per danneggiare i raccolti sia in termini di quantità sia di qualità, mentre la richiesta d’acqua sarà sempre maggiore.

 

In generale, infatti, gli esperti segnalano la difficoltà di poter garantire le stesse quantità d’acqua usate oggi per irrigare i campi, considerato che il cambiamento climatico, oltre a manifestarsi con fenomeni atmosferici violenti, comporterà una riduzione della disponibilità di acque superficiali, causando una riduzione delle risorse idriche complessivamente disponibili.

 

 

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…