filippo facci giuseppe conte fabrizio centofanti

“PIÙ CHE IGNOTI, RESTERANNO IGNARI (DEL VERBALE) I LETTORI DEI GIORNALI CHE HANNO RITENUTO DI NON FARNE ALCUNA MENZIONE” - FACCI COMMENTA LA DECISIONE DELLA PROCURA DI PERUGIA DI APRIRE UN FASCICOLO SULLA PUBBLICAZIONE (IN UN SUO ARTICOLO SU “LIBERO), DEL VERBALE DELL’INTERROGATORIO DI FABRIZIO CENTOFANTI CHE INGUAIA CONTE: “È UN REATO CHE VIENE COMPIUTO CONTINUAMENTE A PARTIRE PIÙ O MENO DALLA PRIMAVERA DEL 1992. MEGLIO TARDI CHE MAI” - “LA SECONDA NOTIZIA È NELLE APPARENTI CONTRADDIZIONI DEL COMUNICATO DI RAFFAELE CANTONE: SCRIVERE CHE ‘NON RISULTA CHE COPIA DEL VERBALE SIA MAI STATA RILASCIATA AD ALCUNO’ SIGNIFICHEREBBE AMMETTERE CHE LA PROCURA DI PERUGIA ABBIA DEI LADRI IN CASA. È COME DIRE…”

Filippo Facci per “Libero quotidiano”

 

filippo facci

La notizia è notevole e inaspettata - non per voi lettori, a cui non importa giustamente nulla, ma per noi addetti ai lavori - ed è tutta nelle parole di Raffaele Cantone, il capo della Procura di Perugia: «Questa mattina il quotidiano Libero ha pubblicato un articolo in cui erano riportati stralci di dichiarazioni rese da Fabrizio Centofanti in data 31 marzo 2021 a questo ufficio, pubblicando anche la foto della prima pagina del relativo verbale.

 

UNO STRALCIO DELL INTERROGATORIO A FABRIZIO CENTOFANTI

Siccome non risulta», ha aggiunto Cantone, «che copia del verbale sia mai stata rilasciata ad alcuno, si è ritenuto necessario iscrivere un fascicolo contro ignoti per rivelazione di notizie riservate per accertare se l'atto sia giunto legittimamente alla stampa». Lo rende noto la Procura di Perugia, come detto. Le notizie notevoli, a pensarci bene, sono più d'una.

 

fabrizio centofanti

La prima è che una procura italiana abbia aperto un fascicolo per violazione del segreto istruttorio, inosservanza sulla quale, paradossalmente, Libero potrebbe anche essere d'accordo: la pubblicazione di verbali d'indagine è un reato che viene compiuto continuamente a partire più o meno dalla primavera del 1992, e che ha avuto luogo talvolta quando l'atto non era a conoscenza delle parti, per dirla in gergo: è stato depositato direttamente in edicola.

 

Meglio tardi che mai, e pazienza se è accaduto a margine di una pubblicazione da parte di un quotidiano che al tempo, quando nacque la prassi, non era ancora stato fondato.

raffaele cantone foto di bacco

La seconda notizia è nelle apparenti contraddizioni del comunicato di Raffaele Cantone, capo della procura di Perugia e già presidente dell'autorità nazionale anticorruzione: scrivere infatti che «non risulta che copia del verbale sia mai stata rilasciata ad alcuno» e di seguito che «si è ritenuto necessario iscrivere un fascicolo contro ignoti» significherebbe ammettere che la Procura di Perugia abbia dei ladri in casa.

 

GLI ESTREMI

giuseppe conte fabrizio di marzio fabrizio centofanti

È come dire: non ho mai dato a nessuno la focaccia che ho nella credenza, ma poi ho visto che della gente la mangiava in strada: significa che qualcuno ha accesso alla mia credenza senza che io lo sappia, ergo ci sarebbe da indagare sul personale giudiziario che possa aver avuto accesso all'ufficio laddove le focacce, pardon i verbali, erano custoditi.

 

La terza contraddizione è nell'aver scritto, Cantone o chi per lui, che si è voluto «iscrivere un fascicolo contro ignoti per accertare se l'atto sia giunto legittimamente alla stampa»; dicasi, sempre in gergo, inversione dell'onore della prova: in genere si ipotizzano gli estremi di un reato e poi, nel caso, si apre un fascicolo e lo si iscrive nel registro vero, non si finge di averlo fatto iscrivendo un finto fascicolo a modello 44 o 45 e poi esaurendo in un comunicato tutta l'azione penale che si ha intenzione di svolgere, tanto per far vedere di aver reagito in qualche modo. Sia detto simpaticamente.

raffaele cantone firma la locandina dello spettacolo

 

Ciò detto, più che ignoti, resteranno ignari (del verbale) tutti i lettori dei giornali che hanno ritenuto di non farne alcuna menzione: evidentemente non conteneva grandi notizie, tanto che, per auto-consolazione, ne riproponiamo il contenuto con la scusa di riportare il comunicato della Procura di Perugia.

 

Il verbale risale al 30 marzo 2021 e riguarda l'interrogatorio di Fabrizio Centofanti. La questione fa riferimento a quando l'imprenditore era responsabile delle relazioni della spa Acqua Marcia, ex storica impresa che nel 2013 fu ammessa alle cosiddette procedure concordatarie che dovevano servire a evitarne il fallimento.

 

INTERROGATORIO

giuseppe conte fabrizio di marzio fabrizio centofanti 1

L'interrogatorio fu una conseguenza di quello dell'avvocato Piero Amara, che per primo parlò della «Loggia Ungheria» e che pure, per primo, in alcuni verbali serbati nel segreto istruttorio dal Fatto Quotidiano, aveva detto che Centofanti aveva dato un incarico da 400mila euro a Giuseppe Conte, ai tempi presidente del Consiglio: a suo dire doveva garantire alla società l'omologazione del concordato da parte del Tribunale fallimentare di Roma.

 

Quest' ultima «garanzia» non è stata dimostrata, l'incarico sì, per esempio nel verbale pubblicato ieri da Libero. Centofanti, da responsabile delle relazioni di Acquamarcia, ha confermato che «al professor Conte dovevo dare un incarico per la valutazione del rischio del contenzioso... Certamente gli ho dato un primo incarico per la controllata Acquamare. Ricordo che il piano complessivo era dare a Conte l'incarico di valutare tutto il rischio del contenzioso del gruppo».

 

PIERO AMARA

 Questo perché «Piero Amara me lo chiese», ha aggiunto Centofanti, «perché Conte era amico non ricordo esattamente di chi... Effettivamente, l'avvocato Piero Amara venne a parlarmi della nomina di Giuseppe Conte che io avevo già individuato in via autonoma». Insomma, Giuseppe Conte sembrava proprio predestinato a quell'incarico da 400mila euro, al quale non potè sottrarsi: «Nacque un rapporto di stima e cordialità, tanto che ci affidò l'organizzazione di alcuni convegni». Dare per avere. Giusto. Intanto a Perugia indagano.

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