"FASCISTA E UN PO’ SBORONE" - È COSÌ CHE VIENE DESCRITTO DAI SUOI VICINI DI CASA L’80ENNE INDAGATO PER AVER PARTECIPATO AI "SAFARI" DI UOMINI A SARAJEVO: TRA IL 1992 E IL 1995 SI SAREBBE APPOSTATO SULLE COLLINE VICINE ALLA CAPITALE DELLA BOSNIA-ERZEGOVINA PER SPARARE SUI CIVILI - L’ANZIANO, AUTOTRASPORTATORE IN PENSIONE, VIVE IN UNA CITTADINA IN PROVINCIA DI PORDENONE E, IN PASSATO, SI ERA VANTATO DEGLI ORRORI COMMESSI DURANTE I VIAGGI NEI BALCANI - ALL'EPOCA, L'INTELLIGENCE BOSNIACA AVVERTÌ IL SISMI (I SERVIZI SEGRETI ITALIANI) IN MERITO AI "TURISTI DELLA GUERRA" CHE PARTIVANO DA TRIESTE E CHE PAGAVANO I SERBI PER POTER SPARARE SUI CIVILI INERMI...
Estratto dell’articolo di Ilaria Carra per "la Repubblica"
«Nessuno le dirà nulla qui. O mi sbaglio? ». L'anziano signore nato, cresciuto e vissuto sempre in zona, passo incerto ma diritto, in effetti ha ragione. O meglio. In pochi in questa frazione di San Vito al Tagliamento acconsentono ad andare oltre lo «sgomento di leggere una notizia del genere. Faccio fatica a crederci». Piove, è grigio, la foschia non è la nebbia attesa da queste parti.
Da ore è noto che il primo presunto cecchino identificato tra gli italiani che sparavano per diletto o pagando contro i civili inermi nella Sarajevo sotto assedio del 92-96, indagato nell'inchiesta della procura di Milano, è un loro vicino di casa.
Primo effetto, incredulità. «No e possinul, no pol crodi». Ma proprio qui? Poi. Chi sarà? Alla fine si intuisce che tutti hanno capito in fretta di chi si tratti. Il signore anziano qualcosa la dice. «È un tipo molto burbero, lo conosco. Uno chiuso, che non dà confidenza, mai. Di idee di destra. E irascibile». Di lui si ricordano difatti le sfuriate al bar del suo circondario per macchine parcheggiate male vicino al cancello di casa.
Fino alla fine degli anni ‘90 ha lavorato nella principale ditta di smaltimento rifiuti industriali della zona, la Boz sas, faceva il camionista. «Non ha mai nascosto le sue idee di destra, fasciste. Un po' sborone, molto sulle sue rispetto agli altri autotrasportatori, ma girava solo in Friuli senza espatriare» lo ricordano i titolari, all'oscuro — dicono — delle sue denunciate gite sui Balcani nei weekend per sparare con gli ùstascia sui civili sotto assedio.
«Mi ha chiamato stamattina (ieri, ndr) "Sono venuti qui a casa, mi stanno tirando in mezzo in una cosa grossa, mi fanno morire"». La rotta balcanica del tiratore turistico a Sarajevo, nelle carte della procura, però porta a lui. «Ne traeva piacere dal fare il cecchino, non ha mai provato vergogna a raccontarlo, anzi ne è orgoglioso, l'ha fatto per parecchio tempo, partiva dopo il lavoro e tornava la domenica sera» dice una fonte dell'esposto, già sentita dagli investigatori.
[…] Sposato, moglie molto cattolica praticante, figli, di cui uno con un lavoro da professionista nelle istituzioni. In casa sua il Ros dei carabinieri nella perquisizione ha trovato sette armi, «cinque lunghe, due corte», regolarmente detenute.
Il signore indagato — lunedì convocato a Milano per essere interrogato dal procuratore capo Marcello Viola e dal pm Alessandro Gobbis, presto in viaggio a l'Aja per concentrare gli sforzi sull'indagine diventata internazionale — oggi ottantenne allora meno che cinquantenne, era-è un cacciatore. Come tanti qui. Ama, dicono, la caccia e la pesca, col guinness conteso solo a un altro concittadino di trote pescate nel laghetto "La terribile". […]
Non con la tenuta nera a girare vantandosi di quanto fatto nei Balcani, come si legge nell'esposto che ha dato il là alle indagini della procura milanese, sentendo i locali. Una descrizione personale, nelle dichiarazioni in procura dello scrittore Ezio Gavazzeni, prossimo a pubblicare un libro, e della cronista Marianna Maiorino, apparentemente diversa dalle descrizioni dei concittadini. Diverso è l'aspetto sul procedimento, sul quale gli inquirenti sono chiamati ad accertare le responsabilità dell'80enne. Con altri nomi già al vaglio, sulla linea Torino-Trieste.
«Sono qui da mezzo secolo, conosco tutti. E conosco la persona coinvolta, di cui non faccio il nome. Ma non ci credo, va al di là della mia capacità di comprendere. È una notizia che crea smarrimento». Don Luciano ha il rosario in mano e non concede altro, in questa piccola località nota per le sagre e la chiesetta di Santa Petronilla, negli anni '60 nascondiglio di armi e munizioni di Gladio. Smarrimento, protezione della comunità, incredulità. […]






