“FEMMINISTE, DA NON CONFONDERSI CON LE DONNE” – NEL SUO LIBRO GIUSEPPE CRUCIANI DEMOLISCE LA RUMOROSA MINORANZA PROFESSIONISTA DELL'INDIGNAZIONE, PER CUI ANCHE UN COMPLIMENTO O UNA BATTUTA E’ SESSISMO - "VEDONO IL PATRIARCATO OVUNQUE, ANCHE DOVE, NELLA MAGGIOR PARTE DELLE VOLTE, C'È SEMPLICEMENTE UN CRETINO" - "È MOLTO PIÙ GRATIFICANTE SENTIRSI UNA PARTIGIANA IN LOTTA CONTRO UNA STRUTTURA MILLENARIA, PIUTTOSTO CHE ACCETTARE LA TRISTE REALTÀ: SEI ANDATA A LETTO CON UN IDIOTA"
Dal “Libertà – Tutto Cruciani dalla A alla Z”, di Giuseppe Cruciani (Cairo Editore)
Femministe, o femminismo. Da non confondersi con le donne. Categoria piuttosto eterogenea. Mi limiterò quindi a occuparmi della rumorosa minoranza professionista dell'indignazione, convinta che qualsiasi accadimento verificatosi sulla Terra dopo l'invenzione della ruota sia riconducibile, direttamente o indirettamente, al dominio del maschio, altrimenti detto patriarcato.
Ruota compresa. Un complimento è sessismo, una battuta è sessismo, il silenzio è sessismo, un invito esplicito è sessismo, un mancato invito è sessismo. Per questa corrente di pensiero il maschio tossico si annida ovunque. Il patriarcato è diventato una particella elementare onnipresente e rilevabile solo ed esclusivamente da osservatori addestrati (da loro).
Il paradosso più grande è che questa minoranza militante sulla carta nasce per combattere gli stereotipi e le discriminazioni reali che esistono, per carità, ma finisce per subire una curiosa metamorfosi: nel tentativo di smantellare i vecchi dogmi, ne crea di nuovi. Cerca di eliminare i pregiudizi, tuttavia non fa che redistribuirli in modo più equo. Si impegna a liberare la donna da ogni etichetta, ma produce manuali di istruzioni per spiegare cosa si può dire, guardare, pensare, desiderare e perfino trovare divertente.
Il vero capolavoro sta però nell'incapacità di fare una distinzione fondamentale: questa tipologia di femministe vede il patriarcato ovunque, anche dove, nella maggior parte delle volte, c'è semplicemente un cretino. Una sfumatura cruciale. Un uomo che si comporta male non è necessariamente il braccio armato di una congiura maschile millenaria riunita nel Consiglio di Amministrazione del Maschio Eterosessuale.
Molto più banalmente, un imbecille resta un imbecille. Ma ammettere l'esistenza del cretino toglierebbe il brivido della rivoluzione. E molto più gratificante sentirsi una partigiana in lotta contro una struttura millenaria, piuttosto che accettare la triste realtà: sei andata a letto con un idiota. Insomma, hanno liberato la donna dalla prigione del focolare domestico per rinchiuderla in una spirale infinita di vittimismo permanente, dove ogni uomo è un potenziale criminale e ogni conversazione finisce sotto inchiesta.
La scrittrice Barbara Alberti, che molti giovani non conoscono ma che invece dovrebbero ascoltare con attenzione, ha descritto perfettamente questa mutazione genetica: «Le femministe ora badano solo al linguaggio. Se qualcuno dice "Che tette", scoppia l'inferno, quando magari a una donna fa piacere sentirselo dire».
A me queste frasi della Alberti fanno letteralmente arrapare, perché vengono dette da chi ha combattuto le battaglie vere delle femmine: «Ma come, ci hanno bruciato come streghe perché eravamo donne, e ora ci mettiamo ad accendere roghi?». Sublime. «Sembra che le femministe italiane perlopiù si attacchino molto alle parole e stiano sempre col fucile puntato, cercando più che altro lo scandaletto quotidiano. Se il femminismo è questo, torniamo al maschilismo.» Barbara, ti amo.
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