esplosioni belgorod

IL FRONTE “SEGRETO” DELLA GUERRA SI TROVA IN RUSSIA! CONTINUANO LE ESPLOSIONI NELLA REGIONE DI BELGOROD CHE, DOPO I RIPETUTI EPISODI AVVENUTI FRA APRILE E MAGGIO, SI RITROVA DI NUOVO AL CENTRO DEL CONFLITTO. IMPORTANTE POLO LOGISTICO DELL’ARMATA, DA GIORNI LA ZONA È COLPITA DA INCENDI ED ESPLOSIONI. GLI UCRAINI NON RIVENDICANO, MA SOSTENGONO SIA IL “KARMA”

Andrea Marinelli e Guido Olimpio per corriere.it

 

esplosioni belgorod

Il fronte «segreto» della guerra continua a bruciare. Dopo i ripetuti episodi avvenuti fra aprile e maggio, quando erano stati colpiti fra le altre cose un deposito petrolifero della Rosneft e alcune installazioni militari, la regione russa di Belgorod si ritrova di nuovo al centro del conflitto, una guerra di ombre in cui a volte il colpevole è invisibile come un fantasma, altre reale come un raid militare. Importante polo logistico per l’Armata al confine ucraino, la regione è stata colpita ieri da nuove esplosioni che le agenzie di stampa moscovite hanno rapidamente attribuito a raffiche di missili ucraini.

 

esplosioni belgorod

Non meno rilevante quanto avvenuto sempre sabato: una sparatoria in un poligono della zona, con 11 morti e 15 feriti. Secondo fonti ufficiali due elementi, originari di una ex repubblica sovietica, hanno aperto il fuoco su un gruppo di riservisti e sono stati poi stati neutralizzati dal tiro di risposta. La Tass ha parlato di «azione terroristica» da parte di infiltrati mentre un’altra ricostruzione aveva ipotizzato l’azione di una coppia di soldati. In ogni caso un evento drammatico che conferma l’insicurezza del settore, segnato da colpi reali e avvolto dalla «nebbia di guerra».

 

 

ESPLOSIONE A BELGOROD

Gli attacchi — come sempre non rivendicati da Kiev — avrebbero causato morti e feriti in tutta la regione, centrando una linea ferroviaria nei pressi di Novyi Oskol, a un centinaio di chilometri dal confine, che è stata sospesa per tutta la giornata, e un deposito di munizioni a Oktyabrsky, a 8 chilometri dalla frontiera ucraina. «Le linee elettriche sono state danneggiate, i treni temporaneamente sospesi», ha comunicato via Telegram il governatore regionale di Belgorod Vyacheslav Gladkov. Le autorità russe sostengono che i missili siano stati sparati da oltre confine, lasciando intendere l’uso di artiglieria a lungo raggio o dei missili Tochka di cui gli ucraini hanno tuttavia disponibilità limitata, ma anche dei droni kamikaze. Almeno un missile, sostiene inoltre il governatore Gladkov, sarebbe stato abbattuto dalle difese aeree.

 

Altre esplosioni si sarebbero verificate nella tarda serata di ieri, una particolarmente forte alla centrale termica Luch che, secondo testimonianze non confermate dai media russi, avrebbe lasciato al buio parte della regione. Una serie di incendi ed esplosioni apparentemente «inspiegabili» si susseguono però da giorni: soltanto venerdì, Gladkov aveva accusato gli ucraini di aver colpito un condominio di 16 piani nella città di Belgorod, a 39 chilometri dal confine, senza tuttavia causare vittime. Secondo le autorità ucraine, invece, quell’esplosione sarebbe stata dovuta a un missile russo fuori controllo.

 

attacco a belgorod, in russia 64

«I russi hanno lanciato un missile verso Kharkiv, ma qualcosa non ha funzionato e ha colpito un condominio di Belgorod», ha affermato su Twitter il più fidato consigliere del presidente Zelensky, Mykhailo Podolyak. «Ci sarà un’inchiesta, o una condanna? No, a Putin non importa se uccide ucraini o russi. La propaganda troverà rapidamente una finta spiegazione». Questa dichiarazione segue le impronte di quelle rilasciate nel tempo dai funzionari ucraini, che non hanno mai confermato le proprie responsabilità appellandosi invece al «karma» per spiegare i tanti incidenti oltre confine.

 

Nel tempo, video e testimonianze hanno tuttavia confermato che diversi attacchi sarebbero avvenuti con droni kamikaze, con missioni dietro le linee affidate alle forze speciali e con elicotteri d’assalto Mi-24, che volando a bassa quota hanno centrato gli obiettivi e sono rientrati. Nel tempo sono stati danneggiati basi militari, villaggi, depositi di munizioni o petroliferi, ponti, linee ferroviarie, infrastrutture: Mosca ha reagito in modo diverso a seconda delle situazioni, a volte ha incassato il colpo, altre ha accusato il nemico, altre ancora ha negato o ha ipotizzato la casualità.

attacco a belgorod, in russia 66

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…