fulvio abbate frida kahlo

KAHLO L’ASCIA - FULVIO ABBATE DEMOLISCE IL SANTINO HIPSTER DI FRIDA KAHLO: “E’ UNA SCIMMIA PITTRICE STENTATA, VOLENTEROSA, POSTER VIVENTE DI SE STESSA, DALLA MEDIOCRE MANO, INCAPACE TUTTAVIA DI RAGGIUNGERE IL POZZO PROFONDO ARTESIANO DELLE COSE - NON C’È FEMMINISTA MODELLO STANDARD CHE NON PENSI A FRIDA COME SANTA LAICA GUERRIERA PRIVILEGIATA…”

Fulvio Abbate per http://www.linkiesta.it

 

FULVIO ABBATE

Oh, Frida, povera Frida, scimmia pittrice stentata, volenterosa, poster vivente di se stessa, lì sull’altare della grazia glamour, tuttavia perfetta per tutte le annate “Vogue” o “Vanity Fair” del mondo.

 

Tagliamo subito la testa al toro dell’equivoco, anzi, tagliamo subito la testa alla presunzione della nostra scimmia pittrice d’essere artista degna d’antologia, d’altari, d’appartenere alla vera borsa, al fixing dell’arte che può dirsi davvero tale...

 

Oh, modesta Frida, che precipiti la sua testa da pitecantropo sdraiato, nido di cacatua e ara, la sua testa che innalzava fiori carnivori e poi, su tutto, quel monociglio sempre più scimmiesco, come una divinità grottesca del Messico più infiammato, crocifisso ai propri colori acuminati, pigmento di morte.

frida kahlo

 

Dai, ripetiamolo ancora una volta, fu Frida Kahlo una assai modesta, inesistente pittrice, dalla mediocre mano, una stentata studentessa d’accademia mancata, lì a contemplare e ritrarre se stessa, incapace tuttavia di raggiungere il pozzo profondo artesiano delle cose, forse perfino la botola del dolore che si fa icona, anzi, “veronica”, vera-immagine, reliquia del proprio soma sfregiato dal destino.

 

Il fatto che Madonna o Lady Gaga, o le ragazze che aspirano a danzare nude tra i parei, come negli spot della compagnia delle Indie, con tutte a brindare lì sotto gli spinnaker, possano apprezzarla, perfino ritenendola una sorta di Picasso, anzi, una Picassa dalla vagina in fronte, amuleto della dolente grazia aggressiva femminile, nulla toglie, anzi, non la assolve dalla sua modestia, tecnica, poetica, pittorica.

 

fulvio abbate

Mi dirai: eppure la sua vita custodisce un proprio vangelo di sangue e mestruo, custodisce una cristologia femminile, una spina dorsale spezzata, metafora di una corsa, un cammino interrotti... Frida e la sua colonna vertebrale offesa, ferita, e così mostrata sulle tele come tempio puntellato dai chiodi di una impossibile resurrezione medica, croce verticale, supplizio, anchilosi perenne, il letto come luogo di tortura, come orizzonte... E qui, d’istinto, chissà perché, vengono in mente le parole di un poeta, Majakovskij, caro anche ai coniugi Rivera, quando costui diceva: “Aiuto, sono crocifisso al foglio con i chiodi delle parole”.

 

frida kahlo

I chiodi, così sia, già, i chiodi di Frida, lei davanti all’abbraccio paterno del suo Diego Rivera, sorta di padre adottivo, amante ingombrante, moloch della pittura muralistica di un Messico pagano sempre in rivolta, così quando l’arte riteneva di dover andare verso i muri del mondo, dovesse innalzarsi sulle palizzate dell’agit-prop, anzi, i muri del popolo, così da mostrare se stessa alle masse, indicando loro il cammino per l’ennesima rivoluzione, così sotto la luce di Marx e Lenin, e forse anche di Trotskij. E infine di Stalin, se è vero che dopo un’infatuazione trotskista Frida e Diego si inginocchieranno davanti al Martello di Dio sovietico, ma questa è già un’altra meschina storia.

 

fulvio abbate compagno

Ecco che l’album fotografico e insieme pittorico di famiglia la mostra accanto al Gigante Diego, ma lei, Frida, essattamente Frida, manterrà comunque, ora e sempre, una cifra intimistica, facendo di se stessa, del proprio volto, del proprio mezzobusto

un San Sebastiano al femminile, Frida martire trafitta dalle frecce del proprio mestruo mancato, Frida con un busto a stringerle il ventre come un cilicio, anima esterna di gesso e metallo, un busto, un copetto da trasformare esso stesso in opera, come fosse una tela da decorare, magari ora con la grande falce martello della luminosa e insieme oscura fede comunista ora con i chiodi di un destino che la costringe a vedere il mondo dalla prospettiva orizzontale del letto.

 

frida kahlo

A proposito di fede comunista, Frida e Diego blandiranno Trotskij, comporranno infine insieme a lui e ad André Breton alcuni comandamenti del Surrealismo, dove sogno e rivoluzione brillano nel medesimo domicilio ideologico.

 

Ma forse c’è anche qualcosa di più, scabrosi dettagli delle singole autobiografie: se andiamo infatti a cercare negli album fotografici del fondatore dell’Armata Rossa, profeta ormai sconfitto e disarmato in esilio a Coyoacán, la sua casa-fortilizio, tra i cactus e l’agave di Città del Messico, ci sarà modo di trovare uno scatto domenicale dove Frida e Diego figurano, impettiti, accanto al vecchio Leone e alla moglie Natalia, peccato che, a guardar bene, il volto di lei, proprio il volto di Frida, è stato sfigurato da una punta acuminata di lapis, esatto, qualcuno si è accanito con astio pervicace proprio sul volto della nostra modesta eroina pittrice.

 

frida kahlo

Intendiamoci, Trotskij, lo ha raccontato il suo segretario Jean van Heijenoort, era un invasato di fica, lo era anche nei momenti in cui, braccato dai sicari di Stalin, gli stessi che alla fine riusciranno perfino a conficcargli una piccozza nel cervello, avrebbe dovuto pensare ad altro, alla sua IV Internzionale, metti, anche in quei momenti, tuttavia Lev Davidovic, mai veniva abbandonato dal pensiero della grazia femminile, così anche la vulva di Frida verrà sfiorata dai baffi e dal pizzetto del teorico della rivoluzione permanente... Ma forse mi sono perso un po’ per strada, sarà proprio Natalia, la compagna d’esilio del rivoluzionario, a sgraffiare, a sfigurare con la punta dell’astio e del risentimento il volto della dirimpettaia, dell’ospite Frida, la scimmia adulatrice.

frida kahlo

 

Già, il volto di Frida: il monociglio, gli abiti etnici, quasi a voler rendere omaggio alla grande anima tessile messicana, i fiori conficcati nella crocchia, come aureola strappata alla giungla dello Yucatàn, un volto in sé già perfetto per farsi icona,

santino, orecchino, màndala, lanterna magica di una femminilità irripetibile, mutilata, perturbante, la nudità sotto la porpora, l’eros della scimmia incarnata nell’umano. Non c’è femminista modello standard che non pensi a Frida come santa laica guerriera privilegiata, che non la immagini in armi nella sua trincea ora da Nostra Signora di Guadalupe ora da Grimilde, sì, nei loro occhi c’è Frida che interroga lo specchio delle sue brame...

 

frida new york 1939

Cosa supplicava allo specchio del destino la nostra, la loro Frida? Forse, innanzitutto un miracolo che facesse volare via i chiodi del San Sebastiano al femminile, la vulva anch’essa dolente sotto il minuscolo panneggio che ne ricopre i fianchi e il bacino, i chiodi che avrebbero dovuto fissare alla terra messicana la sua colonna vertebrale, e ancora che il letto, il letto-altare- offertorio di Frida potesse trasformarsi in un astro volante, se non proprio tappeto, un vettore che la portasse nell’altrove della diagnosi clinica, del comunismo, del suo Diego, padre-amante- figlio-marito-mostro; si narra che per partecipare a una vernice, come fosse stata Cristo immobile nella sua teca quaresimale, Frida ebbe modo di farsi trasportare lontano da casa con tutto il suo letto di dolore, con lei, Frida, lì compiaciuta, come fosse già composta nella primavera della sua camera mortuaria, pronta per il sepolcro, per un obitorio multicolore, se è vero che nella cultura messicana perfino i teschi hanno vita nel quotidiano che attende la morte, e intanto battono le nacchere dei propri denti, proprio loro, le “calaveras”, come mostra il nume iconico della pittura che accompagna la rivoluzione di un Emiliano Zapata e di un Pancho Villa, Josè Guadalupe Posada. Povera Frida, lì nel suo letto, come ghirlanda vivente, come origami, come scimmia baffuta e insieme Ecce Homo, Ecce Mulier, lì a mostrare il proprio martirio, e quanta magnificenza in quel mondociglio, nel trucco, ne le rose ad adornare i capelli, ma anche, per contrasto, quanta miseria

frida in satin 1939

espressiva, quanta pochezza nella sua pittura.

 

Lo abbiamo detto una modesta, una stentatissima naïf, una dilettante un po’ presuntuosa, soprattutto quando ritrae il proprio medico curante, trasfigurandone la fototessera in fototessera, senza che mai si compia il miracolo del realismo magico. Mi dirai: ma anche il Doganiere Rousseau era un modesto pittore, o no?

 

Certo, che sbagliate, il Doganiere custodiva dentro di sé gli acidi visionari che permettono di accedere al dominio di una flora ed una fauna fantastiche, le tele di Frida, nel migliore dei casi, innalzano sui muri di un Messico da emporio una mancata tavola sinottica di ortopedia, ulna, radio, acetabolo, astragalo, vertebra, e qui fa ritorno a noi nuovamente Majovskij, lui che immaginava un “flauto di vertebre”, peccato che il flauto di Frida mostri un suono di canzone poco più che folkloristica, di un folklore modesto, che non ha mai conquistato la C delle grandi maiuscole poetiche, peccato per lei, peccato per chi continua, ingenuamente, a ritenerla immensa nella sua luce dolente e insieme propria di un fiore carnivoro da glamour ormai hipster.

frida con olmeca 1939FRIDA KAHLO MATIZfrida kahlo monocigliofrida kahlofrida a cena 1941frida con foulard 1939frida a new york 1946frida e nick 1941frida mostra in california

Ultimi Dagoreport

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?

malago galliani calcagno ulivieri

DAGOREPORT - NELLA CORSA ELETTORALE PER LA PRESIDENZA FIGC, L’ASSOCALCIATORI (AIC) E L’ASSOALLENATORI (AIAC) SONO PRONTE A SCARICARE MALAGÒ, CANDIDATO DELLA LEGA A, PER ACCODARSI A BEPPE MAROTTA E SOSTENERE IL SENATORE FORZISTA ADRIANO GALLIANI - COME GIUSTIFICHERANNO IL REPENTINO VOLTAFACCIA AI LORO STESSI ASSOCIATI? L’AIC DI UMBERTO CALCAGNO NELLA STORIA RECENTE È STATA SOSTENITRICE DELLE DECISIONI DELLA SERIE A, COME L’ASSOALLENATORI DI RENZO ULIVIERI CHE LO SCORSO LUNEDÌ AVEVA DICHIARATO: “LA NOSTRA IDEA RESTA QUELLA DI ESSERE AL FIANCO DELLA LEGA DI SERIE A. ASPETTEREMO DUNQUE QUELLO CHE DECIDERANNO LORO” - L’ASSOCALCIATORI DEVE FRONTEGGIARE UN CRESCENTE NUMERO DI OPPOSITORI INTERNI CHE DANNO BATTAGLIA SUL FONDO DI FINE CARRIERA: “DOVE SONO I NOSTRI SOLDI?” - L’ASSOALLENATORI E' IN PIENA LOTTA DI SUCCESSIONE PER IL POST-ULIVIERI...

edouard philippe melenchon le pen hollande glucksmann

DAGOREPORT! LO SPETTRO DEL BALLOTTAGGIO LE PEN-MELENCHON AGITA LA FRANCIA (E L’EUROPA) – PER QUESTO LA BORGHESIA PARIGINA È IN SOMMOVIMENTO, COME L’EX PRESIDENTE, FRANCOIS HOLLANDE. IL VISPO “BUDINO SCOPAIOLO” NON AVREBBE INTENZIONE DI SCENDERE DIRETTAMENTE IN CAMPO, MA STA LAVORANDO COME “EMINENZA GRICIA”: AVREBBE GIÀ INCONTRATO IL RIFORMISTA GLUCKSMANN, PER CERCARE DI CONVINCERLO A TROVARE UN’INTESA CON IL CENTRISTA EDOUARD PHILIPPE – L’IDEA E’ QUELLA DI LANCIARE PER LA CORSA ALL’ELISEO PHILIPPE, EX PREMIER MACRONIANO, ESPERTO E MOLTO POPOLARE NEL PAESE CON GLUCKSMANN CHE FAREBBE IL PREMIER. OBIETTIVO: EVITARE LA TRAGEDIA DI UN BALLOTTAGGIO LE PEN-MÉLENCHON, ARRIVARE AL SECONDO TURNO E GIOCARSELA CONTRO LA ZARINA SOVRANISTA. CE LA FARANNO I NOSTRI EROI?

meloni tajani crosetto garavaglia giorgetti salvini conte

DAGOREPORT - NON SOLO SALVINI MA ANCHE I COSIDDETTI ''RIBELLI LEGHISTI'' APPARTENGONO ALL'IMMORTALE COMMEDIA ITALIANA: SCALPITANO, BRIGANO, ANNUNCIANO, MA NEL MOMENTO DELLA VERITÀ SI DIMOSTRANO SEMPRE I MEJO “CAGHETTA” DELLA PADANIA - IL CONGRESSO STRAORDINARIO DELLA LEGA, CHE HA MANTENUTO AL VERTICE IL MALCONCIO SALVINI, È L’ULTIMO, LAMPANTE ESEMPIO - TUTTO IL CORAGGIO DI GIORGETTI E' STATO QUELLO DI MANDARE ALLO SBARAGLIO IL FIDO GARAVAGLIA: SE FEDRIGA NON SI E' NEMMENO PRESENTATO (SCUSA CRESIMA DEL FIGLIO), QUEL CUOR DI CONIGLIO DI ZAIA SI E' LIMITATO A FARE CIAO-CIAO CON LA MANINA: COSI', GARAVAGLIA SI E' RITROVATO AL FIANCO SOLO FONTANA (E ROMEO) – LA SPARATA ANTI-UCRAINA DI SALVINI (“DIRÒ STOP ALLE ARMI A KIEV”) DEFLAGHERA' NEL PROSSIMO CDM CHE DOVRA' DARE IL VIA AL PACCHETTO DI AIUTI A ZELENSKY DI 4 MILIARDI, FERMI DA GIUGNO – SUL RIPETUTO NO DI SALVINI, LA MELONI NICCHIA, MENTRE TAJANI PREME PER VOTARLA - TANTA FIBRILLAZIONE, PUR ESSENDO L'ITALIA IN FONDO ALLA CLASSICA DEI CONTRIBUTORI EUROPEI DI AIUTI ALL'UCRAINA, LA SVELO' CROSETTO IN UN'INTERVISTA ALLA BBC: "LA MAGGIORANZA DELL'OPINIONE PUBBLICA ITALIANA E' CONTRARIA A SOSTENERE L'UCRAINA" - E MICA SOLO A DESTRA: SE IL M5S DI CONTE DA SEMPRE SBERTUCCIA I "CESSI D'ORO" DI ZELENSKY, ANCHE PER IL 70% DEGLI ELETTORI DEL PD SERPEGGIA UNA FORTE INSOFFERENZA (EUFEMISMO) PER LE SORTI DELLA DISGRAZIATA UCRAINA... - VIDEO

julianne moore tilman fertitta

FLASH – L’AMBASCIATORE AMERICANO IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, HA SCAPOCCIATO CON I VERTICI DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA: IL MILIARDARIO, AMICO PERSONALE E FINANZIATORE DI TRUMP, SOGNAVA DI INCONTRARE LA DIVA JULIANNE MOORE, NELLA CAPITALE PER PARTECIPARE AL FESTIVAL. LA GRANDE ATTRICE SI È RIFIUTATA, ESSENDO UN’ANTI-TRUMPIANA DI FERRO – FERTITTA SE LA SAREBBE PRESA DIRETTAMENTE CON L’INCOLPEVOLE SALVO NASTASI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CINEMA PER ROMA, CHE AVREBBE DOVUTO ORGANIZZARE, SECONDO FERTITTA, UN’IMBOSCATA ALL'ATTRICE PREMIO OSCAR…