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LA CHIAMAVANO IMPUNITA’ - UN GIOCATORE DI FOOTBALL DELL'UNIVERSITÀ DI STANFORD NEGLI USA ABUSA DI UNA RAGAZZA E VIENE ASSOLTO: PER ESPELLERE I COLPEVOLI SERVE IL SI’ DI 4 MEMBRI SU 5 DELLA COMMISSIONE (IN QUESTO CASO SOLO TRE HANNO DATO RAGIONE ALLA RAGAZZA) - ACCUSE AL "SISTEMA STANFORD": PROTEGGE GLI STUDENTI STUPRATORI

STANFORD PROTESTA 3STANFORD PROTESTA 3

Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”

 

Una studentessa di Stanford denuncia di essere stata stuprata da un giocatore di football dell' università. Pensando che sia più traumatico rivolgersi alla polizia, la ragazza si presenta alla commissione interna che - come accade in molti college - può esaminare i casi di violenza sessuale ed espellere i colpevoli.

 

Tre su cinque membri della commissione - professori, funzionari e studenti - danno ragione alla ragazza: la maggioranza. In altre scuole sarebbe sufficiente per l' espulsione, a Stanford no: servivano 4 voti su 5. E così lui rimane nella squadra di football e lei se ne va.

 

STANFORD FOOTBALLSTANFORD FOOTBALL

E' uno dei casi di violenza sessuale avvenuti negli ultimi anni a Stanford che vengono raccontati, per lo più in forma anonima, in un lungo articolo del New York Times . Il quotidiano critica le procedure dell' ateneo californiano e nota che, se prima del 2010 il sistema che disciplinava chi copiava e chi stuprava era in pratica lo stesso, in seguito le cose sono migliorate, ma è un po' strano che dal 2014 su 13 colpevoli solo uno sia stato espulso.

 

Il caso più noto è quello di Brock Turner, nuotatore che ha abusato di una ragazza priva di sensi dietro un cassonetto: colto in flagrante da altri studenti, si è ritirato dall' università; ma poi ha fatto scalpore l' indulgenza del giudice penale (ex studente di Stanford) che lo ha condannato a sei mesi di carcere (e ne ha scontati solo tre).

 

STANFORDSTANFORD

Storie come queste, insieme con un rapporto governativo secondo cui una ragazza su 5 subisce violenze sessuali al college, hanno avuto un forte impatto sull' opinione pubblica, al punto da spingere il presidente Obama a intervenire e il dipartimento dell' Istruzione a mettere sotto inchiesta decine di università.

 

Il tema è entrato nella riflessione culturale, dalla letteratura alla televisione. Donna Tartt nel suo romanzo Dio di Illusioni ritrae il lato oscuro - tra droghe, alcol, incesti e omicidi - del mondo idillico degli studenti di greco antico in un college liberal del Vermont. In una puntata della serie tv Newsroom, una ragazza che denuncia di essere stata violentata ha creato anche un sito web nel quale gli uomini possono essere denunciati anonimamente di stupro, il che apre il dibattito sui diritti degli accusati.

 

Si è molto parlato poi di cosa costituisca violenza: la California è stata il primo stato ad approvare una legge, nota come Sì vuol dire sì, che stabilisce che occorre un consenso esplicito perché l' atto sessuale non sia violenza (e chi è ubriaco non può darlo).

 

Lena Dunham ha raccontato nel suo libro Non sono quel tipo di ragazza la confusione in cui da studentessa, dopo aver fumato e bevuto, si era portata in camera un uomo e aveva fatto sesso. Il giornalista Ezra Klein ha osservato - in un articolo intitolato "Sì vuol dire sì" è una legge terribile ma io la appoggio - che etichettare gli uomini come stupratori in situazioni veramente ambigue è una probabile ma necessaria conseguenza della legge.

 

Anche se Stanford dice di adottare questa regola, la situazione resta ingarbugliata.

Non è l' unico college ad essere stato accusato di sacrificare le vite degli studenti pur di non danneggiare l' immagine (o le squadre sportive). E' successo, tra gli altri, a Dartmouth, Harvard, Yale e Princeton. Molti hanno promesso riforme.

 

STANFORD UNIVERSITYSTANFORD UNIVERSITY

Stanford ha appena cambiato procedura: anziché 4 voti su 5, ora la presunta vittima ha bisogno del verdetto unanime di tre commissari. Secondo alcuni professori non basta. In una lettera aperta scrivono: La vittima non dovrebbe aver bisogno di convincere tre persone, mentre all' accusato ne basta una. Non è equo.

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