TOGHE ROTTE – IL PRESIDENTE DELLA BANCA COOPERATIVA DELLA BRIANZA: “CONOSCO ROBLEDO, OPERAZIONE LIMPIDA E TRASPARENTE” – MA DA GENNAIO 2009 ERA SCATTATO L’OBBLIGO LEGISLATIVO DI AFFIDARE I SOLDI SEQUESTRATI AL “FUG”

Gianni Santucci per il "Corriere della Sera"

 

CAMERA ARDENTE DI GERARDO DAMBROSIO ALFREDO ROBLEDO CAMERA ARDENTE DI GERARDO DAMBROSIO ALFREDO ROBLEDO

«Il dottor Robledo lo conosciamo da quando era pretore qui a Desio. Ormai le preture non esistono più... figuriamoci quanto tempo è passato. Poi ci siamo persi di vista».

 

Poco prima delle 15 di ieri, il ragionier Annibale Colombo risponde al telefono dalla sua villa di Carate Brianza, pochi chilometri a Nord di Monza. È lo storico presidente della Banca del credito cooperativo di Carate, istituto radicatissimo nel tessuto economico della Brianza; un territorio in cui, a suo modo, il ragionier Colombo è un’autorità. È proprio la Bcc di Carate ad aver ricevuto in deposito la somma milionaria che nel 2009 il procuratore aggiunto Alfredo Robledo aveva sequestrato a quattro grandi banche internazionali, accusate di aver truffato il Comune di Milano con la vendita di «derivati».

 

Palazzo di Giustizia a MilanoPalazzo di Giustizia a Milano

 La gestione di quella somma è ora al centro dell’«accusa» in base alla quale il capo della procura milanese, Edmondo Bruti Liberati, ha «cacciato» Robledo dal dipartimento che indaga su corruzione e malaffare. Vista dai vertici della banca di Carate, la gestione di quel denaro sequestrato fu del tutto lineare: «Figuriamoci — sorride e spiega con tono cordiale Annibale Colombo — è stata un’operazione fatta in accordo e sotto la piena direzione della Procura. Diciamo che non può esistere operazione più limpida e trasparente di quella».

 

Il cuore della questione, che dopo mesi di scontro ha portato alla resa dei conti nella procura di Milano, ruota intorno alle tre lettere, «Fug», che sono l’acronimo del «Fondo unico giustizia». È il «contenitore» al quale, dall’inizio del 2009, vanno affidati tutti i fondi sequestrati dalla magistratura. Robledo è accusato dal suo capo di non aver seguito la procedura. «Se c’era un divieto di affidare a noi i depositi... beh, questo proprio non lo so», spiega il presidente della Bcc di Carate.

EDMONDO BRUTI LIBERATI EDMONDO BRUTI LIBERATI

 

E allora, come andò l’operazione? Annibale Colombo ricorda: «Venimmo contattati dalla Procura di Milano, che ci chiese se eravamo interessati. Ci fu qualche incontro tra gli incaricati della Procura e i nostri dirigenti per definire le modalità. Sono operazioni che si fanno spesso, le Procure interpellano diversi istituti di credito. Le liquidità vengono depositate e restano a disposizione dell’autorità giudiziaria. Due anni fa il deposito è stato estinto, abbiamo restituito le somme e basta. Così è andata».

 

Il presidente della Bcc di Carate non ricorda quale fu il tasso di interesse riconosciuto all’epoca per i fondi vincolati della Procura. Ma è proprio intorno a quel rendimento, secondo alcune indiscrezioni, che potrebbe ruotare la difesa di Robledo. A breve dovrebbe arrivare al Csm la replica del magistrato (qualcuno non esclude che possa presentare anche una denuncia per difendere la propria «onorabilità»).

ANNIBALE COLOMBOANNIBALE COLOMBO

 

Prima di parlare di interessi, bisogna però cercare di individuare la somma depositata. Il sequestro iniziale fu di 460 milioni di euro; Bruti, nella sua ricostruzione, lo fissa in 170 milioni; alla fine, comunque, scese progressivamente fino a 90. Ecco, se (come sembra) la banca di Carate assicurò un tasso dell’1,5 per cento, gli interessi maturati in due anni dovrebbero aggirarsi tra i 2 e i 3 milioni. Il «guadagno», quale che sia, venne poi girato al «Fug» nel 2012.

 

Bisogna inoltre ricordare che nel 2009 il «Fug» poteva garantire un interesse dello 0,8 per cento (poi salito fino a 3,4 nel 2012 e sceso a 2,7 nel 2013), quindi inferiore a quello della Bcc. Stando a questi conteggi, le indiscrezioni sulla difesa di Robledo giustificherebbero l’operazione con la banca brianzola proprio per i maggiori introiti assicurati allo Stato. In ogni caso, resta un’incongruenza, perché dal gennaio 2009 era scattato l’obbligo legislativo di affidare i soldi sequestrati al «Fug».

 

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