ernest hemingway

HEMINGWAY’S SECRETS – BREVE CATALOGO DI ANEDDOTI TRA LEGGENDA E REALTÀ SUL GRANDE SCRITTORE AMERICANO: FRANCIS SCOTT FITZGERALD GLI CHIESE DI ESAMINARE IL SUO PENE, DOPO CHE LA MOGLIE ZELDA LO AVEVA GIUDICATO “TROPPO PICCOLO”. E HEMINGWAY LO RASSICURO’: “VAI BENISSIMO COSÌ” – CONSIDERAVA L’ACQUISTO DI CHAMPAGNE “IL MODO MIGLIORE DI SPENDERE I SOLDI” E UNA VOLTA, UBRIACO, DORMÌ IN COMPAGNIA DI UN ORSO – RISCRISSE 39 VOLTE IL FINALE DI “ADDIO ALLE ARMI”, COLLABORÒ CON IL KGB CON IL NOME IN CODICE “ARGO” E, NEGLI ULTIMI ANNI DI VITA, FU SORVEGLIATO DALL’FBI...

Estratto dell’articolo da www.huffingtonpost.it

 

Ernest Hemingway

Ernest Hemingway ci ha lasciato il 2 luglio del 1961. Ecco alcuni eventi misteriosi che riguardano la vita dello scrittore, tratti da vecchie interviste e dai suoi racconti personali.

 

1. Si dice che Hemingway, una volta, abbia dormito ubriaco, in compagnia di un orso.

L’ex scrittrice e giornalista del New Yorker, Lillian Ross, pubblicò un profilo dettagliato di Hemingway, nel 1950. Nell’articolo, racconta di aver parlato con lui degli orsi dello zoo del Bronx, mentre erano in un bar.

 

A questo punto, la scrittrice inserisce una digressione riguardante il rapporto di Hemingway con gli animali e scrive: “Una volta, in Montana, visse con un orso, dormendoci insieme, ubriacandosi con lui. Erano buoni amici” […]

 

2. F. Scott Fitzgerald fece giudicare ad Hemingway “l’adeguatezza” del suo pene.

ZELDA E SCOTT FITZGERALD

Nel suo “Festa mobile” (sul periodo parigino degli anni ’20), è riportato un lungo scambio con l’autore de “Il grande Gatsby”, Fitzgerald.

 

Stando alle parole di Hemingway, Fitzgerald gli avrebbe confessato che la moglie, Zelda, avesse da ridire sulle dimensioni del suo pene, giudicandolo troppo piccolo. Le parole esatte sarebbero state: “Ha detto che è una questione di misure”.

 

A questo punto, Hemingway avrebbe detto all’amico di seguirlo in bagno e, dopo attenta valutazione, avrebbe esclamato: “Vai benissimo così, non c’è nulla di sbagliato in te”. Avrebbe poi continuato a rassicurare Fitzgerald dicendo: “Se ti guardi dall’alto, ti vedi solo di scorcio. Prova ad andare al Louvre e osserva le statue. Poi vai a casa e guardati allo specchio, di profilo”.

 

3. Secondo Hemingway il modo migliore per spendere soldi era comprare champagne.

Hemingway Martini cocktail

Nel profilo dello scrittore pubblicato nel ’50 sul New Yorker, Hemingway confessò di sentirsi frustrato ogni volta che i suoi commensali lasciavano il tavolo senza aver finito la bottiglia di champagne.

 

“Quella mezza bottiglia di champagne avanzata è un pericolo per l’uomo. Dobbiamo sederci di nuovo”, riporta Ross sul New Yorker. Si dice che mentre versava da bere, abbia detto: “Se avessi i soldi, non riuscirei a pensare a un modo migliore per spenderli”.

 

4. Il KGB gli propose di diventare una spia, e lui accettò.

Ernest Hemingway

Secondo una storia riportata dal Guardian nel 2009, il nome in codice di Hemingway era “Argo”, nel periodo in cui collaborava con il KGB. L’articolo racconta di una pubblicazione dell’università di Yale, intitolata “Spies: the rise and fall of the KGB in America” (Spie: ascesa e declino del KGB in America), dove era riportata la notizia che Hemingway sarebbe stato un membro operativo del KGB in America, durante gli anni di Stalin a Mosca.

 

Secondo la documentazione rinvenuta, Hemingway fu assoldato nel 1941, perché disposto a collaborare, ma non avrebbe mai fornito informazioni utili. [...]

 

5. Negli ultimi anni della sua vita venne sorvegliato dall’FBI.

Ernest Hemingway

Il biografo e amico di Hemingway, A.E. Hotchner, scrisse un articolo sul New York Times nel 2011, affermando che Hemingway trascorse i suoi ultimi giorni tormentato dalla paranoia, convinto che l’FBI lo stesse seguendo. A quanto pare il suo sospetto era fondato.

 

“E’ un inferno, il peggior incubo possibile. Ci stanno spiando. Ecco perché usiamo la macchina di Duke. Nella mia ci sono delle microspie. Sono ovunque. Non posso usare il telefono, le mie lettere vengono intercettate”. Hotchner cita le parole di Hemingway, che avrebbe confessato queste cose poco dopo il suo 60° compleanno. Nell’articolo Hotchner riporta anche di aver pensato che Hemingway stesse per impazzire, perché continuava a parlare di telefoni sotto controllo e intercettazioni postali.

 

Hotchner fu scioccato quanto l’FBI pubblicò il suo file su Hemingway, dopo una petizione sulla libertà di informazione. Nel documento si ammetteva che Hemingway era stato messo nella lista dei “sorvegliati speciali” da J. Edgar Hoover, nel 1940. “Negli anni, gli agenti avevano archiviato diversi documenti su di lui e messo sotto controllo i suoi telefoni”. [...]

 

6. Hemingway credeva che non andare a caccia poteva rivelarsi “particolarmente pericoloso”.

Ernest Hemingway

Nel suo profilo del New Yorker, Ross racconta quello che accadde quando si permise d’insinuare che la caccia era un’attività inutile:

 

Hemingway mi guardò a lungo, con uno sguardo di rimprovero, e disse: “Figliola, devi capire che anche una caccia non ricca è sempre meglio di nulla” Per lui, era assolutamente necessario andare a caccia più volte durante l’anno. “Se smetti di andarci per troppo tempo, non ti avvicini mai a loro. E questo potrebbe davvero essere pericoloso”. Un leggero colpo di tosse lo interruppe, poi disse: “Alla fine, finisci col chiuderti in una stanza, senza più muoverti”.

 

7. Sembra che James Joyce amasse le risse da bar e che lasciasse ad Hemingway l’onore di “battere” l’avversario di turno.

Ernest Hemingway

Kenneth Schuyler Lynn riporta una citazione, nel suo libro “Hemingway”, riguardante le sue serate in compagnia di James Joyce.

 

“Uscivamo a bere e Joyce si ritrovava sempre in qualche rissa. Non riusciva neanche a guardare l’avversario e diceva sempre: “Pensaci tu, Hemingway, Pensaci tu”.

 

8. Secondo Heminway, le sue palpebre erano troppo sottili, tanto da costringerlo a svegliarsi sempre alle prime luci dell’alba.

Anche questa notizia viene dal profilo del New Yorker, dove la Ross scrive “Si sveglia sempre all’alba perché, a quanto dice, le sue palpebre sono troppo sottili e rendono gli occhi sensibili alla luce”.

 

Hemingway avrebbe poi detto: “Ho visto ogni alba della mia vita, sono quasi cento anni. Mi sveglio e la mia mente inizia a fabbricare parole. Devo liberarmene, dirle ad alta voce o scriverle”.

 

9. Il suo conteggio quotidiano delle parole era riportato su un pezzo di cartone appeso al muro.

Ernest Hemingway

Il giornalista Americano George Plimpton intervistò Hemingway in un bar di Madrid, nel maggio del 1954. Plimpton scrive:

 

“Annota tutti i suoi progressi quotidiani su un grande pezzo di cartone da imballaggio, appeso al muro sotto il naso di una gazzella imbalsamata. I numeri riportano la produzione giornaliera di parole, si va dal 450, 575, 462, 1250 e di nuovo 512. Le cifre più alte le considera “lavoro extra” così da non sentirsi in colpa se passa il giorno successivo a pescare”.

 

10. La fine di “Addio alle armi” fu riscritta 39 volte.

ernest hemingway addio alle armi

Sempre in quel bar di Madrid, nel ’54, Hemingway avrebbe detto a Plimpton di aver riscritto il finale di una delle sue opere più celebri. Il giornalista gli chiese quante volte era solito ritornare sui propri passi e lo scrittore rispose: “Dipende, ho scritto l’ultima pagina di Addio alla Armi 39 volte, prima di esserne soddisfatto”.

 

Il giornalista quindi domandò: “C’era qualche problema tecnico, cosa la faceva esitare?” Hemingway replicò “Si tratta di trovare le parole giuste”.

 

11. Ecco come Hemingway desiderava passare i suoi ultimi anni.

 

Dal profilo del New Yorker, è riportata una descrizione dello stesso Hemingway, su come desiderava trascorrere i suoi ultimi anni.

 

“Da vecchio, voglio poter essere un uomo saggio senza scocciare troppo”, fece una pausa mentre il cameriere gli porgeva il suo piatto di asparagi e carciofi e gli versava il Tavel. Hemingway assaggiò il vino e fece un cenno col capo.

 

Ernest Hemingway

“Mi piacerebbe vedere nuove battaglie, cavalli, balletti, dame, toreri, pittori, aeroplani, figli di puttana, personaggi da bar, grandi puttane internazionali, ristoranti, fiumi di vino, cinegiornali, e non dover mai doverci scrivere una riga a riguardo”, disse. “Vorrei scrivere tantissime lettere ai miei amici e ricevere le loro risposte. Vorrei essere capace di fare l’amore fino a ottantacinque anni, come Clemenceau.

 

E non voglio essere come Bernie Baruch. Non mi siederò sulle panchine al parco, ma potrei andarci a sfamare i piccioni, di tanto in tanto. E non avrei neanche la barba lunga, sarei solo un vecchio che non somiglia a Shaw”.

 

Fece una pausa, accarezzandosi la barba col dorso della mano. Si guardò intorno con aria pensierosa: “Non ho mai incontrato Shaw. Non sono mai stato alle cascate del Niagara. Farei una bella gara di trotto, si è bravi solo dopo i 75 anni. Quando sarà finita, sarò il più bel cadavere dai tempi di Pretty Boy Floyd. Solo gli stupidi pensano a salvarsi l’anima.

 

Ernest Hemingway

Chi diavolo ci penserebbe mai? È un nostro dovere perdere l’anima con intelligenza, venderla come si venderebbe un’opinione da difendere. E cercare di renderla l’opinione più cara che sia mai stata venduta. Non è difficile morire”.

 

Aprì la bocca e rise, prima senza fiato, poi rumorosamente. “Basta preoccupazioni, basta pensieri”, disse. Con le dita prese un lungo asparago e lo guardò senza grande entusiasmo. “Solo un uomo davvero bravo può riuscire a trovare un senso nella morte”, concluse.

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