jimi hendrix niccolo paganini

QUEL DIAVOLO DI PAGANINI – JIMI HENDRIX CERCAVA DI IMITARE IL GRANDE VIOLINISTA. MA GLI ECCESSI DEL CHITARRISTA ERANO CANONICI PER UN ROCKER DEGLI ANNI ’60, NON ERA UN VERO SELVAGGIO DEL ROCK – PAGANINI INVECE SÌ: A VENEZIA FU VISTO PIÙ VOLTE SUONARE AL BUIO TRA LE TOMBE E IN PUNTO DI MORTE FU MALEDETTO DAL VESCOVO DI NIZZA

Paolo Madeddu per il “Corriere della Sera”

 

hendrix

«Paganini? Ah sì, il più grande violinista di sempre. Oh, è davvero un bel complimento». Già nel 1968 Hendrix commentava il paragone col violinista. Sul piano del virtuosismo ci può stare, ma forse in quanto a divismo la vera star era il genovese.

 

Gli eccessi del chitarrista rientrano tra quelli di un rocker anni 60: il suo nome non è mai nelle liste dei selvaggi del rock. Distrusse delle auto, ma perché si vergognava di portare gli occhiali. Fu fermato dalla polizia due volte: una perché non reggeva l' alcol e stava dando di matto in un hotel della quieta Göteborg. L' altra in Canada in un' imboscata della polizia: dopo 4 ore e un controllo tossicologico fu rilasciato. Non era certo estraneo alle sostanze illecite, ma in fondo fu un lecitissimo medicinale a ucciderlo, un sonnifero in dose da mammut.

 

JIMI HENDRIX 3

Per Paganini il medicinale preferito era l' oppio, consigliato dai medici, che avevano fatto scempio di un fisico già minato. Anche lui fu arrestato, ma per «ratto e seduzione di minore». Dopo qualche giorno di prigionia risarcì il padre della vittima. Spendeva cifre enormi in donne e gioco d' azzardo: «Appena ho potuto, ho iniziato a godermi la vita», ammise impenitente.

 

Paganini

Hendrix non imita Paganini in uno dei cliché di molte rockstar: quello diabolico. Certe voci forse erano esagerate, ma a Venezia fu visto più volte suonare al buio tra le tombe, e il suo pezzo forte si chiamava Le streghe. In punto di morte fu maledetto dal vescovo di Nizza, che gli negò funerale e sepoltura in cimitero. «Mi rincresce che ovunque si propaghi l' opinione ch' io abbia il Diavolo addosso», disse.

 

Però il poeta tedesco Henrich Heine testimonia: «Sul palco apparve una figura scura che pareva sorta dall' inferno. Mentre suonava il suo strumento le lunghe braccia quasi toccavano terra mentre sciorinava al pubblico i suoi inchini incredibili. Un vampiro col violino, o un morto uscito dalla tomba».

 

PAGANINI

In effetti, da bambino fu dato per morto dopo un morbillo violentissimo; prima della sepoltura, nel sudario ebbe un piccolo sussulto che lo salvò. E forse a causa della sindrome di Marfan suonava in pose abnormi, col violino tenuto in basso, staccato dal corpo, le dita piegate innaturalmente come prive di ossa.

 

In comune i due hanno avuto il furore dell' esecuzione, il rapporto voluttuoso con lo strumento, la voglia di stupire. Paganini non suonava coi denti né bruciò il violino (figurarsi, il cannone Guarneri) ma ne spezzava le corde per scatenarsi in melodie complesse su una sola. A volte con due dita intonava una melodia e con le altre la accompagnava, dando la sensazione di un trio d' archi.

JIMI HENDRIX

 

Spesso l' orchestra si fermava per applaudire. Hendrix richiamava il pubblico e fu il più pagato a Woodstock (dove intimidito dalla folla, volle suonare il lunedì mattina davanti ai pochi rimasti) ma per alcuni suoi colleghi il cachet era maggiore (Bob Dylan all' Isola di Wight prese il triplo).

 

PAGANINI

Paganini non aveva rivali: a 20 anni prendeva 200 lire a sera. Un musicista medio ne prendeva 15. Altra affinità, l' ascendente sulle donne. Nel caso di Hendrix, funzionava soprattutto con le bianche. Non era amato dagli afroamericani, le radio di black music non lo suonavano. «Dicono che faccio musica da bianchi con i bianchi e per i bianchi», diceva. In ogni caso, pare che Paganini come seduttore gli fosse superiore.

 

Mary Shelley spiegava: «Sentirlo mi provoca isteria pura, una delizia in modalità che non so esprimere». Lui cercava di deliziarle anche di persona. Hendrix per contro manteneva un certo rispetto: si arrabbiò molto quando la sua etichetta mise delle donne nude sulla copertina di un suo disco. Più che Hendrix, di fatto, la Paganinimania anticipa i deliri per Elvis e Beatles.

 

jimi hendrix

Dopo il suo passaggio nelle capitali europee si vendevano cappelli, scarpe alla Paganini. A Vienna, persino bistecche alla Paganini. Così il critico Ludwig Rellstab descrisse un concerto del 1829 a Berlino: «Le signore si sporsero dalla galleria, gli uomini montarono sulle sedie per vederlo e invocarlo. Non ho mai visto i berlinesi comportarsi così».

 

A quasi 50 anni dalla morte di Hendrix continuano a uscire sue registrazioni. Al contrario, molte composizioni di Paganini ci sono ignote. Quelle cui teneva di più non le trascrisse per evitare che altri le eseguissero. E con ciò possiamo stabilire chi sia stato più rockstar.

Hendrix sul fianco by Loic Benjami e Jimi jpegAndre Benjamin in All is By My Side JIMI HENDRIX GIOVANE jimi Hendrix e Lauren Bacall

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…