RELITTI UMANI – SEMPRE PIÙ NAVI PIENE DI PROFUGHI VENGONO INDIRIZZATE VERSO LE COSTE ITALIANE E ABBANDONATE A SE STESSE DAGLI SCAFISTI – SALIRCI COSTA 5-7MILA DOLLARI E CHI LE ORGANIZZA CI GUADAGNA ANCHE 2 MILIONI A NAVE – LE IMBARCAZIONI VENGONO COMPRATE A 250MILA DOLLARI

1.”Cargo Ezadeen a Corigliano, concluso lo sbarco: 360 migranti a bordo”

da “Ansa.it

 

Si sono concluse stamani, nel porto di Corigliano Calabro, le operazioni di sbarco dei migranti siriani dal mercantile Ezadeen, soccorso giovedì pomeriggio al largo della costa calabrese dopo che l'equipaggio aveva abbandonato i comandi.

 traghetto in fiamme norman atlantic 11 traghetto in fiamme norman atlantic 11

Complessivamente sono giunte 360 persone, tra le quali 232 uomini, 54 donne e 74 minori, 8 dei quali da affidare perché non accompagnati da adulti. Questi ultimi 8 sono stati temporaneamente affidati alle cure di una casa famiglia di Corigliano in attesa di decidere dove trasferirli. Le condizioni dei migranti sono complessivamente buone, tant'è che non sono stati necessari ricoveri in ospedale.

Una volta a terra i migranti sono stati rifocillati e visitati dai medici del 118. Dalle prime indicazioni e dallo stato complessivo delle persone che erano a bordo,le forze dell'ordine ritengono che la nave abbia viaggiato per pochi giorni prima di essere intercettata al largo della Calabria. Dopo lo sbarco, i migranti sono stati trasferiti in centri di accoglienza di varie regioni. Le operazioni sono state coordinate dalla Prefettura di Cosenza

norman atlantic operazione di salvataggio 9norman atlantic operazione di salvataggio 9

 

 

 

2. Migliaia di profughi su vecchie navi cargo lanciate verso l’Italia”

di Fabio Tonacci per “la Repubblica

 

Comprano vecchi mercantili di 80 metri da qualche armatore greco o turco, li riempiono con migliaia di profughi siriani e li lanciano verso le coste italiane. I cargo senza equipaggio Ezadeen ( salvato ieri e condotto verso le coste calabresi) e Blue Sky M( arrivato a Gallipoli a Capodanno con 793 siriani e 4 scafisti poi arrestati), sono solo gli ultimi due casi. Nessuno al timone, il pilota automatico programmato per andare sempre dritto alla velocità di 10 nodi, senza mai rallentare né virare. E quando entrano nelle acque italiane quello che succede, succede.

 

Recupero dei migranti in Sicilia Recupero dei migranti in Sicilia

«Tentativi di omicidio plurimo », li definisce l’ammiraglio Giovanni Pettorino, commentando il nuovo, folle, sistema con cui gli scafisti organizzano i viaggi sulla rotta Turchia-Mar Egeo-Italia. Non più carrette del mare o gommoni, ma vere navi. Sessanta, settanta, ottanta metri. Cargo rugginosi senza comandante, come l’ Ezadeen appunto, battente bandiera della Sierra Leone. È stato fatto approdare ieri notte nel porto di Corigliano Calabro dopo l’intervento degli uomini della Capitaneria che si sono calati da un elicottero dell’Aeronautica coi verricelli per riprenderne il controllo. A bordo 450 immigrati, tra cui molte donne e bambini. E nessuno che somigliasse a un timoniere, o avesse idea di come manovrare una nave di quelle dimensioni.

 

Lo stesso copione seguito dal Blue Sky M, 81 metri per 3.400 tonnellate, intercettato a largo di Corfù e fatto attraccare a Gallipoli il 31 dicembre insieme al suo “carico”: 793 siriani e afgani. Oppure dal Merkur 1, 75 metri di lunghezza per 2.500 tonnellate, abbordato da una motovedetta il 20 dicembre scorso a 110 miglia a est di Pozzallo. Trasportava 800 profughi. E prima ancora, dal Tiss, 317 migranti, la cui navigazione senza controllo verso la Sicilia è stata frenata dai militari della Marina il 16 ottobre a largo di Capo Passero. Dal 28 settembre (il primo caso, un mercantile senza codice navale, giunto a Crotone con più di 340 clandestini) ad oggi ne sono stati già intercettati e soccorsi 15, di cui 13 dagli italiani e 2 dalle autorità greche. In media ognuno porta 500 migranti, quindi in tutto fanno almeno 7.500 arrivi in poco più di tre mesi.

Migranti attendono di essere identificati Migranti attendono di essere identificati

 

«Sono abbandonati senza governo — spiega ancora Pettorino, l’uomo che ha gestito dal comando generale della Guardia Costiera l’emergenza delle Norman Atlantic — gli scafisti impostano il pilota automatico poi scappano con i gommoni oppure si mescolano tra i profughi. Sono un pericolo per chi è a bordo e per chi naviga, perché rischiano anche di schiantarsi con altre imbarcazioni ». Un nuovo sistema criminale, dunque. Se possibile ancor più irresponsabile e remunerativo per i trafficanti di esseri umani.

 

Migranti su un barcone a cab e a caac d a bef Migranti su un barcone a cab e a caac d a bef

Ogni posto sui mercantili, infatti, costa dai 5.000 ai 7.000 dollari. I cargo acquistati sono quasi in disarmo, in pessime condizioni, e non costano più di 250.000 dollari. Tornando all’ultimo esempio: con un viaggio come quello della Ezadeen, 450 migranti, si incassano 2 milioni e 250mila dollari, a voler star bassi. Tolto il prezzo della nave, che sarà perduta e finirà sotto sequestro per mesi a ingombrare qualche banchina italiana, nelle tasche degli scafisti rimangono 2 milioni. Un guadagno così elevato da spingere le organizzazioni (per le quali si ipotizza una “regia” unica, in Turchia), a uscire allo scoperto. Si fanno pubblicità sui social network, con offerte speciali da villaggio vacanze: se si imbarcano due genitori, il figlio ha il viaggio in omaggio.

 

Le navi partono tutte dal porto turco di Mersin, non lontano dalla frontiera con la Siria. Lungo il confine ci sono campi che accolgono 1,5 milioni di profughi fuggiti dalla guerra e dalle atrocità dell’Is. «Sono medici, ex militari, professionisti — spiegano fonti del Viminale — hanno buone possibilità economiche, quindi possono scegliere i mercantili perché li ritengono più sicuri rispetto ai barconi».

 

Migranti su un barcone aae bdd b faf fd c bc Migranti su un barcone aae bdd b faf fd c bc

Le autorità turche non sembrano affannarsi troppo per impedire le partenze, così come quelle greche non intervengono se non in casi di estrema necessità quando transitano davanti alle loro coste nel mar Egeo. Prima di entrare nell’area di soccorso sotto la giurisdizione italiana, a circa 180 miglia marine dal porto di Pozzallo, lo scafista, “qualificato” perché deve per forza avere dimestichezza con navi di quella stazza, innesta il pilota automatico. Qualcuno lancia l’Sos al telefono, e le condizioni descritte sono sempre le stesse: niente equipaggio, nave alla deriva, centinaia di persone a bordo, tanti bambini e donne. Tocca alla Guardia Costiera e alla Marina intervenire, per evitare la strage.

 

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