SOLO IN UNA SOCIETÀ PRIVA DI RISPETTO VERSO IL PROSSIMO, PUÒ ESSERE ACCETTABILE IL GHOSTING – LEGGETE LA SAPIENTE LEZIONE DI VITA DI BYUNG-CHUL HAN, FILOSOFO DI ORIGINE COREANA CHE CRITICA DURAMENTE I NARCISISTI INCAPACI DI "PERCEPIRE" IL PROSSIMO: "OGGI NON PORGIAMO ALCUN RIGUARDO ALL'ALTRO CHE VIENE PERCEPITO O COME UN OGGETTO PER SODDISFARE BISOGNI O COME UN OSTACOLO CHE BLOCCA OBIETTIVI. LE ENERGIE SONO RIVOLTE VERSO IL PROPRIO EGO E, L’INCAPACITÀ DI COSTRUIRE LEGAMI PROFONDI, METTE IN EVIDENZA UNA MANCANZA DI RESPONSABILITÀ CHE COINCIDE CON LA MANCANZA DI RISPETTO. NEI FENOMENI DI GHOSTING EMERGE IL PROFILO DI UNA SOCIETÀ IN CUI L'ALTRO NON È NIENTE DI PIÙ CHE UN OGGETTO CHE PUÒ ESSERE SOSTITUITO E..."
Testo di Byung-Chul Han pubblicato da “la Repubblica”
Il rispetto è rivolto all'Altro. Il termine significa letteralmente: riguardo per l'Altro. La percezione, l'azione e la comunicazione accompagnate dal rispetto presuppongono l'attenzione per l'Altro.
La presenza dell'Altro come forza costitutiva è a esso inerente. Il rispetto esige di riconoscere e di accettare l'Altro nella sua Alterità. La mancanza di rispetto che avvertiamo come latente in ogni contesto, e che non di rado si tramuta in forme di aggressività contro gli altri, è lo specchio di una profonda crisi sociale. Il rispetto come collante sociale si sta erodendo.
Oggi non porgiamo alcun riguardo all'Altro. Prestare attenzione all'Altro, includere, coinvolgere l'Altro nella nostra percezione, nei nostri pensieri, nel nostro comportamento, nelle nostre azioni, ci affatica e ci disturba. L'Altro viene percepito o come un oggetto la cui funzione è quella di soddisfare i miei bisogni, oppure come un ostacolo che blocca il mio procedere verso i miei obiettivi. Le energie libidiche sono sempre di più dirottate dall'Altro e convogliate esclusivamente verso il proprio Ego.
L'accumulazione di libido narcisistica ci rende incapaci di percepire l'Altro. Un legame profondo con l'Altro presuppone la responsabilità, la quale vieta di sottrarsi all'Altro a piacimento. La responsabilità al cospetto dell'Altro mi obbliga a rispondere. La mancanza di responsabilità coincide con la mancanza di rispetto.
Nei fenomeni così detti di ghosting emerge il profilo di una società priva di rispetto, all'interno della quale l'Altro non è niente di più che un oggetto che può essere sostituito. Nel ghosting l'Altro viene dismesso e ci si disimpegna dall'Altro, come se fosse semplicemente un oggetto che non serve più. Si tratta di un fenomeno che è indice della mancanza di attenzione rivolta all'Altro. Responsabilità, rispetto e attenzione sono inseparabili.
Una società priva di legami effettivi profondi è di fatto spettrale. La comunicazione digitale, oltre ad accrescere il narcisismo, indebolisce notevolmente il legame con l'Altro. In una lettera a Milena, Kafka scrive che la «facilità di scrivere lettere deve aver portato nel mondo uno spaventevole scompiglio delle anime. È infatti un contatto con fantasmi . Baci scritti non arrivano a destinazione». Questi ultimi sono intercettati lungo il tragitto e risucchiati dai fantasmi.
Anche il destinatario delle lettere viene, similmente, reso un fantasma. La comunicazione digitale è ancora più spettrale di quella postale. Gli spettri digitali ci sottraggono completamente la presenza dell'Altro e così diventiamo spettri gli uni per gli altri. Ci ghostiamo a vicenda.
L'attenzione rivolta ossessivamente verso il Sé comporta sempre più una sparizione dell'attenzione rivolta all'Altro. Persino l'aver cura, che è rivolta all'Altro e che è un tratto essenziale del con-essere, assume la forma di un aver cura di sé (self care). L'osservazione compulsiva e dettagliata di sé e l'affermazione di sé annientano gli spazi del rispetto che sono spazi dell'Altro, nel quale il Sé, al cospetto dell'Altro, fa un passo indietro. Così finiamo per vivere l'uno accanto all'altro o l'uno contro l'altro.
L'isolamento e il narcisismo distruggono l'empatia, ed è così che il senso che accomuna si degrada. L'Altro, al quale porgiamo attenzione, non è un concorrente, non è un nemico che deve essere respinto o sconfitto. Nei rapporti improntati alla concorrenza, l'Altro non è percepito a partire dal la sua Alterità, ma a partire dal proprio Sé. Solo nella relazione basata sul rispetto possiamo percepire l'Altro a partire dalla sua Alterità e dalla sua particolarità.
L'attenzione per l'Altro si distingue nettamente dal comportamento di acuta sorveglianza che un animale non umano assume all'interno del suo habitat naturale, scrutando alla ricerca del nemico; o dalla vigilanza di un cacciatore che tenta di catturare l'Altro come se fosse una preda. Il dialogo guidato dal rispetto presuppone l'attenzione per l'Altro.
Martin Buber si esprime in questi termini: «La conversazione autentica, come ogni compimento attuale della relazione tra gli uomini, significa accettazione dell'alterità. Quando due uomini si scambiano le loro opinioni, profondamente differenti, riguardo a un oggetto, ciascuno con l'intenzione di convincere l'interlocutore della giustezza del proprio punto di vista, per quanto riguarda il senso dell'essere uomo, tutto dipende dal fatto che ciascuno intenda l'altro quale egli è, che cioè, pur con tutto il desiderio di influenzarlo, lo accetti e lo confermi senza riserve nel suo essere-questo-uomo-qui, nel suo essere-fatto-così».
Il rispetto esige che si dica di sì all'Altro nel suo esser-così, senza riserve, nonostante tutte le differenze di opinione. Io posso dire di no alle opinioni dell'Altro, ma questo «No» presuppone un «Sì» primordiale all'Alterità dell'Altro. Il rendere presenza l'Altro è essenziale per il rispetto. Buber chiama «fantasia reale» la capacità di rendere l'Altro presente nella sua Alterità.
Far sì che l'Altro sia presente: si fonda su una capacità posseduta in certa misura da tutti, definibile come fantasia reale; voglio dire la capacità di trattenere dinanzi all'anima una realtà in questo momento esistente, ma non esperibile sensibilmente. Applicata al rapporto con gli uomini, fantasia reale, quale io me la figuro, significa ciò che un altro uomo proprio adesso vuole, sente, percepisce, pensa, e non come un contenuto a sé stante, ma proprio nella sua realtà, cioè come un processo vitale di quest'uomo.
La fantasia reale mi apre all'esser-così dell'Altro. Essa rende possibile « un portarsi nell'altro con un volo ardito e impetuoso che esige la più intensa partecipazione dei moti del mio essere». Il fatto che la fantasia reale vada svanendo comporta tanto la perdita dell'empatia quanto la dilagante mancanza di rispetto. La fantasia reale è indebolita al massimo grado dalla fantasia narcisistica, che ci rende completamente ciechi verso l'Altro.















