IN UCRAINA, RESTARE È RESISTERE – VIAGGIO TRA GLI ABITANTI RIMASTI A KHERSON, LA PRIMA GRANDE CITTÀ OCCUPATA DAI RUSSI NEL 2022, POI LIBERATA E ORA MARTORIATA DAI DRONI E DALLE BOMBE PLANANTI: PRIMA C’ERANO 300MILA PERSONE, ORA MENO DI 60MILA. MA CHI RESTA, FA UNA VITA NORMALE. ANZI, “NORMALNO”, COME SI DICE IN RUSSO E UCRAINO, QUI NON VUOL DIRE “NORMALE”, MA “VISTO CHE TUTTO È NELLA NORMA VA TUTTO BENE” – LA REGIONE OMONIMA È OCCUPATA IN PARTE DAI RUSSI, CHE LA RIVENDICANO TUTTA PER SÉ. PER QUESTO, PER CHI LA ABITA, “OGNI GIORNO È UN GIORNO DI VITTORIA SULLA RUSSIA, ANDARSENE NON HA SENSO”
Kherson non è fatta per i fantasmi
Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”
kherson - foto di micol flammini
E tu, perché rimani? E’ una curiosità che pare inevitabile per le strade di una città coperta da una fitta rete che serve a proteggere da alcuni tipi di droni, fra palazzi che non sono rimasti indenni, sulla riva di un fiume che guarda dritto dritto l’occupazione russa.
Viktoria scoppia a ridere, la domanda se l’è fatta anche lei e per trovare una risposta, assieme alla sua famiglia, tre generazioni riunite, ha convocato una piccola seduta conclusasi rapidamente.
Si sono detti: rimaniamo a Kherson, perché è qui che viviamo. Viktoria ride tantissimo, ride quando sente il suono di un’esplosione, tende l’orecchio e dice: “E’ lontano, è lontano”.
La lontananza per una città sul fronte è un concetto relativo, ma è vero che le infinite esplosioni che si ripetono continue, insistenti, hanno suoni diversi e a volte è possibile rallegrarsi, non guardare il telefono per controllare il luogo dell’impatto, lasciare che sia l’orecchio a stabilire la pesantezza delle preoccupazioni.
Per le strade non si incontra molta gente, ma Kherson è una città che vive, si muove. E’ una città in cui non ci si nasconde. Prima che i russi arrivassero a invaderla nel 2022, contava trecentomila abitanti, oggi a camminare per strade retate, ad abitare i palazzi feriti, sono rimaste circa sessantamila persone.
Qualcuno è rimasto bloccato, non ha scelto, è qui per mancanza di alternative, ma Kherson è una città con carattere e c’è chi, come Viktoria, è rimasto per volontà. “Certo, è una scelta”, e ride con una risata piena, rotonda, sfoggiando una modestia stracolma di ironia nel precisare: “Non siamo certo eroi, ci siamo ritrovati così e ci restiamo”.
attacco delle forze speciali ucraine alla sede dell fsb a kherson 2
A Kherson, a Viktoria e alla sua famiglia, è successo veramente di tutto. E’ stato il primo capoluogo di oblast a essere occupato nel 2022, i russi arrivarono svelti, senza troppe battaglie, agevolati da infiltrati nell’amministrazione locale.
I cittadini, come Viktoria, si ritrovarono con i russi in casa da un giorno all’altro. Rimasero per otto mesi e Kherson si svuotò di abitanti. Anche chi c’era sembrava non esserci. Gli abitanti rimanevano in casa, coltivando la propria Ucraina domestica. “Volevano che pagassimo in rubli, ho continuato a usare le grivnie”, anche la moneta ucraina era uno strumento di lotta in quei giorni di invasione.
mercato di kherson - foto di micol flammini
Kherson è sopravvissuta all’occupazione, sopravvive alla vendetta quotidiana compiuta con bombe plananti, missili e droni di vario genere che le vengono gettati addosso sia perché è vicina al fronte, quindi semplice da colpire, sia perché Kherson ha tradito, ha accolto la liberazione, l’ha cercata, quindi per Mosca merita la punizione, la pioggia di bombe, merita di consumarsi nello spazio che si assottiglia fra la vita e la morte.
[…]
Kherson è pure una città paziente, quando c’è la pioggia che confonde i droni si rallegra, quando si parla con i vicini si fa a gara a chi ha il palazzo o l’appartamento più malandato: sembra una questione di status, vince chi ha più finestre rotte, pare che nessuno abbia una casa integra.
Viktoria racconta che durante uno degli ultimi bombardamenti si era messa con suo marito e il gatto in una stanza, stringeva il gatto che forse contrariamente a lei non coglie il senso rivoluzionario dell’esserci e quasi umanamente a ogni boato trema. Passato l’attacco, Viktoria ha iniziato a ricevere telefonate che ponevano tutte la stessa domanda: “come state?”.
Viktoria rispondeva come le sembrava opportuno – “bene”, “normalno” che non vuol dire semplicemente “normale” ma “visto che tutto è nella norma va tutto bene” – ma non si era accorta che ormai la maggior parte delle sue finestre era andata in frantumi: “E’ arrivato mio marito e mi ha detto: ‘certo, tu continua a dire che va tutto bene, ma intanto non abbiamo più finestre’. Comunque le ha riparate e non con del compensato, ma con della plastica, così abbiamo ancora la luce”.
ALZABANDIERA SOVIETICO A KHERSON, IN UCRAINA
Il compensato a Kherson è ovunque. Durante l’occupazione Viktoria non andava neppure a lavorare, aspettava che passasse, i suoi figli facevano lezione a casa, tutti attendevano. E’ passata e ogni giorno che va avanti, diventa sempre più insensato lasciare questa città che si svuota ma che continua a vivere.
Ogni giorno a Kherson è un giorno di vittoria sulla Russia, andarsene non ha senso. Viktoria combatte con la sua presenza, esercitando con leggerezza quella forma di guerra che tanto dà fastidio ai russi: abitare è resistere.
Non tutti ridono come lei, c’è chi piange ma comunque non se ne va, chi è stato in vacanza a Vinnycja, sulle rive del fiume Bug, e gli è sembrato un altro mondo dove “non c’è la guerra”. Anche la guerra ha le sue gradazioni e per chi rimane a Kherson persino Vinnycja sembra lusso e tranquillità.
C’è chi litiga costantemente con i vicini al mercato. Larissa e Aleksander si sfidano a suon di grida, lei lo accusa di passare la giornata a dare retta alla propaganda russa, “a cose alle quali non crederebbe neppure un bambino e sta tutto il tempo a parlare della sua Stella rossa, del suo Stalin, della sua Rusnja che non fa che uccidere, derubare e stuprare. Lì non sono tutti cattivi, ma…” e il “ma” di Larissa rimane sospeso, mentre indica come se si trovasse in un punto preciso della terra questa Rusnja, termine dispregiativo per indicare chi in Russia fa, ordina e sostiene questa guerra.
attacco delle forze speciali ucraine alla sede dell fsb a kherson 3
Aleksander invece è un ex militare dell’esercito sovietico, insignito della Stella rossa, con la sua divisa della Marina ben esposta in casa, non lontano dal ritratto di Stalin. Quando gli invasori russi sono entrati a perquisire anche casa sua sono rimasti a bocca aperta di fronte a quei cimeli: “Mi hanno abbracciato”.
[…] Larissa gli urla dietro, per placarsi ingoia due pasticche, una estratta dal suo astuccio rosso, un’altra portata con apprensione da una signora che le ripete “non agitarti, non agitarti”. […] Larissa non se ne va, quando è molto stanca e ha bisogno di dormire va a Mykolaïv per un paio di notti, poi torna: “No, no, io resto. Questa è casa!”. Casa con le bombe, con le reti, con le pasticche per placare l’ansia e il nervoso.
Esercito russo spara su manifestanti a Kherson 4
Kherson è libera, lasciarla vorrebbe dire regalarla. Larissa non ha alcuna nostalgia per il passato, Aleksander ne è pieno, se non temesse di sciuparla ci andrebbe anche in giro con la sua divisa della Marina sovietica che gli ha fatto guadagnare il rispetto degli invasori russi: “Ero come un varenik nel burro”, sospira.
Senza insegne, in maglietta bianca e calzoncini passeggia per Kherson con un beagle, “Smilik, un po’ in inglese, sorrisetto. Si chiama così perché è impossibile guardarlo senza sorridere”. E’ vero, è impossibile.
Mentre Larissa gli urla di stare zitto, di smetterla di “difendere gli assassini”, di andarsene nella sua Rusnja, lui alza gli occhi al cielo: “Devo pure controllare che la mia bocca rimanga chiusa, ma questa è casa mia”.
manifestanti a kherson contro occupazione russa 1
Per le strade di Kherson nessuno passa per caso. Ogni passo è una scelta nella città sopravvissuta che ha il suono delle bombe, in cui il cielo ha il colore delle reti antidroni, in cui ogni cittadino sa che la sua prima arma è essere ucraino e rimanere al suo posto. In Viktoria vince la risata;
in Larissa il pianto rabbioso e a volte la commozione quando ringrazia “con cuore materno” chi a Kherson non è per restare ma per raccontare; in Aleksander vince un senso di nostalgia caparbia, ma nemmeno lui ha dubbi: è qui che resta, nella sua casa mezza distrutta: “Sai chi è che mi spara addosso oggi? I nipoti di quelli che un tempo combattevano con me”. Eccola la nostalgia, che si spacca e diventa dolore. Kherson soffre, si vede anche quando ride.
kherson annessa dalla russia 2
il ponte Antonivskyi colpito 2
controffensiva ucraina nella regione di kherson 5
SOLDATI UCRAINI SUL FRONTE DI KHERSON
controffensiva ucraina nella regione di kherson 9
meme sul procione rapito dai russi allo zoo di kherson 7
meme sul procione rapito dai russi allo zoo di kherson 3
diga nova khakovka bombardata nella regione di kherson 1
vladimir putin a kherson 3
soldato ucraino a kherson
vladimir putin in visita a kherson
stanze delle torture russe a kherson 1
stanze delle torture russe a kherson 2
stanze delle torture russe a kherson 3
stanze torture kherson
stanze delle torture russe a kherson 5
procione rapito dai russi a kherson 1
SOLDATO UCRAINO CON DRONE A KHERSON
kherson annessa dalla russia 5



