obama putin

SOPRA LA CATASTA DI INNOCENTI MORTI NEL MATTATOIO DI PARIGI FINALMENTE OBAMA E PUTIN, AL G20 IN TURCHIA, PROMETTONO DI RISOLVERE IL CONFLITTO IN SIRIA – IMPEGNO DEI GRANDI PER RAFFORZARE I CONFINI E I CONTROLLI SUL TRAFFICO AEREO

 

1. IL G20 IN TURCHIA: LOTTA ALL’ISIS E RAFFORZAMENTO DEI CONFINI

Maurizio Molinari per “lastampa.it”

 

G20 obama putinG20 obama putin

Risolvere il conflitto in Siria è più che mai un imperativo alla luce degli attacchi di Parigi: questo - secondo quanto riporta la Casa Bianca - è l’impegno di Barack Obama e Vladimir Putin preso nel corso di un faccia a faccia a margine del G20 durato circa 35 minuti. Obama ha lodato gli sforzi di tutti i Paesi che stanno lottando contro l’Isis, sottolineando l’importanza dell’azione militare russa in Siria per colpire lo stato islamico.

 

Le immagini del canale televisivo di Stato turco hanno mostrato i due presidenti parlarsi animatamente intorno a un tavolo prima dell’inizio della prima sessione dei lavori. La riunione non era stata annunciata formalmente, ma il Cremlino aveva lasciato intendere la propria intenzione di farlo, non escludendo questa possibilità.  

OBAMA E PUTINOBAMA E PUTIN

 

Condanna di Isis come «odioso terrorismo», forte sostegno alla Francia aggredita dai jihadisti e accordo per rafforzare controlli ai confini e sul traffico aereo: sono i punti della bozza del documento sulla sicurezza che, secondo fonti russe, i leader del G20 finalizzeranno stasera durante la cena del summit. Il presidente turco Erdogan ha aperto i lavori chiedendo un minuto di silenzio ai presenti riuniti e ha sottolineato che «serve una piattaforma comune contro il terrorismo».

 

OBAMA E PUTINOBAMA E PUTIN

Poco prima Erdogan, accogliendo il presidente americano Barack Obama, aveva parlato di «discussione sui prossimi passi da adottare come coalizione alleata contro Isis» per «fronteggiare lo stesso terrorismo che colpisce a Parigi, Ankara, Suruc e Gaziantep».  

 

barack obama vladimir putinbarack obama vladimir putin

Obama da parte sua ha auspicato il «rafforzamento dei confini fra Siria e Turchia per impedire a Isis di operare». Per il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon «urge una riflessione comune su Isis». Il tema della lotta al terrorismo si è imposto in cima all’agenda a seguito dell’attacco di Isis a Parigi. In tale cornice si parla anche di Siria con i leader dei Brics - Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica - che esprimono sostegno ai negoziati di Vienna per una transizione politica. 

 

 

2. “E’ L’INIZIO DELLA TEMPESTA”. COSÌ IL CALIFFATO APRE LA TERZA GUERRA MONDIALE

Vittorio Zucconi per “la Repubblica

 

Sopra la catasta di innocenti morti nel mattatoio di Parigi, lo Stato Islamico può oggi issare trionfalmente la bandiera di una orribile quanto storica vittoria: ha costretto la Francia, e con essa tanti in Europa, a pronunciare quella parola che non avevamo mai più voluto sentire dal maggio di settant' anni or sono. Guerra. Siamo in guerra, siamo addirittura in quella Terza Guerra Mondiale che mai nessuno stratega, nessun generale aveva immaginato sarebbe scoppiata in uno stadio e un teatro di Parigi.

HOLLANDE ALLO STADIO DURANTE ATTENTATI HOLLANDE ALLO STADIO DURANTE ATTENTATI

 

Un' organizzazione criminale che si spaccia per Stato, spezzettata in brandelli di territori strappati alla decomposizione di Iraq, Libia e Siria, con qualche decina di migliaia di combattenti al massimo, senza aviazione, marina né armi pesanti, ha smascherato con i suoi assassini suicidi sguinzagliati a Parigi l' ipocrisia di un' Europa che aveva rimosso la realtà delle dozzine di conflitti nelle quali era stata risucchiata dopo la fine della guerra dichiarata, fingendo di essere in pace.

 

PARIGI DOPO ATTENTATIPARIGI DOPO ATTENTATI

Quel riconoscimento politico che disperatamente, e inutilmente, il terrorismo ideologico aveva cercato di strappare col sangue ai governi democratici europei, il Califfo e le sue cellule maligne lo hanno ottenuto nel nome del fanatismo religioso e dell' odio integrale verso la laicità illuminista della blasfema modernità. Sperando che la reazione degli aggrediti costringa anche le democrazie più robuste a rinunciare alla propria natura per adeguarsi a quella del nemico.

 

Con le sue parole dette a caldo, Hollande ha accettato quella dichiarazione grottescamente, ma realisticamente formale, di guerra che il comunicato di rivendicazione dell' Is avrebbe poi diffuso in arabo in perfetto inglese e francese: «È l' inizio della tempesta». La lotta contro il terrorismo, la vaga e astratta War on Terror che Bush aveva proclamato sulle travi fuse delle Torri Gemelle è diventata una guerra all' Is. In un cambio di stagione storica che premia, e fa rabbrividire scriverlo, la strategia dei massacratori in nero e castiga la vacuità delle democrazie occidentali.

STADIO PARIGI STADIO PARIGI

 

In questo senso, ma solo in questo, le almeno 150 "guerre a bassa intensità" in corso nel mondo oggi, dai territori contesi dell' Ucraina alla Nigeria, si stanno coagulando in uno scenario di conflitti globali che non sono la Terza Guerra Mondiale proclamata da politicanti ansiosi di slogan, ma che hanno acquistato una coerenza bellica che ha nel nome dell' Islam salafita violento il proprio "Schwerpunkt", il proprio centro di gravità, secondo la classica definizione di von Clausewitz. E si dispiega nei colpi che l' alto comando infligge vigliaccamente, ma efficacemente contro innocenti avventori di bistrò, giornalisti, passeggeri di aerei.

 

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Forte della felice debolezza di società aperte che non possono mettere un poliziotto a ogni porta e sbarrare ogni ingresso senza condannarsi alla sconfitta.

Ed è qui che l' attraente metafora della Terza Guerra Mondiale cade sotto il peso della propria superficialità demagogica.

 

Il conflitto in corso fra le nazioni che coltivano il miracolo storico delle libertà individuali sbocciate proprio dalle barricate della Parigi violentata venerdì non è più la classica guerra asimmetrica che vedemmo in Vietnam fra una micropotenza e un ciclope militare.

 

Una guerra presuppone lo scontro fra forze anche diseguali, ma animate dagli stessi obiettivi, l' uccisione del nemico, il controllo o la difesa di territori, la vittoria e infine l' agognato ritorno a casa del soldato. Niente di tutto questo è individuabile in questa cosiddetta guerra, perché neppure la cacciata dei jihadisti di Al Baghdadi dalle loro roccaforti garantirebbe se non la pace, almeno un armistizio come quello che regna in Corea. La Rand Corporation, in un seminario nel decennale dell' invasione dell' Iraq, arrivò alla conclusione che queste nuove Guerre Mondiali semplicemente non possono essere "vinte" e sono destinate a restare open conflict e si pose il problema della sopravvivenza della democrazia in guerra.

abu bakr al baghdadiabu bakr al baghdadi

 

Ma nel ripugnante successo di una banda di criminali stragisti articolati sui disadattati cresciuti nei Paesi di nascita, c' è il seme di una possibile, anche se parziale, sconfitta per chi ora si sente vincitore.

 

A Parigi è avvenuto infatti quello che neppure la strage dell' Atocha a Madrid, le bombe di Londra, l' assassinio dei giornalisti di Charlie Hebdo avevano fatto: ha "europeizzato", quindi mondializzato, una guerra che gli europei avevano spesso considerato come lontana.

 

assad putin assad putin

Fummo "tutti americani" l' 11 settembre del 2001, ma anche no, come indica la tenace convinzione di tanti che dietro quella strage ci fosse proprio una mano americana per cercare un casus belli. Oggi, lo siamo diventati davvero, americani, perché il cane rabbioso che morse New York ha morso la carne più europea dell' Europa, Parigi. Minaccia, credibilmente, di azzannare anche il cuore originario della cristianità, Roma, dopo avere colpito la culla del laicismo, dimostrando che il cristianesimo, come la cultura greca, come l' ebraismo, come l' illuminismo appaiono nello sguardo allucinato del fanatico come sfaccettature della stessa storia e della stessa cultura che noi chiamiamo Occidente.

RUSSIA BOMBARDA SIRIARUSSIA BOMBARDA SIRIA

 

Questa mondializzazione del rischio d' aggressione, e della inevitabile risposta militare, porta allo scoperto l' Is, mobilita anche gli scettici, riavvicina forzatamente Putin a Obama e potrebbe finalmente spaventare anche i complici del Califfato, senza i quali il presunto stato dei tagliatori di teste si sgonfierebbe. Non per andare verso una vittoria definitiva o una pace che nessuno firmerebbe, ma almeno verso la speranza che le dozzine di morti di Parigi non siano morti invano. Né siano stati, come fu invece il destino dei 3mila innocenti disintegrati nelle Torri Gemelli, soltanto la sorgente dalle quale far sgorgare altro sangue.

MISSILI RUSSI IN SIRIAMISSILI RUSSI IN SIRIA

 

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