oskar groning

NAZI-PENTITI - L’EX CONTABILE DI AUSCHWITZ, IL 93ENNE OSKAR GRONING, SI PENTE AL PROCESSO CHE LO VEDE IMPUTATO: “AVEVO 21 ANNI, VEDEVO IN HITLER IL SALVATORE DELLA PATRIA. E’ LA MIA COLPEVOLEZZA MORALE. VI CHIEDO PERDONO”

Andrea Tarquini per “la Repubblica”

 

OSKAR GRONING OSKAR GRONING

«Allora avevo ventun anni, vedevo in Hitler il salvatore della Patria, nelle SS mi sentivo parte della casta scelta della vittoria. Poi non ebbi mai pace. Ora capisco la mia piena colpevolezza morale. A voi sopravvissuti e parenti delle vittime qui in aula chiedo solo perdono; se devo essere punito, giudichi Lei, Vostro Onore».

 

Voce debole ma ferma, quasi infreddolito nel gilet beige sulla camicia biancastra a righe, Oskar Gröning pronuncia il suo mea culpa. È cominciato così, ieri mattina alle 9 nella Ritterakademie, l’antica accademia dei cavalieri di Lüneburg, il processo al 93enne ex contabile di Auschwitz, il cassiere dell’Olocausto.

OSKAR GRONING OSKAR GRONING

 

È forse l’ultimo grande processo a un criminale nazista, e appare diverso da tutti gli altri: l’ex timido Unterscharfuehrer delle Waffen-SS per primo non nega, anzi riconosce tutto. Guarda negli occhi i “suoi” sopravvissuti alla Shoah e i parenti delle “sue” vittime, ammette, narra una vita di vergogna. La banalità del Male che Hannah Arendt raccontò col suo reporting del processo all’architetto del genocidio Adolf Eichmann qui acquista un altro volto, tardiva resa dei conti.

OSKAR GRONING OSKAR GRONING

 

È entrato lento e curvo sorreggendosi al deambulatore, si è seduto alla sbarra inforcando gli occhiali, l’ex Unterscharführer pronto a finire decenni di vita postbellica tranquilla con una condanna da tre a 15 anni. «Vostro Onore, signore e signori ex internati, e Lei avvocato Walther loro legale, scusate le frasi lente, è l’età, ma lasciatemi dire». Ha parlato per tre quarti d’ora, poi per un’ora ha risposto alle pazienti domande del giovane giudice Franz Kompisch, quasi in un j’accuse contro se stesso.

 

Complicità in almeno 300 mila omicidi, tanti furono gli ebrei ungheresi consegnati al Reich e mandati in corsa alle “docce” e poi ai forni. Non sparò mai, non alzò mai la mano contro una vittime, l’ex Unterscharfuehrer.

 

Ma da buon ex funzionario di una Sparkasse, teneva i conti di tutto: «marchi, zloty, lire, fiorini, migliaia di dollari, centinaia di sterline… toccava a me registrare ogni contante sequestrato a chi veniva scaricato dai treni, calcolare il tasso di cambio, e versare tutto a Berlino». Dunque complicità, dicono i capi d’accusa, nel furto di massa che aiutò il finanziamento della Shoah.

 

OSKAR GRONING OSKAR GRONING

Ivan Demjanjuk negò tutto fino alla condanna a Monaco e dopo, Sàndòr Képiro massacratore di civili in Jugoslavia si disse ligio al dovere, e nella Budapest di Orbàn fu assolto ed ebbe funerali da eroe. Herr Gröning no, conferma tutto. «Sì, Signor presidente della Corte — risponde al giudice Kompisch — entrai volontario nelle SS. Papà era nazionalista convinto, membro degli Stahlhelm; io decisi di lasciare la carriera in banca, volli entrare nelle truppe scelte della riscossa tedesca. Sapete, Hitler ci esaltò: via di colpo i 5 milioni di disoccupati, ordine e lavoro, poi i polacchi sgominati in 18 giorni, i francesi in ancor meno».

 

Coscienza odierna del Male e fierezze del passato coesistono nel suo animo di reo confesso, mentre quei sessanta sopravvissuti e familiari di vittime, una Schindler List senza salvatori, lo ascoltano e guardano sgomenti. «Forse gli stiamo chiedendo troppo — sussurra Eva Kòr, una di loro — Certo, è colpevole, lo sa e lo dice, ma si vede che ne sof- fre, adesso è lui l’anima dilaniata».

OSKAR GRONING OSKAR GRONING

 

Fuori dalla Ritterakademie, arriva all’improvviso un gruppetto di neonazisti e grida «Vergogna, giustizia serva di angloamericani ed ebrei, no alla vendetta dei vincitori, l’Olocausto è un’invenzione». La polizia li respinge in corsa, giovani manifestanti democratici festeggiano gli agenti sventolando una bandiera israeliana.

 

E quando capì a cosa avrebbe partecipato?, incalza calmo in aula il giudice Kompisch. «Vede, Vostro Onore, ci fecero firmare una dichiarazione segreta di fedeltà assoluta. Ci dissero “compirete azioni non eroiche né gloriose, ma i nemici del popolo tedesco vanno annientati”… ci annunciarono all’ultimo la partenza per Auschwitz, sapevo dov’era ma non cosa fosse. Divenni il contabile, dal primo giorno».

OSKAR GRONINGOSKAR GRONING

 

Innocenza apparente, subito perduta nel Luogo del Male assoluto. «”Qui togliamo di mezzo i nemici”, dissero gli anziani a noi nuove leve la prima sera, dopo molta vodka. Chiesi loro che vuol dire, “che vuoi che voglia dire?”, mi risposero. Un mondo cominciò a crollarmi dentro, ma non reagii». Senso del dovere cieco, «fino al giorno in cui vidi una mesta fila di gente in marcia, mi sembrarono tutti ebrei.

insegna il lavoro rende liberiinsegna il lavoro rende liberi

 

“Mettiti la maschera antigas”, mi disse il mio superiore; furono spinti in un locale con scritto “docce”, l’ufficiale sprangò la porta, udii urla sempre più forti, poi il silenzio». Silenzio dell’imputato, un sospiro, poi un’altra confessione: «Alcuni dei presenti, lo so, mi riconoscono: mi videro alla rampa. Là un giorno, davanti ai miei occhi, un soldato delle SS strappò dalle braccia materne un neonato che piangeva, e lo sbatté a morte contro le pareti d’un vagone. Lo uccise così, capite, nemmeno con un colpo di fucile!».

 

Deportati ad Auschwitz Deportati ad Auschwitz

«Capii allora di aver scelto la parte sbagliata nell’inferno, chiesi di essere trasferito al fronte, ma invano», continua Gröning. Richiesta respinta, allora restò docile contabile. «Valute d’ogni parte d’Europa, persino dollari Usa probabilmente falsi, sterline… inviavo tutto a Berlino». Alla Direzione economica delle SS a Steglitz, quartier generale del management dell’Olocausto. E non si domandò mai, chiede il giudice, a chi appartenevano tutti quei soldi? «Al Reich, perché ormai agli ebrei non servivano più. Così pensavo allora, ecco la mia colpa».

 

auschwitz auschwitz ZINGARI AD auschwitz enfants ZINGARI AD auschwitz enfants AuschwitzAuschwitz

 

Ultimi Dagoreport

funerali

DAGOREPORT- DELLA SERIE: CHI MUORE GIACE E CHI VIVE RILASCIA UN’INTERVISTA... BENVENUTI AL FENOMENO DELLE PREFICHE DEI CELEBRO-DEFUNTI - CHE SI TRATTI DI GINA LOLLOBRIGIDA, DI ARMANI, DI VALENTINO, DI ELEONORA GIORGI O DI ENRICA BONACCORTI, ALLA FINE TUTTI COMMENTANO: CHE FUNERALE, MEGLIO DI UN PARTY! - INDOSSATO IL LOOK D’ORDINANZA (OCCHIALE NERO CHE NON CI SI TOGLIE NEPPURE IN CHIESA, FACCIA SLAVATA E CAPPOTTONE NERO DA PENITENTE), AVVISTATO COME UN FALCO LA TELECAMERA CON IL CRONISTA ARMATO DI MICROFONO, LA PREFICA VIP SI FIONDA ALLA VELOCITÀ DELLA LUCE PER RACCONTARE, PIÙ AFFRANTA DI UN LIMONE SPREMUTO: “IO SÌ CHE LO CONOSCEVO BENE... QUANTO CI MANCA E QUANTO CI MANCHERÀ“ – E QUANDO POI, PUR DEFINENDOLA “SORELLA, AMICA E COMPLICE’’ MA NON HAI NESSUNISSIMA VOGLIA DI ALZARE IL CULO PER ANDARLA A SALUTARE PER L’ULTIMA VOLTA IN CHIESA E FINIRE NELLA BELLA BOLGIA DEL FUNERALONE-SHOW, ALLORA FAI COME RENATO ZERO CHE AL FUNERALE DELLA BONACCORTI HA MANDATO UNA LETTERINA DA FAR LEGGERE SULL'ALTARE...

giorgia meloni arianna ignazio la russa marina berlusconi matteo salvini roberto vannacci

DAGOREPORT – URGE UNO BRAVO PER GIORGIA MELONI: A UNA SETTIMANA DAL REFERENDUM, LA DUCETTA SI RITROVA TRAVOLTA DA BURIANE INTERNAZIONALI E MILLE FAIDE INTERNE – IL TRUMPISMO CHE BOMBARDA L'IRAN E TOGLIE LE SANZIONI ALLA RUSSIA HA DI FATTO SPACCATO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO: SALVINI, PER NON FARSI SCAVALCARE A DESTRA DA VANNACCI, VA ALLO SCONTRO TOTALE - SE TRUMP SI DIVERTE A METTERLA IN DIFFICOLTA' CON I LEADER EUROPEI, IL PARTITO E' DIVENTATO "COLTELLI D'ITALIA": IN ATTO UNA GUERRIGLIA I RAS DI ''VIA DELLA SCROFA'' (LOLLOBRIGIDA, LA RUSSA, RAMPELLI) E LA "FIAMMA MAGICA" DI FAZZOLARI E MANTOVANO - E ANCHE SE NON EMERGERÀ MAI PUBBLICAMENTE, ESISTE UNA TENSIONE LATENTE ANCHE TRA GIORGIA E ARIANNA – RISULTATO? LA STATISTA DELLA SGARBATELLA HA PERSO L’ANTICO VIGORE COATTO, E NON SA DOVE SBATTERE LA TESTA: AL COMIZIO PER IL “SÌ” AL REFERENDUM ERA MOSCIA E SENZA VERVE - SE VINCE IL "NO", L'UNICA SCONFITTA SARA' LEI E TUTTE LE QUESTIONI APERTE POTREBBERO ESPLODERE IN SUPERFICIE E TRAVOLGERLA… - VIDEO

cnn fondo - ellison donald trump mark thompson jb pritzker

FLASH! – VENDUTA LA WARNER-DISCOVERY ALLA PARAMOUNT DI ELLISON, PER NON CADERE NELLE MANINE DI FORBICE DI DONALD TRUMP, L’85% DEI GIORNALISTI DELLA CNN SAREBBE PRONTO A USCIRE DAL GRUPPO E FONDARE UN’ALTRA EMITTENTE ALL-NEWS – I MILIARDI NECESSARI PER IL PROGETTO SAREBBERO PRONTI, FORNITI IN PARTE DAL GOVERNATORE DEMOCRATICO DELL’ILLINOIS, JB PRITZKER; CIO’ CHE ANCORA MANCA E’ CHI ASSUMERA’ LA GUIDA SUPREMA DELLA NUOVA NEWS MEDIA-COMPANY: IN POLE L’ATTUALE PRESIDENTE E CEO MARK THOMPSON….

porto di genova secolo xix silvia salis gianluigi aponte marco bucci michele brambilla

FLASH! – AVVISATE L’IRRITABILE GOVERNATORE DELLA LIGURIA, MARCO BUCCI, DI RASSEGNARSI: MICHELE BRAMBILLA RESTERÀ SEDUTO SULLA PRIMA POLTRONA DEL “SECOLO XIX”: PAROLA DELL’EDITORE ED ARMATORE DEI DUE MARI, GIANLUIGI APONTE – DOPO L’ERA SPINELLI-TOTI E LA NOMINA DI BUCCI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE (GRAZIE ALL’INFLUENTE SINDACO DI IMPERIA, CLAUDIO SCAJOLA), IL PROGETTO DI APONTE DI TRASFORMARE IL PORTO DI GENOVA IN UN HUB PER IL SUO IMPERO DI NAVI SEMBRAVA ANDARE IN PORTO CON L’ACQUISIZIONE DEL “SECOLO XIX”, PER IL QUALE AVEVA SCELTO UN GIORNALISTA CONSERVATORE COME DIRETTORE, SICURO CHE SAREBBE ARRIVATO UN SINDACO DI DESTRA – ORA IL PIANO DI APONTE HA DUE PROBLEMI: UN SINDACO DI CENTROSINISTRA, SILVIA SALIS, E UN BRAMBILLA CHE NON AMA PORTARE IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO…

la stampa maurizio molinari alessandro de angelis luca ubaldeschi alberto leonardis

FLASH! – L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” DA PARTE DEL GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS ALLE BATTUTE FINALI: IN CORSO LA NEGOZIAZIONE SUGLI ESUBERI E PRE-PENSIONAMENTI CON IL CDR DEL QUOTIDIANO TORINESE – PER LA DIREZIONE, SAREBBE IN POLE LUCA UBALDESCHI, GIÀ VICE DIRETTORE DE “LA STAMPA” ED EX DIRETTORE DEL “SECOLO XIX” (MA SI PARLA ANCHE DI GIUSEPPE DE BELLIS DI SKY TG24), CON MAURIZIO MOLINARI COME SUPERVISORE EDITORIALE; UNICA CERTEZZA, ALESSANDRO DE ANGELIS ALLA VICEDIREZIONE – IL CAPITOLO “REPUBBLICA” SI CHIUDERÀ LA SETTIMANA SUCCESSIVA AL VOTO DEL 23 MARZO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA…

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...