mattia santori sardine

"LE LITI, LE CHAT, CI CONTROLLAVANO" - L'EX "SARDINA" RACCONTA I SUOI RETROSCENA SUL MOVIMENTO: “C'ERA CHI OBBEDIVA SOLO A MATTIA SANTORI - SI PARLAVA SOLTANTO ATTRAVERSO UNA CHAT ALLA QUALE ERANO AMMESSE 200 PERSONE - C’ERANO FORTI TENSIONI TRA I VARI GRUPPI. LE SARDINE DI BRESCIA ERANO CONTRO LE SARDINE DEL LAGO DI GARDA, PER QUESTIONI INCOMPRENSIBILI, PERSONALI, LOCALI…”

SARDINE AD AMICI

Marco Gregoretti per www.ilgiornale.it

 

Volevano farci credere di essere superpartes, di avere un dna diverso da tutti, di praticare l’unisono degli intenti. Altroché. Se ci metti dentro il naso viene fuori un racconto che la Democrazia cristiana raccontata da Leonardo Sciascia in Todo Modo, dove le correnti e le sottocorrenti si scannavano fino all’autodistruzione, sembra una mammoletta.

 

Ecco le Sardine, il movimento fiancheggiatore del Pd (e ora del governo Conte) che, come in un juke box, si palesa alla bisogna mettendo dentro la monetina. Guai a contestare il grande capo, mezzo nerd e mezzo yuppie, Mattia Santori, che, in piena recessione da Coronavirus, ha auspicato la patrimoniale. Zitti e muti e se uscite, se ve ne andate, beh, peggio per voi. Ne sa qualche cosa D.H., Sardina pentita e, quindi, bersaglio di varie angherie, comprese telefonate registrate e lettere anonime scritte con la caratteristica tecnica del fango e inviate qua e la. D. H. non è un ragazzino.

SARDINE AD AMICI

 

È un serio professionista vicino alla mezza età, di indole moderata, di livello culturale elevato e, per semplificare, “antisovranista”. È tra i fondatori delle Sardine nel nord Italia. “Ho partecipato con entusiasmo, convinto che il movimento potesse rappresentare una voce pacificatrice”. Una fonte più che attendibile, dunque. Che ha accettato di descrivere un po’ di vita interna del gruppone tanto celebrato dal mainstream.

 

flash mob flop delle sardine a napoli 2

“Il 24 novembre 2019” inizia a raccontare “fu convocata l’assemblea fondativa milanese nella sede Arci del quartiere Corvetto. Un dedalo di gruppi e di gruppetti. I due principali erano 6000 Sardine Milano e 6000 Sardine Milano e Lombardia. Il primo faceva capo a Simona Regondi, assistente sociale, ex militante di Possibile e di Sel, vicina a Giuseppe Civati e al centro sociale milanese Leoncavallo. Una donna con l’indole della pasionaria. In fin dei conti onesta e lineare.

 

L’altro gruppo, 6000 Sardine Milano e Lombardia, era quello di Fabio Cavallo. Cavallo, tipo piuttosto aggressivo, dice di sé che lavorava alla CGIL, ma che poi il sindacato lo licenziò, per motivi che non mi ha mai spiegato. Tant’è che non ho capito se fosse vero. Anche lui frequentava un centro sociale milanese: il Cantiere. Ed è tuttora piuttosto attivo sui social con una “Rete italiana antifascista”.

 

LORENZO DONNOLI

Mi colpivano tre cose di lui: che non fosse più un ragazzino, credo che abbia oltre cinquant’anni, che avesse sempre problemi economici e che era, ed è, impegnato nella raccolta fondi on line. Ha organizzato collette per Carola Rackete, per le ong, e, recentemente, alla voce Coronavirus, ha lanciato su Facebook una sottoscrizione a favore della Comitato della Croce Rossa di Bergamo. Intorno ai due contendenti nacquero gruppi e gruppetti. Come l’Arcipelago delle Sardine, con la mission del tam-tam per le elezioni in Puglia”.

 

MATTIA SANTORI E LE ALTRE SARDINE A ROMA PER INCONTRARE PROVENZANO

Altro che Bella ciao! Altro che piazza che cambia il linguaggio della politica. Sembra di essere tornati ai tempi di quando si origliavano le liti tra le correnti dei partiti. “In effetti” riprende D.H. ”C’erano tensioni. Forti. Ci si divideva tra chi credeva nel movimento e chi obbediva a testa china a Santori. Questo non ci ha impedito di organizzare alcuni eventi come quello in piazza Duomo a Milano. E altri in provincia: l’otto dicembre 2000 persone in piazza anche a Como. Si avvicinava l’appuntamento del 14 dicembre, in piazza San Giovanni a Roma.

 

le sardine con luciano benetton e oliviero toscani

Il giorno dopo, il 15, ci fu l’attesa assemblea programmatica al centro sociale Spint-Time, quello occupato da Movimento action, il palazzo ai cui “inquilini” il cardinale elemosiniere del Vaticano, Konrad Krajewski, promise di pagare le bollette della luce. Il tema dell’assemblea era: fine della Piazza e inizio di una nuova “Cosa”. Magari, molti di noi lo speravano, la nascita di un vero e proprio movimento politico organizzato. Arrivammo allo Spint-Time divisi e litigiosi, anche per questioni campanilistiche. Non ci volevo credere. Non è possibile. Siamo su Lercio, vero? Invece no: le Sardine di Brescia erano contro le Sardine del Lago di Garda, per questioni incomprensibili, personali, locali…”.

 

sardine in piazza a bibbiano 2

Così la svolta del 15 dicembre fu in realtà una Babele inconcludente. “Beh,” dice ancora N.H “l’incazzatura di chi pensava che le Sardine fossero qualche cosa di spontaneo e di nuovo, saliva sempre di più. Quel giorno Mattia Santori ci disse, in sostanza, che la seconda fase sarebbero state le elezioni in Emilia Romagna. Gli chiedemmo di fare almeno una piattaforma politica. Ci rispose che non era ancora il momento, che dovevamo avere fiducia e pazienza. E poi pretese che in un’ora ogni Regione presente redigesse un programma politico.

SARDINE CONTRO SALVINI

 

Conduzione assolutamente divisiva: da una parte chi voleva dare basi solide e un futuro a questa avventura, dall’altra chi, per le ragioni più svariate, pendeva, come le Sardine di Mantova e di Cremona, dalle labbra di Santori. I contrasti erano forti anche in seno al nucleo originario. Lorenzo Donnoli, che arrivava da Futura, e Jasmine Cristallo, estremista di sinistra, erano piuttosto incazzati con Santori e cercarono di togliergli visibilità. Tutto questo, peraltro, in una situazione in cui la comunicazione era ridotta praticamente a zero. Si parlava soltanto attraverso una chat alla quale erano ammesse 200 persone.”.

 

sardine a. bologna

Liti, divisioni. Censure. Intanto, in Lombardia, che cosa stava succedendo? “L’11 gennaio” dice D.H. “si svolse a Milano l’assemblea. Arrivarono quattro persone da Milano, nove da Brescia e 15 da Pavia. Fu eletto un coordinamento in stile Cencelli. Si stabilì che ogni provincia avesse due delegati. Tranne Brescia che ne ottenne tre e Milano che, pur avendo il numero più basso di partecipanti, se ne attribuì cinque: due alla corrente di Regondi, due a quella di Cavallo e una all’Arcipelago.

 

Da lì in poi fu guerra civile a Milano: Cavallo e Regondi si scontravano come in un talk show. Minacciavano querele e denunce reciproche. Qualcuno urlò: “Io scrivo a Feltri!”. Santori commissariò Milano: Cavallo è tuttora il suo uomo”. Il 26 gennaio ci fu il voto in Emilia Romagna. “Santori annunciò: se vinciamo in Emilia inizia la vera fase due: faremo un convegno. L’idea era quella di un convegno a Scampia da tenere il 14 e il 15 marzo. A febbraio furono indette assemblee regionali per indicare i delegati da mandare a Scampia.

 

mattia santori

In realtà li scelse tutti Santori. Come sfogliasse una margherita: questo sì, questo no. Durante l’assemblea milanese dell’8 febbraio, Santori litigò ferocemente con uno di noi. D’altronde il conflitto tra le Sardine delle province lombarde era, e credo sia ancora, sempre più aspro tra chi chiede un po’ di politica e chi è Santori dipendente. Il suo prefetto Fabio Cavallo si era reso intanto conto che la grande Milano era molto meno attiva di province come Como, Pavia e Varese.

 

sardine a bologna

Però era stato lui a boicottare un flash mob milanese contro la Lega adducendo come motivazione il fatto che lo aveva organizzato una Sardina che si era presentata dicendo di non essere ne’ di destra ne’ di sinistra. Oramai avevano perso ogni forma di pudore: controllavano anche i nostri comportamenti sui social, on line. E ce lo dicevano. Le sardine si stanno spegnendo”. D.H. finisce così il suo sfogo, disincantato e un po’ amaro. Però, prima di interrompere il collegamento Skype, ci regala un’altra chicca: “Forse dovevamo sceglierne uno più credibile da mandare in tv”

Ultimi Dagoreport

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO