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“NULLA E’ STATO FATTO PER COMBATTERE LA PEDOFILIA NELLA CHIESA” - L’INCHIESTA DI GIANLUIGI NUZZI PER “PANORAMA” INCHIODA BERGOGLIO ALLE SUE RESPONSABILITÀ: “PER SEI LUNGHI INTERMINABILI ANNI, QUESTO PONTIFICATO NON HA CONSIDERATO UNA PRIORITÀ LA LOTTA ALLA PEDOFILIA. NON BASTA RIDURRE ALLO STATO LAICALE IL SACERDOTE CHE ABUSA, SERVE INDIVIDUARE CHI LO HA COPERTO E CHI HA FATTO FINTA DI NON VEDERE. I DISASTRI DELLA COMMISSIONE CONTRO GLI ABUSI DEL CLERO, CHE BERGOGLIO ISTITUÌ NEL 2014…”

Estratto dell’inchiesta di Gianluigi Nuzzi per “Panorama” pubblicato da “la Verità”

 

Gianluigi Nuzzi

Lo scandalo della pedofilia nella Chiesa non deve distrarre. È la classica punta dell'iceberg che nasconde qualcosa di ancora più grande: il silenzio endemico, sistemico, geometrico che ha soffocato ogni reazione per difendere i bambini e la Chiesa di tutti dagli abusi. I segnali della portata devastante di questa metastasi sono stati per anni incredibilmente sottovalutati. [...] Oggi i vescovi a capo di tutte le conferenze episcopali, riuniti in summit, si stracciano le vesti, fanno sfilare le vittime fino a ieri nascoste, si appropriano mediaticamente della denuncia, ma è troppo tardi.

 

PAPA BERGOGLIO

Gli abusi sui bambini, ha tuonato papa Francesco, sono «una piaga all' interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica». Tutto vero. Eppure questo già lo sapevano e nulla è stato fatto.

 

Aveva ragione Georg Gäsnwein, storico segretario fidatissimo di Benedetto XVI, quando nel settembre scorso sostenne che la pedofilia rappresenterà l' 11 settembre per la Chiesa: «Oggi, la Chiesa cattolica guarda piena di sconcerto al proprio nine/eleven, al proprio 11 settembre, anche se questa catastrofe non è purtroppo associata a un' unica data, quanto a tanti giorni e anni, e a innumerevoli vittime».

I PORPORATI VICINI A BERGOGLIO FINITI NELLO SCANDALO PEDOFILIA

 

E, braccato dai dubbi, aggiunse: «Il lamento di Benedetto XVI ai vescovi americani del 2008 sulla profonda vergogna» causata dagli abusi sessuali «non riuscì a contenere il male, e nemmeno le assicurazioni formali e gli impegni a parole di una grande parte della gerarchia».

 

[...] Il paragone di Gänswein con l'11 settembre degli Usa è vero solo nella prima parte, quello dello choc e della devastazione, delle vittime che camminano con la morte dentro, ma non in quello della reazione. Dopo le Torri gemelle gli Usa ebbero una reazione ad alzo zero in tutto il pianeta. In pochi giorni chiunque aveva avuto a che fare con la famiglia di Osama Bin Laden si vide messo in black list, i patrimoni sequestrati, le attività controllate dai servizi segreti. Era solo il primo passo di una guerra che dura tuttora, declinata in ogni forma.

 

Per sei lunghi interminabili anni, invece, questo pontificato non ha considerato una priorità la lotta alla pedofilia. Il testimone lasciato da Benedetto XVI, che spinse le diocesi americane a risarcire le vittime, è caduto nel vuoto. Joseph Ratzinger aveva compiuto una svolta epocale, riconoscendo la giustizia dei tribunali oltre a quella divina. Non aveva però avuto la forza di destrutturare il sistema delle protezioni a catena, già ben descritto nel film Il caso Spotlight.

 

BERGOGLIO

Non basta cioè condannare e ridurre allo stato laicale il sacerdote che abusa, serve individuare chi lo ha coperto e chi ha fatto finta di non vedere. Solo così si spezza questa catena che uno a uno sta tirando giù i pilastri del tempio. [...] La prova plastica di ciò si riassume bene nei disastri della commissione contro gli abusi del clero, che Bergoglio istituì nel 2014. La task force partì con le migliori intenzioni, cooptando diverse vittime che entrarono nel gruppo di lavoro. Peccato che in tutti questi anni non abbia mai fatto notizia per aver individuato e fatto condannare preti che abusavano o vescovi e cardinali che li proteggevano.

GEORGE PELL

 

No, l' unica volta che ha goduto dei riflettori dei media è quando la consigliera irlandese Marie Collins, vittima abusata da giovane da parte di un sacerdote, nel marzo del 2017 se ne andò sbattendo la porta: «È vergognosa la mancanza di cooperazione da parte della curia romana» nella lotta alla pedofilia. Chi s' immaginava che Francesco raccogliesse la denuncia d' insabbiamento della Collins da parte di settori del Vaticano, cacciando i depistatori, è rimasto deluso.

 

Il Papa ringraziò la signora accettando «le dimissioni con profondo apprezzamento per il suo lavoro a nome delle vittime e dei sopravvissuti degli abusi del clero».

Grazie e arrivederci. Eppure non era la prima a denunciare l'inattività. Nei mesi precedenti un altro consigliere e vittima di abusi da parte di un prete, l'attivista inglese Peter Saunders, aveva sbattuto la porta per protestare contro l'atteggiamento dell' allora potentissimo cardinale George Pell, prefetto della segreteria per l'Economia.

 

Marie Collins

Saunders era allibito e scandalizzato perché Pell aveva risposto con certificati medici alle richieste di essere interrogato dalla commissione governativa australiana che all' epoca doveva far luce sugli abusi e la gestione dei sacerdoti colpevoli o sospettati di abusi nella diocesi di Melbourne, quando il porporato ne era l' arcivescovo.

 

Era un segnale d' allarme, che doveva accendere un faro su questo porporato oggi clamorosamente in carcere dopo la condanna per pedofilia. [...] E c' è forse da chiedersi perché Francesco, gesuita attento e prudente, abbia scelto come collaboratore «numero uno» un porporato esposto al vento di queste tremende accuse. [...] Perché Bergoglio le sottovalutò? Le possibilità non sono molte. O nessuno aveva idea in Vaticano del reale quadro probatorio a carico di Pell.

Marie Collins

 

E questo non è credibile perché la Chiesa rimane una delle più efficaci strutture informative sul pianeta. O qualcuno con dolo presentò a Francesco una situazione diversa dal reale, alleggerendo la massa critica che poi ha investito il «cardinale ranger». E questo, a voler inseguire la dietrologia, per costringere un domani il Papa stesso a una brutta figura. Oppure perché lo stesso Papa non considerò le accuse gravi, seppur costituissero comunque quella che oggi bolla come «piaga mostruosa».

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