CURVA SUD E FASCISTERIA – ‘TIFOSO INDESIDERATO ALL’OLIMPICO’: VITA DI ‘’GASTONE’’, L’ULTRA’ ROMANISTA CHE HA SPARATO AL TIFOSO NAPOLETANO - BLOCCÒ IL DERBY NEL 2004 E 4 ANNI DOPO SI CANDIDÒ CON ALEMANNO…

LA MILITANZA A DESTRA, LE ARTI MARZIALI E LA ROMA: ‘LE ARMI? DA VIGLIACCHI'

Fabrizio Caccia per ‘Il Corriere della Sera'

Lui ha sempre detto: «Io mi difendo da solo, perché sono forte, sono un karateka, e chi usa le armi è un vigliacco...». Perciò adesso i suoi vecchi amici di Curva Sud, «Boys», «Opposta Fazione», «Tradizione e Distinzione» - quando la Curva Sud della Roma era un'orgia di croci celtiche e denti di lupo, parliamo soprattutto degli anni Novanta e dei primi Duemila - restano perplessi all'idea che Daniele De Santis sabato pomeriggio abbia usato quella Beretta. «È sempre stato un attaccabrighe ma pistole mai», tagliano corto i capitifosi giallorossi di un tempo, oggi navi da guerra in disarmo, pescecani spiaggiati anche per ragioni d'età. In fondo come lui, ormai vicino ai 50.

Perseguitato da un soprannome, «Gastone», che non è mai stato il suo ma di un altro tifoso romanista quasi omonimo, in realtà per tutti De Santis era «Danielino» malgrado la stazza e la consuetudine con la boxe e le arti marziali: suo padre Ivo, 73 anni, è maestro storico di karate e il suo regno era la palestra «Power Temple», vicino alla Piramide Cestia e al vecchio covo degli «Irriducibili» della Lazio. Fu proprio suo padre, ormai nel lontano maggio 1999, a finire gambizzato da ignoti mentre viaggiava in motorino. Una storia mai chiarita. E quella era stata l'unica volta che in casa De Santis si era parlato di spari e rivoltelle. Fino a due giorni fa.

Ora dicono tutti: «Con lo stadio Daniele aveva chiuso almeno da dieci anni, mai più visto in curva da allora, la partita se la vedeva alla pay tv del baretto del circolo sportivo di Tor di Quinto dove lavorava come custode dalla mattina alla sera». «Daspato» e diffidato com'era, in effetti, non poteva più entrare all'Olimpico. Tifoso indesiderato. L'ultima volta fu il derby del 2004, quello famigerato interrotto dagli ultrà che andarono a parlare con Francesco Totti dopo che si era sparsa la voce (infondata) che un ragazzino era morto negli incidenti del prepartita.

Ma «Gastone» non era tra tutte quelle facce poi immortalate dai giornali e dalle tv. Un altro equivoco che lo ha seguito fin qui: «Stava con loro, ma non in prima fila. Tutti ragazzi che all'alba degli anni Novanta avevano militato con me nel Movimento Politico Occidentale...», ricorda Maurizio Boccacci, pluricondannato leader dell'estrema destra romana, oggi a capo di Militia.

E proprio con Boccacci, che oggi ha 56 anni, De Santis fece il suo debutto nella cronaca nera nel novembre del ‘94, quando un gruppo di ultrà giallorossi finì in manette per l'accoltellamento a Brescia del vicequestore Selmin: «Io mi beccai 5 anni di condanna - racconta Boccacci -. Ma Daniele non c'entrava e infatti poi fu assolto». E anche risarcito dallo Stato italiano: 2 milioni e 900 mila lire per quasi due mesi di ingiusta detenzione, ricorda il suo avvocato d'allora, Gianni Dell'Aiuto.

Due anni dopo, 1996, fu coinvolto (e in seguito ancora assolto) nell'inchiesta sui presunti ricatti della tifoseria ai danni del presidente Franco Sensi: biglietti gratis in cambio di pace allo stadio. «Finimmo sotto processo in sette - ricorda Giuliano Castellino -. Io, Danielino, Marione, Peppone, il Mortadella, il Mafia e Guglielmo il Farmacista. Tutti assolti. Ma Mortadella e Mafia purtroppo non ci sono più, sono morti da tempo».

Già. Ma forse è tutto un mondo che non c'è più, un mondo che è sparito, insieme a una certa idea del calcio e della curva: «Hanno introdotto la tessera del tifoso, i tornelli, i controlli e che hanno ottenuto? Hanno forse sconfitto la violenza?», s'interroga amaro Guido Zappavigna, un tempo capo dei temutissimi «Boys» (di cui De Santis faceva parte) e oggi cinquantasettenne gestore di un'amena trattoria in zona Castel Sant'Angelo.

«La Curva Sud della Roma oggi è diventata anarcoide, la destra rispetto a dieci anni fa non comanda più niente, oggi ci trovi perfino le bandiere No Tav e la cosa in fondo manco mi dispiace, perché i No Tav per me hanno ragione», dice Boccacci. Eppoi la politica che pensava di far proseliti allo stadio ha sempre regolarmente fallito: lo stesso De Santis, alle amministrative del 2008, si candidò con una lista civica, "Il Popolo della Vita". Daniele prese 44 voti. Non lo votarono manco tutti gli amici della palestra.

 

tifosi bloccano derby foto mezzelani gmt DANIELE DE SANTIS GASTONE tifosi bloccano derby foto mezzelani gmt

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