“LA RAGAZZA ERA IN GRADO DI DIRE NO” – PUBBLICATE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA CHE HA ASSOLTO MATTIA LUCARELLI E FEDERICO APOLLONI DALL’ACCUSA DI VIOLENZA SESSUALE – LA CORTE D'APPELLO DI MILANO HA RIBALTATO LA DECISIONE DI PRIMO GRADO (I GIOCATORI ERANO STATI CONDANNATI A TRE ANNI E SETTE MESI PER VIOLENZA SESSUALE PER INDUZIONE: AVREBBERO APPROFITTATO, IN SOSTANZA, DELLO STATO DI ALTERAZIONE DELLA RAGAZZA). ORA I GIUDICI SCRIVONO: “RESTA IPOTESI FRAGILE E NON PROVATA CHE I RAPPORTI SESSUALI CONSUMATI DA APOLLONI E LUCARELLI AVVENNERO CON UNA PERSONA ALTERATA DALL’ALCOL, SUBDOLAMENTE INDOTTA DAGLI IMPUTATI” – LE DICHIARAZIONI “CONTRADDITORIE E LACUNOSE” DELLA RAGAZZA CHE…
Articolo di Rosario Di Raimondo per repubblica.it - Estratti
“Resta ipotesi fragile” e non provata “che i rapporti sessuali consumati da Apolloni ed Lucarelli” avvennero con una persona “alterata dall’alcol, subdolamente indotta dagli imputati”.
Mattia Lucarelli Federico Apolloni
È uno dei passaggi della sentenza con la quale la Corte d’appello di Milano ha assolto – ribaltando il verdetto di primo grado – i due calciatori, che erano stati condannati per violenza sessuale nei confronti di una ragazza conosciuta in discoteca. Abusi che, secondo la denuncia, sono avvenuti nella notte tra il 26 e il 27 marzo del 2022 nell’abitazione del figlio dell’ex bandiera del Livorno Cristiano.
Mattia Lucarelli e Federico Apolloni, in primo grado, erano stati condannati a tre anni e sette mesi. Pene più lievi per altri tre amici che erano con loro (e pure loro adesso scagionati). In appello, però, tutto è stato ribaltato. Il ragionamento dei giudici che hanno assolto i cinque imputati si muove sul delicato tema della capacità di esprimere o meno consenso da parte di una vittima.
I giocatori, infatti, erano stati condannati per violenza sessuale per induzione: avrebbero approfittato, in sostanza, dello stato di alterazione della ragazza americana conosciuta quella sera nella discoteca “Il Gattopardo”. Condanna cancellata, “non essendo stata raggiunta la prova della responsabilità penale degli imputati al di là di ogni ragionevole dubbio”.
federico apolloni mattia lucarelli
“Nessuna certezza sul fatto che la vittima fosse in condizione di incapacità”
Argomentano i giudici Alessandro Santangelo (presidente), Alessandra Simion e Caterina Aloisi (consigliere estensore): “La consulenza tecnica di parte e le considerazioni dei consulenti tecnici del pm non hanno fornito conclusioni univoche, né elementi idonei ad affermare con certezza che la persona offesa versasse, al momento dei fatti, in una condizione di incapacità tale da incidere sulla libera formazione della volontà”.
“Condotte che denotano una certa lucidità”
Nella casa di Lucarelli (ma anche prima), vengono realizzati dei video: “Nell’ultimo filmato realizzato dagli imputati, relativo ai momenti trascorsi nell'abitazione, la ragazza appare vigile e reattiva: risponde alle battute dei ragazzi e reagisce immediatamente al toccamento indesiderato” di uno degli imputati, “manifestando in modo inequivoco il proprio dissenso”. Riferendosi alla ragazza, i giudici parlano, “nel loro complesso, di condotte che denotano una certa lucidità” e di “reciproche effusioni”. In maniera più netta: la ragazza “era in grado di manifestare in modo chiaro il proprio dissenso”.
“Volgarità del contesto ma non reati”
L’inchiesta ha messo in luce i fatti. La discoteca, i video girati in macchina, le battute volgari, l’arrivo a casa di Lucarelli, il tentativo di approccio da parte di uno dei cinque che poi diventa, alla fine, un rapporto con i due giocatori.
Sono condotte “sintomatiche di un comune proposito sessuale e di un clima di eccitazione collettiva”, ma non provano affatto, “con la dovuta certezza probatoria, che il successivo consenso sia stato ottenuto mediante una pressione subdola, né che la persona offesa abbia aderito all’atto sessuale per effetto di una minorata capacità di resistenza scientemente sfruttata dagli imputati
(...). L’invito a recarsi nell’abitazione, le battute esplicite, l’atteggiamento seduttivo di Apolloni e la stessa volgarità del contesto non consentono, isolatamente o nel loro complesso, di distinguere con certezza una dinamica di induzione penalmente rilevante da una dinamica relazionale certamente censurabile, ma non univocamente riconducibile alla fattispecie incriminatrice”.
I giudici si soffermano infine sulla ragazza, che oggi ha 25 anni. Scrivono che i pm si sono basati (anche) sulle “lacunose dichiarazioni della persona offesa”, senza confrontarsi “adeguatamente con gli elementi di segno contrario”.
Più nello specifico, commentano le varie dichiarazioni della giovane messe a verbale in diversi momenti: “La persona offesa, da un lato, non lamenta alcuno specifico atto di violenza o di minaccia e, dall’altro, riferisce, nell’ambito delle sue plurime dichiarazioni, particolari e dettagli in modo non univoco e sovrapponibile, in un contesto di condizione psico-fisico, peraltro, parimenti descritto in modo ondivago e contraddittorio”.
CRISTIANO E MATTIA LUCARELLI
CRISTIANO LUCARELLI DIFENDE IL FIGLIO MATTIA
cristiano e mattia lucarelli
mattia e cristiano lucarelli
mattia lucarelli 1
mattia lucarelli

