sergej lavrov vladimir putin

ANCHE LAVROV È FINITO NEL MIRINO DI PUTIN? IL MINISTERO DEGLI ETSERI RUSSO È SPARITO DAI RADAR: MERCOLEDÌ SCORSO ERA ASSENTE AL CONSIGLIO DI SICUREZZA A MOSCA E NON CI SARA’ AL G20 IN SUDAFRICA A FINE MESE – SECONDO INDISCREZIONI, SAREBBE “CADUTO IN DISGRAZIA” DOPO LA ROTTURA DELLE TRATTATIVE TRA PUTIN E TRUMP. MA IL CREMLINO SMENTISCE – NUOVA STRETTA DI “MAD VLAD” CONTRO GLI “AGENTI STRANIERI”: SARÀ PIÙ FACILE ESSERE RICONOSCIUTI “COLPEVOLI” DI AIUTARE I NEMICI DELLA RUSSIA. E MOLTI EX FEDELISSIMI STANNO FINENDO NELLA LISTA NERA...

sergei lavrov vladimir putin

CREMLINO,'LAVROV NON È CADUTO IN DISGRAZIA, NOTIZIE FALSE'

(ANSA) - Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, "ha smentito notizie circolate su media occidentali e ucraini secondo le quali il ministro degli Esteri Serghei Lavrov sarebbe caduto in disgrazia presso il presidente Vladimir Putin", lo riporta la Tass.

 

"In queste notizie non c'è nulla di vero, Lavrov continua sicuramente a lavorare come ministro degli Esteri", ha affermato il portavoce, citato dall'agenzia russa.

 

LAVROV ASSENTE, MISTERO A MOSCA "HA PERSO IL FAVORE DI PUTIN"

Estratto dell’articolo di Rosalba Castelletti per “la Repubblica”

 

sergei lavrov vladimir putin

Non ha guidato la delegazione russa al vertice Asean lo scorso ottobre, non rappresenterà Mosca al G20 in Sudafrica a fine mese e mercoledì è stato l'unico assente al Consiglio di Sicurezza. Quanto è bastato ad alcuni media e canali Telegram d'opposizione per scrivere che il ministro degli Esteri Sergej Lavrov sarebbe «caduto in disgrazia»: starebbe scontando il rinvio del vertice tra Vladimir Putin e Donald Trump a Budapest seguito alla sua «tesa» telefonata col segretario di Stato americano Marco Rubio.

 

[...]

 

vladimir putin donald trump anchorage alaska 2 foto lapresse

Una riunione per di più «storica» dove Putin aveva incaricato i suoi funzionari di valutare se prepararsi alla ripresa dei test nucleari dopo 35 anni fa. «Fonti informate» avrebbero riferito a Kolesnikov che Lavrov era «assente di comune accordo». Formula che non ha fatto che alimentare le speculazioni.

 

Anche perché, il giorno prima, Putin aveva nominato per decreto il vicecapo dello staff dell'amministrazione presidenziale Maksim Oreshkin alla testa della delegazione russa al G20 del 22 e 23 novembre a Johannesburg.

 

Prima d'ora era sempre stato Lavrov a fare le veci di Putin le volte che era stato costretto ad abdicare a qualche evento internazionale a causa del mandato d'arresto internazionale per "crimini di guerra", come nel 2022 al G20 di Bali o quest'anno al vertice Brics in Brasile. E a fine ottobre era stato il vicepremier Aleksej Overchuk a guidare la delegazione russa al summit dell'Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico (Asean), capitanata solitamente da Lavrov.

 

sergei lavrov elvira nabiullina vladimir putin

Le "assenze" del ministro, hanno notato i social, sarebbero iniziate dopo la sua telefonata del 21 ottobre con Rubio che avrebbe dovuto gettare le basi per un vertice tra i due leader a Budapest. Secondo Reuters, Lavrov avrebbe però «preteso troppo» tanto da spingere il segretario di Stato a consigliare a Trump di annullare l'incontro.

 

Al rinvio del summit erano poi seguite le sanzioni contro Rosneft e Lukoil, le prime dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Qualcuno al Cremlino — secondo il canale Telegram solitamente ben informato Nezygar designato come "agente straniero" — ne avrebbe approfittato per accusare di «sabotaggio» il ministro più longevo dell'era putiniana, 21 anni su 76 anni alla guida del dicastero degli Esteri.

 

Lavrov avrebbe avuto «una seria conversazione» con Putin e ora sarebbe «demoralizzato» perché «si è trovato al centro di un complotto». «Molti pensano che stia seguendo le orme» dell'ex ministro della Difesa Sergej Shojgu che, dopo i ritiri dal fronte ucraino nell'autunno 2022 e l'ammutinamento di Wagner nel 2023, nel maggio 2024 fu nominato a capo del Consiglio di Sicurezza. [...]

 

 

«AGENTI STRANIERI», ALTRA STRETTA DI PUTIN: ANCHE GLI EX AMICI FINISCONO NEL MIRINO

Estratto dell’articolo di Marco Imarisio per il “Corriere della Sera”

 

VLADIMIR PUTIN

«Ogni venerdì è il giorno del giudizio». A parlare così, seduto a un tavolino del Caffè Pushkin, luogo di incroci del potere in ogni sua forma, non è uno spericolato attivista putiniano, che si sentirebbe anche poco a suo agio in un contesto sicuramente ben ascoltato. Ma uno degli opinionisti televisivi che vanno per la maggiore, un fervido praticante dell’ortodossia putiniana.

 

[...] Nel 2012, un Vladimir Putin appena ritornato al Cremlino varò la categoria dell’agente straniero. Niente paura, disse, è solo l’equivalente del Fara americano, l’atto di registrazione delle organizzazioni non governative estere. Dieci anni dopo, soltanto 115 soggetti avevano ricevuto quell’etichetta comunque poco gradita.

 

vladimir putin in mimetica alle esercitazioni militari zapad

Pochi mesi dopo l’inizio della guerra, il Cremlino approvò una nuova legge, «Sul controllo delle attività delle persone sotto influenza straniera». All’epoca sembrò uno dei tanti provvedimenti pensati per mettere ai margini i giornali indipendenti e in generale tutte le voci contrarie alla cosiddetta Operazione militare speciale.

 

Una sorta di marchio di infamia. Ogni opinione pubblicata sui social delle persone bollate in tal modo doveva riportare la dicitura in questione. Con qualche limitazione economica, le persone colpite da questo provvedimento potevano continuare la loro vita, a Mosca oppure all’estero.

 

sergei lavrov vladimir putin

Adesso non è più così. L’ultimo inasprimento della legge, che introduce la responsabilità penale dopo un singolo illecito amministrativo, è entrato in vigore lo scorso 26 ottobre. La «influenza straniera» viene definita in modo così ampio che include non solo il guadagno di denaro, ma anche qualsiasi «assistenza dall’estero» o anche tentativi di «coercizione e persuasione».

 

Sono criteri così generici e sfumati, che consentono di togliere il fiato a qualsiasi dissidente. A questo si aggiunge invece una ulteriore stretta sul profilo economico. Al reprobo viene congelata la pensione, mentre tutti i suoi guadagni vengono presi in consegna su un apposito conto corrente a lui inaccessibile fino a quando giungerà il perdono.

 

[...]

 

vladimir putin in mimetica alle esercitazioni militari zapad

Ma la novità più grande è un’altra. Adesso, chiunque può diventare un agente straniero. Persino i fedelissimi alla linea. L’angoscia del venerdì, quando il ministero della Giustizia presso il quale è depositato il registro degli Agenti stranieri pubblica l’aggiornamento della lista, senza mai fornire motivazioni, solo i nomi, sta diventando patrimonio comune di ogni appartenente alle élite russe.

 

Cominciò questa estate, con l’insospettabile Sergey Markov, politologo ed ex consigliere speciale di Putin. Sembrava una punizione per aver partecipato a un convegno promosso dall’Azerbaigian.

 

vladimir putin alla parata militare in piazza tienanmen a pechino foto lapresse 2

Anche il vecchio Mikhail Gusman, vicedirettore della Tass dal 1999 e fedelissimo del presidente, era stato mandato in pensione dopo aver preso parte a quell’evento. Ma poi è stato il turno di Roman Alyokhin, blogger Z e corrispondente di guerra. Per lui si è pensato a un uso disinvolto dei fondi raccolti per le truppe. Senz’altro non ha giocato a suo favore l’ostensione sui social di un’auto di lusso, e la campagna contro di lui lanciata da Vladimir Solovyov, campione della propaganda televisiva e uomo di sistema.

 

[...]

 

Esistono diverse interpretazioni per quel che sta accadendo. Nessuna delle quali induce all’ottimismo. La prima, più minimalista, accredita l’ipotesi di un regolamento di conti tra i veterani della propaganda, opposti alla galassia ultranazionalista, ancora più estrema di loro e meno controllabile dai vertici.

 

VLADIMIR PUTIN

Tra gli osservatori esteri presenti a Mosca, prevale una lettura diversa. La qualifica di agente straniero è diventata un altro strumento di Putin per rimodellare la società, e prepararla a una eventuale nuova fase.

 

«Tra l’economia e la guerra, il Cremlino sceglierà sempre la seconda», spiega una autorevole fonte istituzionale che per ovvie ragioni chiede l’anonimato. «Verranno tempi ancora più duri. Per questo, è in corso una tattica repressiva che punta a massimizzare la paura: nessuno è al riparo».

 

donald trump vladimir putin

 

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