luigi di maio lavoro nero

“LE IENE” SBUGIARDANO DI MAIO E SUO PADRE CHE AVEVANO AMMESSO IL LAVORO IN NERO DI SALVATORE PIZZO, GARANTENDO CHE FOSSE SOLO UN CASO ISOLATO. MA CE NE SONO ALTRI TRE! -  POSSIBILE CHE LUIGINO NON SAPESSE QUEL CHE SUCCEDEVA NELLA SOCIETÀ DI FAMIGLIA CHE ORA È, PER METÀ, SUA? SI E’ DIFESO RIVELANDO CHE I RAPPORTI CON IL PADRE NON ERANO DEI MIGLIORI - FILIPPO ROMA: “MA PERCHE’ SE IL RAPPORTO NON ERA UN GRANCHE’ LEI FACEVA IL MURATORE NELL’AZIENDA DI FAMIGLIA”. LA RISPOSTA SIBILLINA DI LUIGINO... VIDEO!

AZIENDA DI MAIO E IL LAVORO NERO
Le 'Iene' beccano il lavoro nero nell'azienda del padre di Di Maio

Stefano Zurlo per “il Giornale”

 

Ha messo la sua faccia arrabbiata davanti alle telecamere delle Iene. Ma è solo l' inizio.

LUIGI DI MAIO E IL LAVORO NERO NELL AZIENDA DI FAMIGLIA

Salvatore Pizzo, per tutti Sasà, ha 39 anni, un corpo da peso massimo e l' aria spiegazzata di chi se la passa male. «Io lancio un appello al ministro del lavoro Luigi Di Maio perché mi aiuti a ritrovare un posto e la dignità».

 

La frase viene troncata, mentre l'uomo passeggia nervosamente avanti e indietro, ma il senso è fin troppo chiaro: le certezze sono andate smarrite come valigie nel 2011, quando Di Maio padre lo scaricò dopo alterne vicende e lui perse l' aggancio con l' Ardima, la società della famiglia del vicepremier.

FILIPPO ROMA E IL SERVIZIO SUL LAVORO NERO NELL AZIENDA DI MAIO

 

Siamo al Parco delle Acque, oasi verde nella selva di palazzine grigiastre. «Io ho tre figli e una moglie da mantenere, ma non sono uno sciacallo, non sono un avvoltoio - mette le mani avanti Sasà. - Però è dal 2011 che campo come ambulante, è dura, è dura, e non mi sta bene sentire sempre questo ritornello sulla famiglia Di Maio, la famiglia onesta, la famiglia perbene, la famiglia. Io prendevo 1.200 euro al mese, tutti in nero, e alla fine sono stato buttato a mare».

 

LUIGI DI MAIO E IL LAVORO NERO NELL AZIENDA DI FAMIGLIA

In quel periodo l'Ardima era formalmente della moglie di Antonio, Paolina Esposito, ma Sasà ricorda solo il papà del vicepremier. «Lui non veniva mai nei cantieri, era sempre in giacca e cravatta. Non gli parlo e non lo vedo da sette anni e non ho mai conosciuto nemmeno Luigi», il leader 5 Stelle che nel 2014 ha rilevato il 50 per cento delle quote societarie. Pizzo cerca di non farsi travolgere dal clamore che lui stesso ha provocato: «Non sono un accattone, ma mi sono stufato di tutte queste prediche.

 

Il Ministro del lavoro pensi a un poveraccio che il padre trattava in questo modo». E Sasà ripete i nomi dei tre ex colleghi che in quegli anni avrebbero lavorato senza risultare, del tutto o parzialmente, nella solita Ardima: Mimmo, Giovanni e Stefano. Difficile stanarli, ma alla fine Mimmo Sposito, sia pure a fatica, qualcosa dice.

FILIPPO ROMA E IL SERVIZIO SUL LAVORO NERO NELL AZIENDA DI MAIO

 

E non è poco: «Io facevo quattro ore al giorno in chiaro, in regola, e altre quattro in nero. Cosi ho fatto causa per avere giustizia». Giustizia contro la famiglia Di Maio. «Mi devono dare quello che mi spetta». Possibile, viene da chiedersi, che il capo politico dei grillini ignori tutto quel che succedeva alle porte di casa sua, nel perimetro della società che ora è, per metà, sua? Quattro persone, almeno quattro se questi racconti saranno confermati, effettuavano prestazioni non regolari.

 

FILIPPO ROMA E IL SERVIZIO SUL LAVORO NERO NELL AZIENDA DI MAIO

Poi salta fuori un procedimento davanti al giudice del lavoro e chissà che altro. Una causa non è un'intervista e non si può liquidare schiacciando il tasto del telecomando. «In primo grado, al tribunale di Nola nel 2013 racconta l' avvocato Ignazio Sposito, solo omonimo del muratore - abbiamo chiesto 40 mila euro ma abbiamo perso. Il giudice togato che aveva iniziato il procedimento è stato sostituito da un giudice onorario che alla fine ha ritenuto non provato quel che chiedevamo. Ora puntiamo sull' appello che si svolgerà a Napoli nel 2020. In aula a Nola veniva sempre il signor Antonio anche se l' Ardima era passata alla moglie Paolina». Si vedrà.

 

SALVATORE PIZZO

Mimmo si congeda: «Mi aspettavo che questa storia finisse prima, ma ho fiducia nella magistratura». Antonio Di Maio invece viene scovato sotto casa dalle telecamere del programma Stasera Italia e mostra alcuni faldoni: «Avrete tutte le carte, eccole qui». L'imprenditore, dunque, si difende e annuncia una discovery dei documenti che proverebbero la sua correttezza.

FILIPPO ROMA E IL SERVIZIO SUL LAVORO NERO NELL AZIENDA DI MAIO

 

Ma intanto Sasà conferma quello di cui il Giornale ha dato conto in questi giorni (e che invece Luigi Di Maio continua a smentire, anche ieri sera nel salotto tv di Floris): «La sera, quando staccavamo e lasciavamo i cantieri, il camioncino e gli attrezzi dei muratori venivano ricoverati quasi sempre nella proprietà di famiglia, a Mariglianella». Nei terreni in cui sono spuntati manufatti che non sono in linea con i dati catastali. E qui il filone sugli operai fantasma s' intreccia con quello sui presunti abusi edilizi.

FILIPPO ROMA E IL SERVIZIO SUL LAVORO NERO NELL AZIENDA DI MAIOLUIGI DI MAIO E IL LAVORO NERO

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