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LA LEGGE ELETTORALE, IL ROMPICAPO DI GIORGIA – MELONI OGGI RIUNISCE GLI ALLEATI PER CERCARE DI SBLOCCARE LO STALLO SULLO “STABILICUM”. GLI OSTACOLI MAGGIORI ARRIVANO DA FORZA ITALIA (OVVERO DA MARINA BERLUSCONI), CONTRARIA AL PREMIO DI MAGGIORANZA, CHE RISCHIA DI ESSERE UN BOOMERANG IN CASO DI VITTORIA DEL "CAMPO LARGO" (“MASSACREREBBE IL NOSTRO GRUPPO PARLAMENTARE E QUELLO DELLA LEGA”). GLI AZZURRI PUNTANO A TENERSI LE MANI LIBERE IN CASO DI “PAREGGIO” E DIVENTARE L’AGO DELLA BILANCIA – ALTRO NODO È L’ELIMINAZIONE DEI COLLEGI, CHE PENALIZZA LA LEGA AL NORD. E L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER È INDIGESTA A TAJANI E SALVINI, COSÌ COME ALLA SCHLEIN…

1 - LEGGE ELETTORALE, FDI PRONTA A CONCESSIONI

Estratto dell’articolo di Federico Capurso per “la Stampa”

 

antonio tajani e giorgia meloni alla camera foto lapresse

Che il centrosinistra non voglia sedersi al tavolo per discutere la nuova legge elettorale, ormai, è chiaro anche agli uomini di Giorgia Meloni. «Irricevibile», taglia corto la segretaria del Pd Elly Schlein.

 

E a questo punto, dentro Fratelli d'Italia, si inizia a pensare di aver commesso «un errore politico in partenza», come ammette uno dei big del partito. Perché «il testo dello Stabilicum - spiega - alle opposizioni va già bene così, non hanno alcun interesse a dialogare con noi per modificarlo. Gli conviene di più tenersi le mani libere per attaccarci».

 

MARINA BERLUSCONI DIVENTA CAVALIERA DEL LAVORO

Il confronto, dunque, resterà tutto interno al centrodestra. Con Forza Italia che continua a porre dubbi agli alleati: «Ci sono almeno due temi a rischio incostituzionalità - fanno sapere - oltre a problemi più politici». Se ne parlerà già questa settimana, quando dopo aver coordinato le agende, si terrà il vertice voluto da Meloni con i leader alleati […]

 

[…]  i crucci dei forzisti […] riguardano soprattutto il premio di maggioranza, perché in caso di sconfitta alle prossime elezioni «questo Stabilicum massacrerebbe il nostro gruppo parlamentare e quello della Lega», spiega un deputato di peso.

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

[…] l'obiettivo sembra essersi spostato sulla richiesta di ridurre il numero di parlamentari a cui si può arrivare con quel premio. Gli azzurri chiedono di ridurlo al 10%, mentre allo stato attuale è al 15%.

 

Su questo c'è una timida apertura di FdI, che si dice disposta a cedere qualcosa sulla soglia massima di parlamentari che può ottenere la maggioranza: alla Camera, dai 230 deputati massimi previsti dal premio attuale, «potremmo calare a 228 o 226, applicando lo stesso parametro in Senato». In questo modo, chi siederà all'opposizione nella prossima legislatura potrebbe contare su più del 40% dei seggi.

 

LEGGE ELETTORALE

Forza Italia pone però anche un altro problema di rilievo costituzionale che riguarda sempre il premio di maggioranza: «Non ci sembra possibile l'ipotesi che, ad esempio, il centrosinistra possa ottenere il premio di maggioranza in Senato e il centrodestra ottenere il premio alla Camera. Dove verrebbe garantita la stabilità di governo?».

 

Perplessità che al momento non sembra essere condivisa dagli alleati. «La Costituzione prevede il bicameralismo - fanno notare da FdI -. Non possiamo legare a forza Camera e Senato attraverso una legge. Quello sì che sarebbe incostituzionale».

 

È chiaro a tutti che le insidie maggiori per i partiti "junior partner" delle due coalizioni (Forza Italia e Lega da una parte, Avs e Cinque stelle dall'altra) siano proprio nel premio di maggioranza. Il proporzionale già li schiaccerebbe alle spalle dei partiti di riferimento, Pd e FdI, soprattutto in caso di sconfitta. […]

 

2 - PROPORZIONALE ADDIO COLLEGI E PREMIO DI MAGGIORANZA A QUALI PARTITI CONVIENE CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE?

Estratto dell’articolo di Adriana Logroscino per il “Corriere della Sera”

 

Accelerare sulla riforma della legge elettorale, anche concedendo qualcosa alle opposizioni sulla misura del premio di maggioranza. Questa la missione del vertice dei leader del centrodestra che, agende permettendo, si terrà oggi pomeriggio. Le opposizioni promettono battaglia: «Hanno paura di perdere», tuona il Pd.

 

[…]

 

Premio e via i collegi

giuseppe conte elly schlein

Con l’abolizione dei collegi, cui è strettamente connesso, il premio di maggioranza (70 seggi alla Camera, 35 al Senato a chi supera il 40%) che «corregge» il proporzionale puro, conviene essenzialmente a FdI.

 

«Chi vince governa, senza pareggi e conseguenti inciuci», dichiarano i meloniani. Ma non può sfuggire che nel ragionamento c’è un calcolo: i collegi sono più favorevoli all’attuale opposizione. Il centrodestra, infatti, al Nord li conquista raccogliendo un numero di voti decisamente maggiore rispetto a quelli che servono a un campo largo unito per vincerli al Sud. Questo si traduce in uno «spreco di consenso» ai fini dei seggi assegnati.

 

Giorgia Meloni - foto Lapresse

Inoltre individuare candidati unitari per i collegi aiuta i partiti del Campo largo, la cui alleanza è meno cementata, a restare coesi. E poi contro il premio («Abnorme», lamentano) sono tutte le opposizioni, senza distinzioni anche e proprio per l’impatto che avrebbe sui quorum per l’elezione di capo dello Stato e organi di garanzia.

 

Anche in maggioranza c’è chi è favorito dai collegi: la Lega, radicata al Nord. Ma il premio potrebbe non essere funzionale nemmeno per FI, che in caso di pareggio potrebbe decidere di lasciarsi le mani libere e diventare così ago della bilancia. In generale poi i seggi assegnati attraverso il premio favoriscono i partiti più forti, in caso di vittoria, e sacrificano di più gli altri in caso di sconfitta.

 

[…]

 

«Listone» di coalizione

matteo salvini antonio tajani

Come attribuire i seggi assegnati col premio è un altro aspetto della riforma che divide. Un listone bloccato di coalizione è un correttivo utile alla Lega. Ma inviso a FI che ha un radicamento diffuso (pur con punte più alte al Sud), è più stabile della Lega nei consensi e si avvantaggerebbe con un premio attribuito in modo proporzionale scorrendo le liste.

 

Candidato premier

Nel testo della riforma è prevista l’indicazione del candidato premier contestuale al deposito di liste e programmi. Un’opzione che sta a cuore alla premier. E che invece costringe Elly Schlein a misurarsi con le primarie, mentre con l’attuale legge sarebbe la leader del partito maggiore della coalizione e dunque la candidata naturale per Palazzo Chigi.

 

Per ragioni opposte, l’indicazione del premier è un aspetto che potrebbe convenire a Giuseppe Conte, ansioso di misurarsi con Schlein per la leadership. L’indicazione del premier è abbastanza sgradita anche agli alleati minori di Meloni: rischia di ridimensionarne il peso, dietro al potente primo partito.

 

Preferenze

ANGELO BONELLI - GIUSEPPE CONTE - ELLY SCHLEIN FESTEGGIANO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA - FOTO LAPRESSE

Reintrodurre le preferenze è, stando alle dichiarazioni, una battaglia di tutti. A intestarsela sono stati FdI e Nm, ma anche il Pd. Il partito della premier ha meno da perdere dalla loro reintroduzione: a forte trazione leaderistica, può scegliere con libertà i candidati, e — con le sue percentuali — può garantire ampio spazio favorendo la competizione tra aspiranti.

 

Le preferenze sono sgradite a leadership meno salde come Lega, FI e lo stesso Pd, diviso tra potentissimi dirigenti, che già siedono in Parlamento, e amministratori che vogliono sfidarli sulla base del consenso.

 

Una soluzione di compromesso — comunque difficile — potrebbe essere bloccare i capilista e reintrodurre le preferenze per gli altri.

 

PAOLO GENTILONI E CARLO CALENDA A NAPOLI

Infine la soglia di sbarramento: al 3% garantisce Azione; il ripescaggio del migliore sotto il 3%, dentro la coalizione, assicura a Noi moderati maggiori chance di conquistare seggi.

matteo salvini giorgia meloni. antonio tajani

 

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