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LA LEGGE DI NATURA: SCOPARE E RIPRODURSI – SAPEVATE CHE LE LEONESSE, NEL PERIODO FERTILE, SI ACCOPPIANO ANCHE CENTO VOLTE CON PIÙ MASCHI? E' UN MODO PER EVITARE CHE UCCIDANO I FUTURI CUCCIOLI (DATO CHE POTREBBERO ESSERE FIGLI LORO) – ANCHE TRA ALCUNE RAZZE DI UCCELLI, LE FEMMINE VOLANO VIA DAL NIDO PER ACCOPPIARSI CON ALTRI ESEMPLARI PUR DI IRROBUSTIRE LA SPECIE…

Giuliano Aluffi per “il Venerdì della Repubblica”

 

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Dominano i loro gruppi con la forza - anche ricorrendo all'intimidazione fisica e al bullismo - o con un'astuzia che permette loro di prevalere sulla volontà dell'altro sesso. Le femmine di tante specie animali sono più determinate e intraprendenti dei maschi, e molto diverse in spirito da una remissiva casalinga vittoriana.

 

A spiegarci il bizzarro paragone è la giornalista e biologa britannica Lucy Cooke, autrice di un saggio dal titolo provocatorio: Bitch: a revolutionary guide to sex, evolution and the female (Cagna: una guida rivoluzionaria al sesso, all'evoluzione e alla femmina animale, edizioni Doubleday). «Darwin nell'Origine dell'uomo (1871), descrivendo la teoria della selezione sessuale scriveva "I maschi di quasi tutte le specie hanno passioni più forti delle femmine, che sono ritrose e passive".

 

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In questo giudizio subiva, e perpetuava, l'influenza culturale della società vittoriana. Questa visione manichea è durata a lungo» spiega Cooke. «Solo negli ultimi decenni si è avuto un quadro più realistico del rapporto tra sessi grazie agli studi delle scienziate femministe di cui parlo nel libro».

 

Come Allison Jolly, pioniera degli studi sul matriarcato nei lemuri. Nel 90 per cento delle 111 specie di lemuri del Madagascar le femmine sono dominanti. Non è così invece per gli altri primati, dove la teoria della selezione sessuale di Darwin - ovvero la competizione tra maschi per l'accesso alle femmine - li ha resi via via più grossi e aggressivi.

 

IL MATRIARCATO

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Nelle società matriarcali più note, ad esempio tra le iene o le talpe glabre, questa disparità fisica è ribaltata: le "femmine alfa" sono più prestanti e più aggressive dei maschi, e vengono da queste bullizzati.

 

La stranezza è che nei lemuri i due sessi hanno la stessa stazza: «L'ipotesi dell'antropologa Rebecca Lewis, che ha studiato a lungo i sifaka, è che per il loro modo di muoversi tra gli alberi, fatto di continui salti, anche di parecchi metri, tra tronchi invece che spostamenti lungo i rami, un corpo più pesante sarebbe un ostacolo» racconta Cooke.

 

«I sifaka vivono in gruppi di una dozzina di membri, composti da una matriarca, i suoi figli e un paio di maschi adulti, obbligati dalla "femmina alfa" a lasciarle i posti più soleggiati sui rami e il cibo migliore».

 

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Che aggiunge: «Quando un maschio coglie un frutto di baobab, dopo aver faticato a lungo con i denti per penetrare la dura scorza e arrivare ai gustosi semi, viene spesso raggiunto da una femmina che gli dà uno scappellotto e si appropria del frutto pronto per il consumo. A lungo andare i maschi più intelligenti si rassegnano a cercare solo i rimasugli di cibo sul suolo». Diverse le scoperte di Allison Jolly.

 

«Provò che le femmine si occupano del grosso della difesa territoriale, ed emettono grandi quantità di composti chimici, come gli esteri, per segnalare forza, cosa che in natura è più tipica dei maschi» dice Cooke. «E infatti i lemuri maschi spesso sono spaventati dalle femmine».

 

Ma anche quando non sono le più grosse, le femmine sanno imporre la loro volontà: un esempio è il modo in cui le leonesse evitano che un nuovo maschio, desideroso di sottrarle all'allattamento e rimandarle in estro, uccida i loro piccoli. «È una strategia che ho osservato nella riserva di Masai Mara (Kenya)» spiega Cooke. «Ero con l'etologo Ludwig Siefert, che studia la comunicazione tra leoni. Eravamo su una jeep e avevamo appena usato un altoparlante per emettere ruggiti e vedere cosa succede quando i leoni di un'area sentono il verso di un estraneo».

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Dopo qualche minuto sono arrivati tre leoni. «Mentre i due maschi, non trovando tracce dell'autore del ruggito, sono tornati nella savana, la leonessa si è sdraiata di fronte a noi, bloccandoci per due ore» ricorda Cooke. «Voleva accoppiarsi con l'intruso che ha sentito ruggire. Nel loro periodo fertile le leonesse amoreggiano anche cento volte con più maschi. Così questi si asterranno, in futuro, dall'uccidere cuccioli che potrebbero essere figli loro».

 

UOVA DI PADRI DIVERSI

La promiscuità anti infanticidio è una strategia adottata in molte specie, e la pioniera di questa teoria è stata la primatologa femminista Sarah Blaffer Hrdy con i suoi studi su una scimmia asiatica, l'entello. Ma più affascinanti sono i casi in cui la promiscuità è segreta, come nella classe degli uccelli, tradizionalmente simboli di monogamia.

 

«Per Darwin le femmine degli uccelli erano per lo più monogame, e questo è quello che si è creduto per un secolo» nota Cooke. «Ma oggi sappiamo che nel 90 per cento delle specie aviarie le femmine copulano con più maschi e le uova in un nido possono avere padri diversi».

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Il caso più estremo è lo scricciolo azzurro superbo (Malurus cyaneus): «Le femmine all'alba si defilano dal nido e copulano con i maschi del vicinato: oltre tre quarti dei figli hanno un padre diverso dal partner ufficiale.

 

Così si aumenta la robustezza della specie» spiega Cooke. «Le "fedifraghe" sono molto abili nell'agire di soppiatto: si è iniziato a scoprire la loro promiscuità solo con l'analisi del Dna nelle uova, e la pioniera di questo approccio è stata la biologa femminista Patricia Gowaty».

 

UN NIDO MASCHIO-FREE

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In certe specie, come gli albatri di Laysan del Pacifico settentrionale (Phoebastria immutabilis) le femmine intraprendenti relegano il maschio al mero ruolo di donatore di sperma: «Sono più avventurose, e a differenza dei maschi lasciano presto il luogo natale in cerca di nuovi orizzonti» osserva Cooke.

 

«Queste migrazioni fanno sì che, nei luoghi di arrivo, le femmine siano in sovrannumero sui maschi locali, già tutti impegnati. Il problema è presto risolto: le nuove arrivate ricorrono a un fugace accoppiamento e poi costruiscono un nido "maschio-free" dove una coppia di femmine si divide il compito della cova».

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