la lettera con cui papa montini - paolo vi - ipotizzava le dimissioni

NON SOLO RATZINGER - LA LETTERA SEGRETA CON CUI PAOLO VI IPOTIZZÒ LE SUE DIMISSIONI: “DICHIARIAMO, NEL CASO DI INFERMITÀ, CHE SI PRESUMA INGUARIBILE, O DI LUNGA DURATA DI RINUNCIARE AL NOSTRO UFFICIO” - DATATA 2 MAGGIO 1965, E’ STATA SCRITTA A MANO DAL PONTEFICE SOLO DUE ANNI DOPO L’ELEZIONE, QUANDO ERA IN SALUTE - BERGOGLIO: “E’ UN ATTO D’AMORE PER LA CHIESA”

Andrea Tornielli per “la Stampa”

 

PAPA MONTINI

«Noi, Paolo VI dichiariamo, nel caso di infermità, che si presuma inguaribile, o di lunga durata ovvero nel caso che altro grave e prolungato impedimento di rinunciare» al «nostro ufficio». La lettera segretissima sulla quale sono state fatte molte ipotesi ma che nessuno aveva mai avuto tra le mani, è scritta con chiarissima grafia di Papa Montini. Porta la data del 2 maggio 1965 e dunque è stata vergata a mano dal Pontefice bresciano non quando era vecchio o malato, ma solo due anni dopo l' elezione, con il Concilio ancora aperto.

 

LA LETTERA CON CUI PAPA MONTINI - PAOLO VI - IPOTIZZAVA LE DIMISSIONI

Rappresenta il gesto lungimirante di un Papa che vuole mettere al riparo la Chiesa da una sua lunga inabilità: una lettera di rinuncia anticipata, da consegnare al cardinale decano perché la renda nota agli altri porporati potendo dichiarare decaduto il Pontefice. È la novità più significativa del libro "La barca di Paolo" (San Paolo, pag. 240, 16 euro), curato dal Reggente della Casa pontificia, padre Leonardo Sapienza, autore di numerosi saggi con inediti del Papa bresciano. Il volume, che arriva nei prossimi giorni in libreria, è una miniera di documenti, lettere e biglietti di Paolo VI fino a oggi sconosciuti.

 

La lettera di dimissioni - anzi le lettere, perché insieme a quella con la rinuncia ce n'è una di accompagnamento indirizzata al Segretario di Stato - rappresenta certamente l'inedito più forte. È noto che diversi Pontefici del secolo scorso avevano pensato alla rinuncia: Pio XII a rischio di rapimento da parte di Hitler, Giovanni XXIII perché ammalato, e poi Paolo VI. Ma con Montini abbiamo finalmente un documento scritto.

LA LETTERA CON CUI PAPA MONTINI - PAOLO VI - IPOTIZZAVA LE DIMISSIONI

 

Un documento che certamente ha potuto leggere Giovanni Paolo II, il quale, seppur provato dal Parkinson, decise di non ritirarsi. Sarebbe stato il suo successore Benedetto XVI il primo in duemila anni di storia della Chiesa a dimettersi perché non si sentiva più in grado di reggere il peso del pontificato.

 

Il testo montiniano nel libro di padre Sapienza viene commentato anche da Francesco. «Ho letto con stupore queste lettere di Paolo VI - scrive Bergoglio - che mi sembrano una umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa; e una ulteriore prova della santità di questo grande Papa Ciò che a lui importa sono i bisogni della Chiesa e del mondo. E un Papa impedito da una grave malattia, non potrebbe esercitare con sufficiente efficacia il ministero apostolico».

 

LA LETTERA CON CUI PAPA MONTINI - PAOLO VI - IPOTIZZAVA LE DIMISSIONI

Il testo della missiva principale, «riservata» e indirizzata al Decano del Sacro Collegio, su carta intestata con lo stemma papale, si apre con un paragrafo degno di un Padre della Chiesa: «Noi Paolo sesto, per divina Provvidenza Vescovo di Roma e Pontefice della Chiesa universale, alla presenza della Santissima Trinità Padre, Figlio e Spirito Santo, - invocato il nome di Gesù Cristo, nostro Maestro, nostro Signore e nostro Salvatore». Segue un affidamento a Maria e a san Giuseppe.

 

papa paolo vi

Quindi la formulazione della rinuncia vera e propria, con i dettagli. «Dichiariamo: nel caso di infermità, che si presuma inguaribile, o di lunga durata, e che ci impedisca di esercitare sufficientemente le funzioni del nostro ministero apostolico; ovvero nel caso che altro grave e prolungato impedimento a ciò sia parimente ostacolo, di rinunciare al nostro sacro e canonico ufficio, sia come Vescovo di Roma, sia come Capo della medesima Santa Chiesa cattolica, nelle mani del Signor Cardinale Decano lasciando a lui, congiuntamente almeno ai Signori Cardinali preposti ai Dicasteri della Curia Romana ed al Cardinale nostro Vicario per la città di Roma la facoltà di accettare e di rendere operanti queste nostre dimissioni, che solo il bene superiore della santa Chiesa ci suggerisce».

 

Paolo VI

In calce firma autografa e data, «presso San Pietro, nella domenica del buon Pastore, II dopo Pasqua, il 2 maggio 1965, II del nostro Pontificato». È interessante notare che Paolo VI non faccia soltanto riferimento a una malattia, ma anche alla possibilità di «altro grave e prolungato impedimento». «Don Pasquale Macchi, il segretario del Papa - spiega alla Stampa monsignor Ettore Malnati - mi disse che Paolo VI aveva pensato a quanto stabilito da Pio XII in caso di deportazione durante la guerra: chi lo avesse rapito, non avrebbe avuto come prigioniero il Papa, ma soltanto il cardinale Pacelli».

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