lillo woodcock

LILLO, PEGGIO DI TOTO’ RIINA - LA GDF SEQUESTRA IL SUO PC, APRE CON UN CACCIAVITE LA SUA CASSETTIERA, PERQUISISCE LA SUA RESIDENZA ROMANA, DOVE I FINANZIERI COPIANO L'INTERO CONTENUTO DEL COMPUTER DELL'ATTUALE COMPAGNA, E LA CASA DEL PADRE - SOTTRATTO IL TELEFONO ALL'EX MOGLIE – NON BASTA: SI PORTA VIA GLI STRUMENTI DI LAVORO DELL'ART DIRECTOR FABIO CORSI, CHE HA EDITATO IL LIBRO ‘’DI PADRE IN FIGLIO’’ 

MARCO LILLO - DI PADRE IN FIGLIOMARCO LILLO - DI PADRE IN FIGLIO

Vincenzo Iurillo e Antonio Massari per il Fatto Quotidiano

 

I finanzieri partono alle tre della notte da Napoli. Alle sette del mattino, la loro Punto nera è già dinanzi al cancello della redazione del Fatto a Roma . Hanno un mandato preciso: perquisire, sequestrare, trovare le prove che inchioderanno la fonte di un giornalista, il nostro vicedirettore Marco Lillo, autore dei principali scoop sul caso Consip.

 

La Procura di Napoli indaga - in coordinamento con quella romana - dopo la denuncia presentata dai legali di Alfredo Romeo, il principale indagato nell' inchiesta Consip, agli arresti in carcere fino a due giorni fa, quando gli sono stati concessi i domiciliari.

 

marco lillo (2)marco lillo (2)

Si sente diffamato, Romeo, e indica nella denuncia che nel libro intitolato Di padre in figlio - incentrato sull' inchiesta, con annessa pubblicazione dell' inedita intercettazione tra Matteo Renzi e suo padre Tiziano - si sono consumate delle rivelazioni del segreto istruttorio. Un' inchiesta, quella sulla Consip, sventrata da fughe di notizie eccellenti - contestate persino al ministro Lotti e all' attuale comandante dell' Arma - partorisce così una nuova inchiesta, stavolta sul Fatto Quotidiano, avviata dall' uomo che, secondo l' accusa, brigava illecitamente per ottenere appalti.

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E così, a poche ore dall' interrogatorio a Roma del pm Henry John Woodcock, e dopo quello alla sua compagna Federica Sciarelli, entrambi indagati per rivelazione del segreto istruttorio - Lillo ha da subito dichiarato: "Non sono le mie fonti" - la Procura di Napoli decide di sequestrare telefoni e computer del vicedirettore Marco Lillo.

 

Il nostro vicedirettore - si legge nel decreto - non vuol rivelare la fonte: la Procura decide di perquisire. E sequestra anche il telefono della ex moglie, gli strumenti di lavoro dell' Art director Fabio Corsi, che ha editato il libro, perquisisce la residenza romana di Lillo, dove i finanzieri copiano l' intero contenuto del computer dell' attuale compagna.

HENRY JOHN WOODCOCKHENRY JOHN WOODCOCK

 

Sequestrano le bozze del libro, con appunti segnati dal cronista, si presentano nella casa estiva in Calabria, quella del padre 96enne, dove Lillo è in vacanza con i figli e col papà. Perquisizioni anche nella "Grafica Veneta" di Padova che, per conto della Paper First, la casa editrice del Fatto, ha stampato il libro in questione.

 

Dieci finanzieri in viaggio tra Padova e Roma con tre tecnici nominati dalla Procura.

Un notevole dispiegamento di forze, eppure il Fatto non è certo il covo di un pericoloso latitante. Il presunto corpo del reato? La Finanza - che ha agito costantemente in modo corretto e rispettoso - cerca due informative del Noe: la prima datata 9 gennaio 2017, la seconda risalente a febbraio.

 

WOODCOCKWOODCOCK

Entrambe riguardano il caso Consip. E poi - su mandato del procuratore aggiunto di Napoli, Alfonso D' Avino, e della sostituta Graziella Arlomede - i dieci finanzieri cercano "atti relativi al libro", "messaggi di posta elettronica di interesse investigativo", tracce che portino all' autore della soffiata che ha permesso a Lillo di pubblicare, in esclusiva, l' intercettazione tra Matteo Renzi e suo padre, nella quale il primo diceva al secondo di dire ai magistrati se avesse visto Romeo, con l' aria di fidarsi poco del genitore.

ESIBIZIONE DI MARCO LILLO ESIBIZIONE DI MARCO LILLO

 

Marco LilloMarco Lillo

Lillo - si legge negli atti - ha dichiarato che Woodcock e Sciarelli non sono le sue fonti, ma ha anche detto pubblicamente che non intende rivelare il nome di chi lo ha aiutato a recuperare le notizie. E quindi: la Procura perquisisce. E sequestra. In modo "illegittimo", sostiene l'avvocato del Fatto Angela De Rosa. Ha un bello scrivere, la Procura di Napoli, quando nel decreto ricorda i limiti che la magistratura incontra indagando - come suo dovere - quando s'imbatte in un giornalista. Semplifichiamo: prima si chiede di esibire gli atti sui quali s' indaga, e solo quelli, poi, in caso di diniego, il sequestro non si rende necessario.

Sandra Amurri e Marco LilloSandra Amurri e Marco Lillo

 

MARCO LILLOMARCO LILLO

Lillo era in Calabria e non s' è mai opposto all' esibizione. Al limite, era impossibilitato in tempi brevi a raggiungere sia la redazione, sia le sue abitazioni romane. Ma nessun diniego. Dopo il sequestro del suo telefono, si annota che il cronista non era raggiungibile. Peccato che, il suo telefono, alla Finanza in Calabria, l' avesse portato proprio Lillo. E così la Procura decide di sequestrare il suo computer e di aprire con un cacciavite la sua cassettiera.

 

"Le operazioni di eventuale sequestro - fa annotare l' avvocato nel verbale - sono subordinate, come prescritto dal decreto, all' esibizione del materiale cartaceo e informatico citato nello stesso decreto. Esibizione che Lillo è nell' impossibilità oggettiva di operare". E quindi: perquisizione e sequestro sono quindi avvenuti in modo "illegittimo" e "in violazione dei diritti del giornalista" che, si badi, non è neanche indagato.

 

MARCO LILLO E SANDRO RUOTOLO MARCO LILLO E SANDRO RUOTOLO

Situazione ancora più gravve nel caso dell' Art director Fabio Corsi che, convocato in forza di un secondo decreto di perquisizione, esibisce tutto ciò che può, collaborando costantemente. Il suo unico ruolo, da Art director, è impaginare il libro e curarne la grafica.

Non ha alcun ruolo nella sua redazione. Niente da fare: sequestro di telefono e computer. Con annesso "rischio", annota l' avvocato, "di causare serie difficoltà al normale andamento del giornale".

 

MARCO LILLO E ANTONELLA MASCALIMARCO LILLO E ANTONELLA MASCALI

Tant' è, in attesa di ulteriori sviluppi dell' inchiesta, sia a Napoli sia a Roma, in questo momento, nel mirino delle Procure impegnate nel caso Consip, ci sono i giornalisti.

"Io e Federica Sciarelli - commenta Lillo - siamo stati costretti a consegnare i telefonini. Tiziano Renzi, indagato per traffico illecito d' influenze, ancora no".

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