mare del golfo di napoli

STIAMO AVVELENANDO LE NOSTRE ACQUE E NEANCHE CE NE ACCORGIAMO - IL MARE DEL GOLFO DI NAPOLI HA PERSO IL SUO ODORE A CAUSA DI UN AUMENTO DELL'ACIDITÀ DELLE ACQUE: A RISCHIO LE SPECIE MARINE COME TARTARUGHE E GAMBERI - L’ACIDIFICAZIONE MARINA, INTERFERISCE CON LA CAPACITÀ DELLE SPECIE MARINE DI COMUNICARE, DI RICONOSCERE IL CIBO E PREDATORI E LA CAPACITÀ DI RIPRODURSI - QUESTE ALTERAZIONI AVRANNO ANCHE CONSEGUENZE INDIRETTE SULL'UOMO, COME AD ESEMPIO…

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Fabrizio Geremicca per https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it

 

L’effetto serra cambierà il profumo del mare e non è un problema di poco conto, perché sott’acqua animali e piante comunicano essenzialmente attraverso gli odori. Sono questi ultimi che li aiutano a riconoscere il cibo, a sfuggire ai predatori, a percepire le possibili prede. La chimica olfattiva gioca un ruolo essenziale anche nei meccanismi dell’accoppiamento e, forse, in quelli della individuazione delle rotte che seguono gli animali nei loro spostamenti.

 

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Potrebbero essere gli odori, per esempio, ad aiutare le tartarughe della specie Caretta Caretta a ritrovare ogni anno la spiaggia dove avevano deposto già le uova nell’estate precedente oppure a guidare i mammiferi marini nel percorrere centinaia e centinaia di miglia lungo sentieri solo ad essi noti.

 

tartaruga caretta caretta

E’ un mondo di profumi, dunque, più che di luci e di suoni quello sottomarino e questa considerazione è tanto più vera quanto più si scende in profondità, dove la luce arriva a fatica e la vista aiuta ben poco. L’acidificazione provocata dall’eccesso di immissione di anidride carbonica nell’atmosfera, che è assorbita in parte dal mare, parrebbe sconvolgere in maniera radicale questa sinfonia olfattiva.

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Le alterazioni

Altera profondamente, infatti, sia la produzione di odori da parte degli organismi marini, sia la percezione degli stessi da parte di altri animali. Non solo negli oceani, ma anche nei mari di casa nostra. Lo rivela uno studio dei ricercatori della Stazione zoologica Anton Dohrn, i quali hanno condotto esperimenti in laboratorio su alghe ed organismi prelevati nel mare di Ischia, in particolare nella zona del Castello aragonese.

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La ricerca si intitola «Ocean Acidification affects volatile infochemicals production and perception in fauna and flora associated with Posidonia oceanica» ed è stata pubblicata sulla rivista internazionale Frontiers in Marine Science . «Abbiamo lavorato — racconta Mirko Mutalipassi, uno degli studiosi che ha preso parte al lavoro scientifico, che si è avvalso anche del contributo di ricercatori tedeschi — su due microalghe ed una macroalga ed abbiamo testato come il ph modifichi la produzione e la percezione di composti da parte di alcuni piccoli organismi: un gamberetto (Hyppolite ), un altro piccolo crostaceo (Idotea ) e due lumachine (Albania e Rissoa)».

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L’esperimento

Come si è svolta la ricerca? «Abbiamo estratto gli odori dalle alghe, differenziando quelle coltivate in acqua a ph 8,2 ed a ph 7,7 - dice ancora Mutalipassi - abbiamo poi immesso i crostacei, le lumache ed i gamberetti in vasche con mare a ph normale o acido. Abbiamo quindi osservato i differenti comportamenti degli animali rispetto agli odori delle alghe nelle acque normali o acidificate. E’ emerso con chiarezza che nel mare a ph più acido salta la normale chimica degli odori, quella che porta normalmente alcuni di questi animali ad avvicinarsi alle alghe perché sono cibo e riparo od a fuggire da esse, perché magari sono tossiche».

 

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L’acidificazione marina, quindi, interferirà fortemente con la capacità delle specie marine di comunicare fino al punto che, in futuro, si potranno osservare animali che invece di fuggire correranno verso i propri predatori, altri che non riconosceranno il proprio alimento, altri ancora che vedranno alterata la propria fisiologia e la capacità stessa di riprodursi.

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Conseguenze indirette

«Queste alterazioni — conclude il ricercatore della Stazione zoologica — avranno conseguenze indirette a vari livelli anche sull’uomo: impoverimento degli stock ittici, degradazione degli ambienti naturali, perdita di molecole importanti per le biotecnologie, come ad esempio quelle con interessanti prospettive nella lotta contro il cancro». Il mare di Ischia, peraltro, in alcuni punti parrebbe già anticipare gli scenari che verranno. In prossimità di alcune caldere sottomarine il ph acido modifica in maniera radicale l’ecosistema. Favorisce alcune specie, per esempio le salpe, e ne penalizza altre.

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