PIZZA E PIZZINI! NON È UNA BARZELLETTA: MASSIMO CIANCIMINO, TANTO CARO A INGROIA E SANTORO, APRE UN RISTORANTE CHE FA IL VERSO ALLA MAFIA! TAVOLI E PIZZE TRA LE FOTO DEL BOSS BONTATE CON SUO PADRE, DON VITO

1 - CIANCIMINO, DA IMPUTATO DI MAFIA A CHEF NEL RISTORANTE «PIZZA E PIZZINI»
Felice Cavallaro per "Il Corriere della Sera"


Il tesserino sanitario l'ha appena ritirato e lo sbandiera con occhi furbastri celiando su un suo bizzarro cambio di identità, visto che Massimo Cancimino da imputato di mafia si prepara a diventare chef, dietro i fornelli di un ristorante-pizzeria che vorrebbe inaugurare presto in pieno centro a Palermo, preparando la canzonatoria insegna da installare all'ingresso: «Pizza e pizzini».

Il discusso rampollo di «don» Vito Ciancimino, arrestato un paio di volte anche per essere stato trovato con 50 candelotti di dinamite nel giardino di casa, sotto processo per la cosiddetta trattativa Stato-mafia, depositario dei segreti del padre, l'ex sindaco messo sotto inchiesta da Falcone, prova a rifarsi una vita. «Anzi, una doppia vita», come precisa ironico parlando del sofisticato ristorante che la moglie Carlotta si accinge ad aprire sempre in centro a Palermo.

In via Emerico Amari, dove una squadra di operai è impegnata a montare il forno della pizzeria, Massimo Cancimino arriva su una bici rosso fiamma. Una bici a pedalata assistita. Costretto a rallentare su via Libertà e sulle traverse vicine al Politeama perché ad ogni angolo c'è qualcuno che lo saluta e lo blocca. Proprio come se non fosse un poco di buono da scansare. E di questo si fida: «Perché i palermitani non dovrebbero venire ad assaggiare le mie pizze? Sono certo che saranno incuriositi anche dai "pizzini" che farò stampare sui cartoni del takeaway con lo sfondo delle foto di mio padre accanto a Salvo Lima o a Paolino Bontate, il capomafia degli ani Settanta... Tutta roba inedita, cose mai viste...».

Come succede anche quando depone nelle aule di tribunale, parla con un sorriso beffardo assicurando che da chef farà furore: «Stiamo controllando ogni dettaglio. Solo il forno costa 5 mila euro...». Inutile provocarlo sui fondi forse recuperarti dal «tesoretto» milionario del padre, mai trovato dagli investigatori.

«Quale tesoretto? Ormai basta poco per avviare una attività. Perché i prezzi d'affitto sono crollati», replica raccontando della moglie, Carlotta Masserotti, benestante famiglia bolognese, adesso impegnata nell'apertura di un raffinato «restaurant-lounge» in via Parisi, all'angolo con via Libertà. Stesso locale di un ritrovo chiuso «per crisi» l'anno scorso da Cinzia Helg, la figlia del presidente della Camera di commercio. E Ciancimino spiega perché loro pensano invece di potercela fare: «Lo stesso locale che Helg pagava 7 mila euro al mese di affitto a Carlotta lo danno per 2 mila. La crisi aiuta. E poi lei è in società con un avvocato e con il figlio di un notaio».

Sono invece top secret i soci di Massimo Ciancimino. Non dice se ce ne sono, non fa nomi e si trincera dietro quel suo sorriso burlone, pronto a trattare una esclusiva con un settimanale per le foto e per la storia della pizzeria con i cimeli del padre. «Soci? Pure qualche colonnello si metterebbero in società con me, se potesse», assicura con faccia tosta lui che in tribunale ha puntato il dito contro ufficiali come il colonnello De Dono o il generale Mori. «Ma spero che vengano almeno ad assaggiare pizze e pizzini...».

2 - MAGORNO (PD): RISTORANTE CIANCIMINO A PALERMO SCHIAFFO A VITTIME
(TMNews) - "Il ristorante di Massimo Ciancimino a Palermo, con i riferimenti mafiosi nel nome e le immagini dei boss presenti nel locale, è un vero e proprio schiaffo alle vittime di Cosa Nostra e una provocazione per familiari e cittadini onesti. E` inaccettabile che un`offesa del genere sia permessa nel nostro Paese". E` quanto dichiara il deputato del Partito democratico Ernesto Magorno, componente della commissione Giustizia della Camera e della commissione bicamerale Antimafia.

"Lo sdegno è stato unanime - spiega Magorno - quando ci siamo trovati di fronte ad aziende che sfruttano la mafia per vendere panini e pizze in Spagna o in altri paesi esteri. Ora addirittura viene autorizzato a Palermo un ristorante che si chiamerebbe `Pizze e pizzini`, tenuto dal figlio di una nota personalità vicina alla mafia, che vorrebbe mettere nel locale anche le foto di boss mafiosi come Stefano Bontate. Ma chi ha autorizzato provocazioni del genere?

Tutti coloro che vogliono aprire una nuova attività sanno che lo Stato chiede decine di carte, fa controlli, ha tempi burocratici infiniti. Nel caso di Ciancimino, - conclude il deputato Pd - nessuno ha verificato le sue reali intenzioni? La città di Palermo può accettare un`offesa del genere? Chiederò alla presidente dell`Antimafia, Rosy Bindi, di valutare se non sia opportuno effettuare verifiche su questo caso".

 

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