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L’AFFARE S’INGROSSA - PRIMA SI SCOPRE CHE RAFFAELLO BUCCI, L’ULTRÀ JUVENTINO SUICIDATOSI IL 7 LUGLIO 2016, ERA LEGATO AI SERVIZI SEGRETI - ORA VIENE FUORI CHE IL SUO BORSELLO, DA CUI NON SI SEPARAVA MAI, E’ MISTERIOSAMENTE SPARITO LA SERA PRIMA DELLA MORTE ED E’ RIAPPARSO UNA SETTIMANA DOPO - L’ULTIMA TELEFONATA A UN FUNZIONARIO DELLA DIGOS

Jacopo Ricca per “la Repubblica”

RAFFAELLO BUCCIRAFFAELLO BUCCI

 

Un borsello nasconde la verità sull' oscuro suicidio di Raffaello Bucci. L' ex capo ultrà diventato prima uomo dei Servizi segreti nella curva bianconera e poi "ufficiale di collegamento" tra Juventus e tifo organizzato, gettatosi da un viadotto vicino a Fossano la mattina del 7 luglio, non si separava mai da quella borsa a tracolla.

 

Chi l'ha conservata tra la sera prima della sua morte e il 13 luglio, quando è stata riconsegnata alla ex compagna da Alessandro D' Angelo, dipendente juventino e amico di Andrea Agnelli (con lui deferito alla procura federale per l' inchiesta sportiva sui presunti favori della società agli ultrà), potrebbe dire molto sulle ultime ore di Bucci.

RAFFAELLO BUCCIRAFFAELLO BUCCI

 

Se, come sostiene l'ex compagna Gabriella Bernardis, è stato pestato prima di uccidersi, potrebbero essere proprio i suoi aggressori ad aver conservato il borsello per poi rimetterlo nell' auto o, comunque, farlo avere ai dipendenti juventini che l' hanno restituito alla donna.

Il collaboratore bianconero (ufficialmente dipendente della Top secret srl, ma con un ufficio nella sede della Juve) ci conservava documenti, carte di credito e, soprattutto, le chiavi della casa dell' ex compagna. Chiavi che aveva usato la sera prima quando era andato a innaffiare le piante della donna, in quei giorni in vacanza.

 

Eppure i due agenti della polizia stradale, che il giorno del suicidio hanno esaminato la Jeep Renegade abbandonata sulla carreggiata, non hanno trovato quel borsello, né le chiavi che conteneva. Non è l'unico dettaglio che non torna degli ultimi giorni di vita di quello che, secondo gli investigatori della Squadra mobile di Torino, sarebbe stato un elemento chiave nell' indagine sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nella curva bianconera.

RAFFAELLO BUCCI RAFFAELLO BUCCI

La mattina del 7 luglio i server della procura di Torino, che stava intercettando Bucci e il giorno prima lo aveva interrogato, hanno un black out di circa tre ore.

 

Un periodo di buio che non permette di sapere cosa abbia detto alle ultime persone cui a telefonato, tra cui un funzionario della Digos che è anche l' ultimo ad aver parlato con lui e dice fosse molto agitato. A questo si aggiunge il suo ruolo di collaboratore dei Servizi segreti, almeno fino al 2015, e alcune incongruenze nell' autopsia che, secondo la famiglia, non ha preso in considerazione l' ipotesi che Bucci sia stato pestato.

 

Ora la donna ha chiesto la riapertura dell' inchiesta, archiviata a dicembre dalla procura di Cuneo: «Ci sono troppe incongruenze. Le lesioni all'occhio e alla mandibola sono incompatibili con la caduta e fanno pensare a un pestaggio, che però non sappiamo collocare temporalmente» spiega l' avvocato Paolo Verra che tra oggi e domani depositerà la richiesta.

RAFFAELLO BUCCI  RAFFAELLO BUCCI

 

Il fascicolo della procura di Cuneo è piuttosto scarno, ma la squadra mobile di Torino ha steso un rapporto di quasi 90 pagine sulla vicenda, che ora è agli atti del processo Alto Piemonte, con il quale la Direzione distrettuale antimafia vuole mandare a processo una ventina di persone che avrebbero legami con 'ndrangheta infiltrata al Nord.

 

Nella ricostruzione delle ultime ore di Bucci, gli uomini della Mobile si concentrano su quel borsello, chiedendone conto ai dipendenti bianconeri. Prima a quelli che, alcuni giorni dopo il suicidio, vanno a Fossano a recuperare la Jeep (presa in leasing proprio dalla Juventus) e poi a quelli che poi la svuotano di tutto quello che apparteneva a Bucci. I primi dicono di non aver notato il borsello, mentre uno dei ragazzi incaricati di "ripulire" l' auto dice di averlo trovato sul tappeto del sedile passeggero insieme alle chiavi quando era in sede.

 

Di quelle chiavi Bernardis aveva chiesto notizie a D' Angelo il giorno prima, ma l' uomo sostiene di non averle ricevute da nessuno e che fossero sempre state nella macchina e la polizia non le avesse viste o qualcun altro le abbia rimesse al loro posto. Chi siano queste persone, se esponenti della curva, come i leader dei Drughi, Salvatore Cava e Dino Mocciola, che già nel 2014 aveva aggredito Bucci o elementi dei servizi segreti con cui si era incontrato prima di morire, gli inquirenti, per ora, non sono riusciti a chiarirlo.

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