lou salome

MORIVA OTTANT’ANNI FA LOU SALOMÉ, LA PSICOANALISTA RUSSA CHE CREO’ UN TRIANGOLO DI PASSIONE E GELOSIE CON NIETZCHE E PAUL RÉE - SPOSO’ UN ACCADEMICO CON CUI NON FECE MAI SESSO, FU AMANTE DI RAINER MARIA RILKE E ALLIEVA DI FREUD - SE NE FREGO’ DELLE RIVENDICAZIONI FEMMINISTE, TEORIZZANDO L’ESPANSIONE DELL’INDIVIDUALISMO

LOU SALOME - PAUL REE E NIETZCHELOU SALOME - PAUL REE E NIETZCHE

Francesca Sforza per “la Stampa”

 

Subito dopo la morte di Lou Andreas-Salomé, il 5 febbraio di ottant' anni fa, la Gestapo fece irruzione nella casa di Gottinga per portare via tutti gli scritti, i libri, i documenti che le erano appartenuti. In quanto «propugnatrice della psicoanalisi, scienza giudaica», Salomè doveva considerarsi «nemica dello Stato», e il suo stesso ricordo doveva essere cancellato.

 

LOU SALOMELOU SALOME

Nei 25 anni che quel prezioso materiale rimase chiuso nel seminterrato del palazzo municipale di Gottinga, la memoria di Lou Salomé sarebbe comunque, con prepotenza, riemersa dall' oblio: troppo aveva sparso, durante la sua vita, in termini di parole, sentimenti, opere e incontri. Ma è probabile che la lunga clausura dei suoi scritti - poi ritrovati da Heinz Peters, che resta uno dei suoi biografi più appassionati - abbia contribuito a costruire un'immagine di lei piuttosto parziale.

 

LA RUSSIA

LOU SALOME LOU SALOME

Figlia di un generale dell' esercito imperiale russo, adorata da Friedrich Nietzsche e Paul Rée, sposa di un accademico con cui non ebbe mai rapporti sessuali (ma a cui restò legata per oltre 30 anni), amante di Rainer Maria Rilke, involontaria seduttrice di quasi tutti gli intellettuali fin de siècle che ebbe modo di incontrare e allieva ascoltatissima da Sigmund Freud, chi era veramente Lou Andreas-Salomé?

 

Nata a Pietroburgo nel 1861, portava la Russia dentro di sé. Si fa fatica a credere che da ragazzina odiasse studiare il russo - a casa sua si parlava in prevalenza tedesco e francese - ma così era, tanto che nei suoi ricordi, la figura dell' amatissimo padre si colora di una ulteriore nota di benevolenza quando lui la dispensò dall' andare avanti con le lezioni, nella convinzione, come disse egli stesso anni dopo, che Lou era un' autodidatta nata, e che la sua intelligenza non aveva limiti.

LOU SALOME E FREUDLOU SALOME E FREUD

 

Con sua madre, cattolica tedesca tutta d' un pezzo, i rapporti non furono mai così calorosi. «Mutti, annega, ti prego!», urlò una volta Lou piccolina a sua madre che faceva il bagno in spiaggia. «Ma tesoro, morirei...», le rispose sbalordita Frau von Salomé. «Nicivò», le rispose in russo la figlioletta, «non fa niente».

LOU SALOME  LOU SALOME

 

Lou cresceva: occhi celesti, capelli biondo cenere, una figura magra e lievemente androgina. Nietzsche e Paul Rée erano pazzi di lei, adoravano i discorsi, le passeggiate, gli scambi di lettere, ma volevano entrambi possederla - che poi significava sposarla - e su questo Lou era irremovibile: «C' era una volta una soffitta - recitava l' incipit di una fiaba che Lou scrisse qualche anno dopo - Lì gli uomini tenevano prigionieri ogni sorta di animali e con ogni cura cercavano di disabituarli alla loro vita naturale in libertà».

 

Più di ogni cosa, Lou voleva essere libera, indipendente, slacciata da qualsiasi guinzaglio. La celebre foto che la ritrae su un carretto con Rée e Nietzsche a guisa di cavalli era stata in realtà architettata da un Nietzsche risentito e rifiutato, che aveva voluto immortalare una Lou-padrona (le mise in mano un frustino) più a incarnare un desiderio, che una realtà.

LOU SALOME   LOU SALOME

 

Lei non voleva padroni, né voleva esserlo per alcuno. Ma acconsentì a quello scatto per un misto di arrendevolezza e fragilità: amava quei due come fratelli, e non voleva contrariarli per non perdere il loro favore (vista anche la fermezza con cui, a un certo punto, li rifiutava).

 

NARCISISMO

Al femminismo non si interessò mai: niente del suo desiderio di libertà aveva a che fare con una rivendicazione collettiva o un lamento di genere. Lou teorizzava piuttosto un'espansione delle individualità, un narcisismo portato alla sua massima estensione. Freud la rimproverava per questo, ma lei non cedeva: e forse, più che a Narciso la sua vita finì per somigliare allo specchio d' acqua, in cui ciascuno vedeva se stesso, e per rifrazione si innamorava di lei.

 

L'amore-fratellanza che aveva segnato i primi trent'anni di Lou evolve, nell'incontro con un medico di Vienna che le restò legato per tutta la vita - Friedrich Pineles - in quello che lei stessa definì «l'emancipazione della carne». Una vita erotica, la sua, cominciata relativamente tardi, consumata rigorosamente fuori dall'infelice matrimonio con Friedrich Carl Andreas e che conobbe il punto di massima maturità nell' incontro con Rainer Maria Rilke, all' epoca dieci anni più giovane di lei.

 

LOU SALOME E RAINER MARIA RILKELOU SALOME E RAINER MARIA RILKE

Il carteggio tra loro - pietra miliare dell'epistolario amoroso del Novecento - si conclude simbolicamente con la parola «Inferno», pronunciata da Rilke sul letto di morte. La famiglia di lui costrinse Lou a cambiare quel finale - sembrava spudorato e eccessivo - e lei lo fece, per non dover sopportare quelle maldicenze che per tutta la vita avevano accompagnato la sua condotta (in particolare quelle della terribile sorella di Nietzsche, Elisabeth).

 

Fino all' ultimo Lou Salomé non perse quell' andatura fiera di ragazza forte e sola. Quando le ordinarono l' asportazione di una mammella in seguito a un cancro che l' aveva colpita, uscì di casa senza dire a nessuno dove stava andando. Odiava essere compatita. Dopo i postumi dell' operazione sostituì il seno amputato con un' imbottitura e su uno dei suoi quaderni appuntò: «Nietzsche aveva ragione. Adesso ho proprio il seno falso».

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