campi flegrei

IL MOSTRO S’E’ SVEGLIATO – “ATTESA UN’ERUZIONE NEI CAMPI FLEGREI, PIU’ VICINA DI QUANTO SI PENSI” – IL LAGO DI MAGMA SOTTO IL GOLFO DI POZZUOLI POTREBBE SALIRE E SAREBBERO GUAI SERI: LA POPOLAZIONE NON VUOLE PERLUSTRAZIONI IN PROFONDITA’, TEME CHE ACCELERINO L’EVENTO

 

1. LO RIVELA UNO STUDIO DELL’UNIVERSITY COLLEGE DI LONDRA

Fabio Di Todaro per la Stampa

 

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«La caldera dei Campi Flegrei è più vicina all' eruzione rispetto a quanto si pensi». Si apre così il comunicato dello University College di Londra per presentare la ricerca redatta da Christopher Kilburn (dipartimento di scienze della Terra) con Giuseppe De Natale e Stefano Carlino, due colleghi dell' Osservatorio Vesuviano dell' Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

 

Il «paper», pubblicato su «Nature Communications», anticipa la possibilità di una nuova eruzione da parte del supervulcano a Nord di Napoli, tra il promontorio di Posillipo e capo Miseno: la punta che chiude il golfo di Pozzuoli. La fase critica potrebbe essere all' orizzonte. Da qui il monito di Kilburn: «Le autorità devono essere preparate a un' eventuale eruzione».

 

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Sia chiaro: nulla di imminente. Ma è bene tenere alta la guardia, visto che già dal 2012 la Protezione Civile ha alzato il livello di guardia da «verde» a «giallo» e tenendo conto che i supervulcani sono un piccolo ma terribile gruppo di bombe a orologeria, pronte a esplodere: da Yellowstone, negli Usa, al Lago Toba, in Indonesia, passando per altri giganti. Spiccano il Mount Aniakchak in Alaska, il Monte Aso in Giappone, il Lago Taupo in Nuova Zelanda e il Monte Warning in Australia. Da questi luoghi potrebbero scatenarsi eruzioni globali, in grado di alterare il clima dell' intero Pianeta.

 

Nella sua storia la caldera dei Campi Flegrei ha prodotto eruzioni ciclopiche. L' attuale depressione risulta essersi formata a causa di due violente eruzioni, una di 40 mila anni fa (la cosiddetta Ignimbrite Campana) e l' altra di 15 mila (il Tufo Giallo Napoletano). L' ultima eruzione degna di nota, dopo un periodo di quiescenza, risale al 1538. Fu in quella occasione che si formò il Monte Nuovo: il più giovane vulcano d' Europa, sul lago Lucrino.

 

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Ora il monito dei ricercatori giunge al termine di uno studio in cui sono state osservate le deformazioni del suolo e sono state comparate al tasso di sismicità dell' area. Obiettivo: prevedere le eruzioni dei vulcani da lungo tempo quiescenti. Un approccio che - spiega De Natale - «è stato utilizzato per studiare i fenomeni di bradisisma che dal 1950 a oggi hanno prodotto oltre 4 metri di sollevamento nel porto di Pozzuoli e circa 20 mila scosse».

 

Un approccio nuovo, dal momento che, finora, i modelli predittivi delle eruzioni erano stati stilati «focalizzando l' attenzione sull' eventuale presenza di intrusioni magmatiche superficiali», spiega il fisico. D' ora in poi, invece, converrà porre l' attenzione sulla risposta della caldera alle sollecitazioni interne.

 

Deformazione e sismicità: ecco i parametri da tenere sotto controllo. L' eruzione - si legge nella ricerca - «diventa più probabile quando il terreno viene allungato fino al punto di rottura, dal quale il magma può fuoriuscire». Un processo che non ha però tempi standard, dato che «il magma può anche ristagnare prima di raggiungere la superficie».

 

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Secondo Kilburn, di conseguenza, «non sappiamo quando e se questa lunga fase di agitazione porterà a un' eruzione, ma il trend dei Campi Flegrei è lo stesso che abbiamo visto durante le ricerche condotte su altri vulcani: come il Tavurvur in Papua Nuova Guinea, l' El Hierro alle Canarie e il Soufriere Hills sull' isola caraibica di Montserrat». Vulcani tornati a far sentire la propria voce nell' ultimo ventennio, con eruzioni tanto spettacolari quanto non prive di conseguenze, se per colpa del vulcano a Montserrat furono 19 le vittime di un' eruzione nel 1997.

 

Il suolo dei Campi Flegrei ha iniziato a sprofondare lentamente per secoli e il processo si è interrotto intorno al 1950, quando l' area ha ripreso a sollevarsi. Il fenomeno ha manifestato tutta la sua violenza tra il 1982 e il 1985, periodo in cui il suolo si è sollevato di quasi 2 metri, con un «accompagnamento» di terremoti e l' evacuazione di migliaia di abitanti di Pozzuoli. In 10 anni, infatti, il terreno si è sollevato di 30 centimetri. Segno della probabile comparsa di un «sill», ovvero un laghetto di magma formatosi a bassa profondità.

 

 

2. CATASTROFE ANNUNCIATA

Mario Tozzi per la Stampa

 

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I Campi Flegrei, il nostro supervulcano, si stanno rimettendo in moto? Come interpretare i segnali che provengono da quel distretto vulcanico che ha dato sempre segni di inquietudine, ma che gli italiani non considerano neppure attivo? Sotto attenzione c' è soprattutto la Solfatara, forse il cratere vulcanico più famoso del mondo, dove fumarole e mofete hanno fatto da palcoscenico anche per film famosi (Totò, in «47, morto che parla», crede di trovarsi lì nell' Aldilà). Le fumarole sono aumentate di temperatura e di portata, il terreno si è rigonfiato di 4-5 cm all' anno dal 2005 (dati Cnr).

 

Insomma, sembra che il magma stia risalendo all' interno della camera magmatica posta a 3 km di profondità. Ma questa non sarebbe una novità: nel 1538 un vulcano nacque e crebbe sotto gli occhi della popolazione (il Monte Nuovo) e oggi fa parte dello scenario flegreo. Così come ne fanno parte le colonne del mercato romano del Serapeo, che recano il segno dell' innalzamento e dell' abbassamento del mare negli ultimi secoli. Per non parlare dell' evacuazione di Pozzuoli negli Anni 80.

 

CAMPI FLEGREI MONTE NUOVOCAMPI FLEGREI MONTE NUOVO

Uno scenario che abbiamo considerato, a torto, spento, tanto da costruire basi militari, abitazioni e perfino un ippodromo dentro i 29 crateri di quello che è il secondo supervulcano del mondo, dopo quello di Yellowstone. Molto più pericoloso, considerando che a Yellowstone c' è un parco nazionale e pochissimi abitanti, mentre qui ci sono, forse, 600 mila persone a rischio. E considerando che l' ultima eruzione devastante ha creato ex novo lo scenario della Campania, circa 39 mila anni fa.

 

Che previsione possiamo fare? In realtà nessuna o, meglio, non si può escludere quella di una possibile eruzione moderata, simile a quella del Monte Nuovo. E, visto il monitoraggio, si saprebbe per tempo: le eruzioni vulcaniche sono più prevedibili dei terremoti, anche se meno del meteo di domani. La domanda, però, è un' altra: cosa dovrebbero fare i cittadini? Sono pronti a un' evacuazione? E gli amministratori sanno del rischio?

 

CAMPI FLEGREI5CAMPI FLEGREI5

Il vero problema dei Campi Flegrei, come del Vesuvio, è che l' emergenza è già oggi, con un traffico da metropoli cinese e un agglomerato di costruzioni che ingombrano ogni via di fuga. E nessuna esercitazione fatta. Eppure sappiamo bene che, in caso di pericolo, non riesci a ragionare e dovresti solo muoverti a memoria, come si fa sulle navi esercitandosi al naufragio, senza che nessuno pensi che porti male. Come invece accade a Napoli (e altrove).

 

solfatara a pozzuolisolfatara a pozzuoli

Nuovi dati dell' Ingv saranno preziosi anche per una migliore caratterizzazione del rischio vulcanico. In particolare sapere se è una semplice esalazione di fluidi a spiegare il bradisismo oppure se è proprio il magma stesso che si muove verso l' alto, preludendo a un' eruzione. Eppure la perforazione-pilota, da cui derivano questi dati (anticipatrice di una più profonda in progetto per scandagliare la camera magmatica), è stata osteggiata da parte della popolazione nel timore di eruzioni indotte, terremoti e disastri.

 

Come se non ci si volesse rendere conto che i Campi Flegrei sono uno dei vulcani più attivi del mondo e si preferisse preoccuparsi di un pozzo innocuo. Ma gli uomini sono fatti così: continuano a vivere nelle regioni pericolose del Pianeta, dimenticano i segnali della Terra e, soprattutto da noi, non pianificano diversamente la loro espansione su territori a rischio.

 

pozzuoli il vulcano dei campi flegreipozzuoli il vulcano dei campi flegrei

In Italia oltre la metà del territorio è a rischio terremoti, frane, alluvioni o eruzioni, eppure in quelle aree gli italiani hanno costruito a dismisura. All' inizio era la fame: piuttosto che morirne, si preferiva rischiare un' eruzione ogni 20 anni e intanto coltivare quei terreni così fertili. Ma oggi? Per quale ragione si colonizzano i crateri ancora attivi del Campi Flegrei? Sembra che il profitto possa essere l' unica risposta. Almeno fino a quando il nostro supervulcano darà un nuovo perentorio segno della sua esistenza in vita.

 

 

 

 

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