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C’È GROSSA CRISI - NEL 2015 I SENZATETTO IN ITALIA SONO AUMENTATI DEL 21% RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE - QUATTRO MILIONI E MEZZO DI PERSONE VIVONO IN CONDIZIONI DI POVERTÀ ASSOLUTA, MAI COSÌ TANTI DAL 2005 - A BOLOGNA SEI "PASTI SOCIALI" SU DIECI SONO SERVITI A NOSTRI CONNAZIONALI

Niccolò Zancan per “la Stampa”

 

mensa poveri frati antoniano 1mensa poveri frati antoniano 1

«Guarda che poteva succedere anche a te» dice l'ex facchino Franco Lepore, nato a Bologna, vissuto in via Massarenti, trentasei anni di lavoro duro e vacanze in città, a parte un solo viaggio «memorabile» in Brasile alla fine degli Anni Novanta. «Perdi il posto, ti salta la casa. I miei cugini si sono fatti una famiglia. Non ho nessuno nelle condizioni di aiutarmi».

 

Accanto a lui, ci sono diciannove persone sedute sulle panche di questa stanzetta troppo illuminata. Aspettano il secondo turno perché il refettorio è pieno. Una donna pallida, con il viso deturpato da una cicatrice, esce urlando e piangendo. Dice fra i singhiozzi che in coda le hanno storto un braccio. Arriva la polizia. In dieci si fanno avanti per smentirla. «Non mi sento bene, scusatemi» dice adesso la donna mettendosi a sedere. Odore di mandarini. Un altro giro di tagliatelle al sugo. Un'altra sera alla mensa della Caritas di Bologna.

 

LA PRIMA NOTTE

SUD POVEROSUD POVERO

«La prima notte in strada ero titubante», dice il signor Lepore. «Mi hanno rubato il sacco a pelo già due volte. Per fortuna ho un amico che tiene le mie cose da lui. Alla fine, bisogna risollevarsi. Mi sono fatto fare tutti i conteggi. Mi mancano 16 mesi alla pensione. Devo resistere».

 

Resistere a Bologna. In Italia nel 2016. Dove la crisi non è mai finita, almeno se la si guarda da queste specie di sala d' aspetto. Gli ultimi dati della Caritas dicono, anzi, che i senzatetto nel 2015 sono aumentati del 21 per cento rispetto all' anno precedente.

Quattro milioni e mezzo di italiani vivono in condizioni di povertà assoluta, mai così tanti dal 2005. E proprio qui, sotto le Due Torri, in Emilia Romagna, il 64 per cento dei pasti sociali è per gli italiani.

povertapoverta

 

Anche l' ex saldatore Nicola Mastro aspetta il suo turno per cenare. «Il mio datore di lavoro era Paolo Mascagni del mobilificio di Caselecchio, lo conosci? Eravamo in solidarietà da una settimana, quando si è tolto la vita. Una bravissima persona. Ancora adesso la famiglia mi aiuta come può. Era il 2011. Ho provato a farmi assumere alla Manutencoop, ma non c' era posto. Da allora ho consumato tutti i risparmi, senza più trovare niente. Eppure, fidati, qui dentro io sono uno dei più fortunati».

 

LA FORTUNA

Ecco in cosa consiste la fortuna del signor Mastro: «Ho un piccolo camper. Merito di un mio amico che sapeva capire il mondo. Incominciavano a lasciare le persone a casa, e lui mi dice: "Meglio che ti procuri qualcosa". Tengo il camper parcheggiato in zona Barca. Non passa mai nessuno.

 

povert povert

Lo scorso inverno stavo morendo di polmonite lì dentro. È venuto solo un marocchino a rapinarmi, alla fine di settembre. Gli ho girato il braccio dietro la schiena e ci siamo presi a calci fino a quando è scappato. Una volta avevo un fisico che faceva invidia, anche se adesso non ci crederesti». Adesso è dimagrito troppo e troppo in fretta. Ha problemi al fegato.

 

Gronda umidità. E si scusa, molto, per quello che vuole dire: «Sembrerò razzista, ma noi italiani siamo diventati gli extracomunitari. A loro passano 40 euro al giorno, a noi niente. Nessuno dei servizi sociali mi conosce. Guarda anche qui: siamo in coda con i migranti».

 

povert povert

A cena ci sono nigeriani, senegalesi, magrebini, siriani, badanti moldave e romene, un' infermiera polacca che sorride a tutti. E poi loro, gli invisibili d' Italia. Hanno borselli agganciati stretti alla cintura e vecchi giacconi da sci. Qualcuno si saluta con il nome delle città. «Ciao Firenze!». Altri non parlano e scappano il più in fretta possibile. C' è Gianluca Pezzoli con il cane Scubidù, legato all' ingresso: «Lavoravo a Rimini, ma avevo troppi pensieri, troppa ansia. Ho mollato tutto per stare in pace». E c' è l' idraulico Alberto che, invece, ha divorziato a Roma, è di Reggiolo, ma non voleva tornare a casa così impoverito, e ci riprova qui: «Mi mancano i miei figli. Loro non sanno che dormo per strada.

 

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Sono fuori da tre mesi, ma non mi arrendo. Ho dato come domicilio l' indirizzo del centro ascolto di via Polese. Metto annunci a ripetizione sul web. Sono un bravo artigiano. Mi è appena arrivata una richiesta per un rifacimento bagno. Ho fatto un preventivo da 2100 euro». Studenti e osterie Bologna «la grassa», con le osterie bellissime da cui risuonano i suoi cantautori, gli studenti per le strade del centro storico, via degli Orefici e via delle Pescherie Vecchie. Bologna che ogni anno, solo alla Caritas, serve 68.500 pasti. Suor Maria Teresa si occupa delle colazioni dei poveri. Per quindici anni è stata alla mensa di Crotone, la città italiana con il più alto tasso di disoccupazione: 31,46 per cento. Ma adesso è qui, e guarda Bologna con occhi preoccupati: «Vengono questi uomini ancora giovani ad aiutarmi alle sei di mattina.

 

POVERTAPOVERTA

Capisci quanto sono tormentati. Hanno perso il lavoro. Non riescono a dormire. Rispetto a Crotone, quello che mi colpisce è che la povertà è più recente e più nascosta». Bologna sta imparando a conoscere il suo nuovo arcivescovo, mandato da Papa Francesco per occuparsi proprio di questo. Monsignor Matteo Maria Zuppi per prima cosa si è schierato con i lavoratori e contro gli sfratti: «La crisi non è affatto finita - dice adesso - sarà un' onda lunga. Penso alle pensioni minime che verranno. La soglia è sottilissima: puoi scivolare e non farcela più. Io vedo l' Italia come nelle macerie del dopoguerra. Serve lo sforzo di tutti per ricostruire».

 

La cena alla Caritas, il pranzo alla mensa degli Antoniani, un' altra istituzione cittadina.

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Hanno dovuto dedicare dei giorni alle famiglie, perché arrivavano a mangiare i genitori con i figli. Ed è sempre qui che si può vedere come può finire, certe volte, il boom economico.

Antonina e Salvatore Arena, 85 e 87 anni, emigrati a Bologna nel 1960 da Valguarnera Caropepe, Sicilia. «Lavoravo alla fabbrica di gesso di Ponticelli» dice lui. «Non torniamo al paese da più di trent' anni» dice lei. Due pensioni minime, quattro figli.

 

RICCHI E POVERI RICCHI E POVERI

«Non hanno un lavoro stabile, noi cerchiamo di aiutarli. Ogni giorno prendiamo il pullman 90. Ci vuole mezz' ora per venire alla mensa. Poi torniamo a casa. Questa sera abbiamo la pasta». Fra i tavoli della messa della Caritas tutti cercano gli occhi di Anita. «Ciao splendore», «ciao bellissima», le dicono mentre porta i carrelli. Anita Monopoli fa il turno di notte al centro meccanografico delle Poste, ma prima viene ad aiutare. «Io sarò sempre dalla parte delle donne. Ma qui ho imparato ad essere anche dalla parte degli uomini. Spesso vengono penalizzati nel divorzio e con i figli. L' altra sera c' era un signore garbato, elegante, ricordava Michele Mirabella. Mi ha colpito la sua compostezza. Ogni volta dico a tutti: spero di non vedervi mai più. Ma poi, purtroppo, li vedo ritornare».

 

Tutte le sere, Massimo Matteuzzi, ex magazziniere, ex autista, 62 anni, compra un biglietto del treno per Castel Maggiore da un euro e 50. È il più economico in commercio.

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«Senza biglietto i vigilantes non ti fanno entrare in stazione. Ma io vengo qui proprio perché ci sono loro». Il sottopassaggio è pieno di persone. Sono le undici di sera. Hanno tutti il biglietto in tasca, anche se non partono. Il signor Matteuzzi tira fuori le coperte dal borsone e si sdraia sul pavimento. «Buonanotte», dice ad alta voce. Poi si infila tre berretti di lana in testa per non sentire il rumore dei treni che sfrecciano via.

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