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L’ESTATE IN CITTÀ - IN ITALIA NIENTE VACANZE PER UN BAMBINO SU TRE: AL SUD LA PERCENTUALE E’ DEL 65% - PER MOLTE FAMIGLIE ANCHE I CENTRI COMUNALI SONO DIVENTATI TROPPO COSTOSI - E COSI’ QUASI DUE MILIONI DI RAGAZZINI SI SVAGHERANNO NELLE PARROCCHIE GRAZIE A 400MILA VOLONTARI 

Nadia ferrigo per la Stampa

 

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Primo giorno di scuola, tema: «Come hai trascorso le vacanze estive?». Svolgimento: «Davanti alla tv». In Italia un bambino su tre non sa cosa voglia dire passare una settimana lontano da casa. La coda lunga delle crisi picchia sui piccoli: quasi uno su tre è «a rischio povertà ed esclusione sociale». Significa non poter contare su cure mediche e un' alimentazione adeguata e non essere nelle condizioni di seguire un percorso scolastico e di formazione regolare. Altro che vacanze, un lusso per il 65% dei bambini del Sud Italia e per il 35% del Nord. Pe r la metà delle famiglie che non può permettersi di lasciare la città, la difficoltà sta nel far quadrare i conti di tutti i giorni. Figuriamoci gli extra.

 

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«Fino a qualche anno fa una settimana di vacanza era la normalità, alla portata della stragrande maggioranza delle famiglie. Non è più così, tanti non arrivano nemmeno a mettere insieme i soldi per il centro estivo - racconta don Riccardo Pascolini, della diocesi di Perugia e presidente del Foi, Forum degli oratori italiani -. Le parrocchie italiane quest' estate accoglieranno oltre due milioni di bimbi e adolescenti. Chi ha qualche cosa in più, lascia un contributo per gli altri. Una vocazione all' accoglienza insostenibile senza il lavoro di oltre 400mila volontari».

 

Altra possibilità, ma non per tutti, sono i centri estivi organizzati da Comuni e associazioni. Tanti si pagano sulla base del reddito della famiglia, le domande sono in costante aumento nella fasce più basse. Ma anche 20 euro in più la settimana possono essere un problema, soprattutto se da moltiplicare per due o tre figli. «Mi è capitato di accompagnare dei bimbi in centro e vederli sorpresi dalla Mole Antonelliana. Non l' avevano mai vista» racconta Gioia Raro, educatrice tra i fondatori di FalkLab, dal 2005 al lavoro con i ragazzi del quartiere popolare Falchera, periferia Nord di Torino. Quota d' ingresso: 10 euro.

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«Cerchiamo di organizzare almeno una gita al mare, la più attesa. Uscire dal quartiere è importante per cambiare la prospettiva e immaginare un futuro diverso» conclude circondata da «animati e animatori». Tra loro c' è Gabriele, sedici anni e un bel sorriso. Trascorrerà la sua estate con i ragazzi del quartiere a organizzare tornei di calcetto e pallavolo e un pigiama party per i più piccoli. Perché? «Perché sto bene io e stanno bene loro». Sulle sue vacanze mancate ha una risposta collaudata: «Sono anni che non ci vado, mi sono abituato. E poi il mare nemmeno mi piace».

 

Senza i ragazzi come Gabriele, le estati a costo zero o quasi non si potrebbero organizzare. A Porta Palazzo, crocevia culturale torinese, il centro estivo organizzato da parrocchia e dall' associazione Asai accoglie 250 ragazzi e 50 animatori, tutti volontari. Venti euro a settimana, meno dello scorso anno, per i fratelli sono 15 euro. In tanti faticano. E c' è anche una la lista d' attesa. «Non siamo abituati a lamentarci, ma siamo in rosso. Ci siamo fermati a 50 bambini in lista, poi abbiamo smesso di tenere il conto: posto per tutti non ce n' è» racconta su una panca della parrocchia di San Gioacchino l' educatore Fabrizio Maniscalco.

 

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Alle sue spalle il cortile, dove si gioca a palla prigioniera. «La comunità più numerosa dall' anno scorso è quella cinese, che ha superato la marocchina. Oltre alle gite ai musei e in piscina, organizziamo laboratori artistici e creativi. Ora anche corsi di ideogrammi». Pranzo al sacco, ché soldi per la mensa non ce ne sono. «Prima di mangiare uno dei bimbi racconta a tutti gli altri una cosa bella capitata durante la giornata - racconta Valentina Formaggio del Cecchi Point, al lavoro a Porta Palazzo -. I telefoni non si possono usare, siamo qui per stare insieme.

 

Se i ragazzini passano tanto tempo con la testa china su uno schermo, è solo perché non c' è nessuno capace di stimolarli». Gli educatori al lavoro d' estate sono gli stessi che seguono i bambini nel dopo scuola durante l' anno e sono troppo pochi per organizzarsi con i turni anche ad agosto. A chiudere solo due settimane è l' Estate Ragazzi del Parco del Valentino, centro estivo di strada: da giugno a settembre compaiono un tendone, un canestro, sedie e tavoloni. L' iscrizione è di 23 euro la settimana «anche a rate di un euro». Nell' afa di luglio un ragazzone sorridente che deve scontare una pena rieducativa gioca a carte con una bimba di dieci anni, appena arrivata con la famiglia dalla Siria. Poco più in là si tengono un corso di danza africana e lezioni di italiano con i gessetti sull' asfalto. Tutto intorno se ne stanno giorno e notte una ventina di giovanissimi spacciatori.

ragazzini selvaggi in spiaggiaragazzini selvaggi in spiaggia

 

«Anche loro ogni tanto si scordano di "lavorare" e si mettono a giocare a pallone o a ballare - raccontano gli educatori di Asai Riccardo D' Agostino e Ingrid Muglioni -. Noi accogliamo tutti. Ogni anno riusciamo a coinvolgerne almeno un paio, che poi si iscrivono ai corsi di italiano e partecipano alle borse lavoro. Può sembrare poca cosa, ma siamo qui anche per loro». E chi aiuta quelli che aiutano tutti? Nessuno. Anzi in molte circostanze gli ostacoli da superare assumono la forma di nuovi codicilli e restrittivi regolamenti amministrativi a fronte di mezzi a disposizione sempre più scarsi.

 

«Le difficoltà burocratiche aumentano di anno in anno, le risorse diminuiscono - concludono -. Un esempio? Per avere le sedie abbiamo dato al quartiere 1.400 euro di cauzione. Ogni anno qualcuno la notte se le lancia addosso o magari ci dorme sopra, spaccandole. E noi paghiamo».

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