NOMEN OMEN - IL "GAY PIÙ BELLO D’ITALIA” SI CHIAMA ELIO FINOCCHIO ED È FIERO DEL SUO COGNOME: "MI HA FATTO CRESCERE IMMEDIATAMENTE. SE NON AVESSI REAGITO QUANDO ERO PICCOLO, OGGI NON SAREI QUI. MIO PAPA’ MI PROPOSE DI CAMBIARLO, MA AVREBBE SIGNIFICATO NON ESSERE PIÙ PARTE DELLA FAMIGLIA” - IL 37ENNE RACCONTA LA SUA ESPERIENZA SULLE APP DI INCONTRI: "È RIDOTTO UN PO' TUTTO ALL'OSSO. COME IL FAST FOOD, NO? VOGLIO QUESTO E ME LO PRENDO"

Estratto dell’articolo di Gennaro Marco Duello https://www.fanpage.it/

 

elio finocchio 9

Una "tranvata". Così Elio Finocchio, 37 anni, dipendente dell'Hard Rock Café di Roma, definisce a Fanpage.it la sua prima settimana da gay più bello d'Italia. Un titolo che porta con orgoglio, nonostante il rapporto conflittuale con il proprio corpo:

 

"Ci litigo quando mi sveglio la mattina, poi durante la giornata dico che è un corpo che mi è stato donato e devo rispettarlo". La vittoria al prestigioso concorso ha riportato la fascia nel Lazio dopo 13 anni, ma soprattutto ha scatenato una valanga di commenti social legati al suo cognome. Un'ironia del destino che Elio ha imparato ad affrontare fin da bambino.

 

"Tutto quello che hanno scritto fino ad oggi è passato indifferente per me", racconta con serenità chi ha trasformato quello che poteva essere un peso in una forza. "Forse è stato proprio il destino che mi ha preparato quando ero molto piccolo per affrontare la questione cognome di oggi".

elio finocchio 8

 

Una storia di resilienza che affonda le radici in una famiglia che lo ha sempre sostenuto, al punto che il padre, quando Elio aveva 18 anni, gli propose di cambiare cognome per evitargli difficoltà. La risposta fu netta: "Papà, non toccherò mai il mio cognome perché cambiarlo significherebbe non essere più parte della famiglia. Significava dargliela vinta".

 

Dietro la corona di bellezza si nasconde un uomo che sogna l'amore e una famiglia, ma che guarda all'Italia con preoccupazione: "Non mi sento tutelato appieno, non mi sento discriminato ma nemmeno al sicuro". [...]

 

Com'è la prima settimana da gay più bello d'Italia?

Posso usare un'espressione romana? Una tranvata. È stata una settimana pienissima, caotica, ovviamente catapultato in un mondo del quale io ovviamente non ne avevo abbastanza conoscenza.

 

elio finocchio 1

Sai, un po' la notorietà, il fatto di essere comunque reggente di una fascia molto importante. Sento già la responsabilità sulle spalle perché comunque sento di essere portavoce di una comunità che vuoi e non vuoi è sempre nell'occhio del ciclone per i diritti e quindi ci sta e si prende tutto il pacchetto e si va avanti sempre a testa alta.

 

È la prima volta che partecipi a un concorso del genere? 

Provai nel lontano 2006, dopo aver fatto coming out, poi ho riprovato anche l'anno scorso. Però l'anno scorso non passai nemmeno la selezione Lazio e quindi ho riprovato quest'anno.

 

Oltre ai concorsi, ho letto che ti sei sempre speso attivamente per la comunità.

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Esatto. Ho prestato il mio volto per la campagna Gay Help Line che era il supporto telefonico per chi riceveva bullismo, percosse, intimidazioni. Il mio volto era quello della campagna, affissa su tutti i trasporti pubblici, i cartelloni, la metro, gli autobus di Roma. Nel 2007 ho partecipato alla campagna Diritti Ora dove prestai sempre la mia immagine per una campagna pubblicitaria.

 

Il tuo cognome ha creato un corto circuito sui social. Come l'hai presa?

È una cosa che ovviamente nasce con me, me la porto da quando sono veramente piccolo e questa cosa mi ha fatto crescere immediatamente. Se non avessi reagito quando ero veramente piccolo, oggi non sarei qui. Per questo, tutto quello che hanno scritto fino ad oggi è passato indifferente per me. Forse è stato proprio il destino che mi ha preparato a quello che sta accadendo oggi. Quando qualcuno mi prende in giro per il cognome è come se mi dicesse: "Buongiorno, come stai?".

 

I tuoi genitori come hanno reagito nel tempo?

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I miei genitori mi hanno insegnato: se torni a casa piangendo ti diamo il resto. È stata una fortuna che non è per molti. Papà mi ha anche proposto, quando ero un po' più grande, verso i 18 anni o poco prima, di cambiare cognome.

 

Cosa ti disse? 

Mi ha chiesto: "Eh, bello di papà, io so che essere adolescente è un momento della vita in cui ci sono tante scoperte, e forse il cognome che porti è un cognome pesante". E quindi: "Vuoi andare a cambiarlo? Vuoi toglierlo? Modificarlo?"

 

E tu cosa gli hai risposto?

Io gli dissi "Papà io non toccherò mai il mio cognome perché cambiarlo significherebbe non essere più parte della famiglia per anche solo una O. Togliere, mettere… Per me sarebbe dura, sarebbe comunque una sconfitta, sarebbe come darla vinta a tutte quelle persone che mi hanno preso in giro fino ad oggi. Quindi portare me a cambiare il cognome perché non va bene per la società… anche no. Me lo tengo". [...]

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Ho letto che non sei un grande amante delle app di incontri. Perché?

Io vengo da un periodo dove non c'erano gli smartphone e non c'erano le app. Quindi, per me conoscere gente significava mettersi in macchina con i miei amici, andare nella gay street che era di fronte al Colosseo, perché c'era l'unico locale che era il Coming Out e si utilizzava quella strada per conoscere gente, andavi lì, sapevi che lì era un luogo di incontro, di ritrovo per la nostra comunità, quindi andavo lì alla vecchia maniera e si beveva qualcosa, si conosceva gente, si parlava, si chiacchierava e così conoscevi tutti.

 

Cosa è cambiato con le app?

Si è perso quell'approccio, no? Il "Ciao, come va? Ciao, come ti chiami?" È ridotto un po' tutto all'osso, un po' come, sai, il fast food, no? Voglio questo e me lo prendo. Prendo quest'altro. Io ne ho fatto uso, non è che dico di no. Però, magari dico limitiamoci un po' di più tutti quanti e utilizziamo di più la vita reale per venire fuori, ridere, scherzare, parlare, conoscerci. A volte si riduce tutto a uno schermo e si perde un po' l'approccio naturale che abbiamo come esseri umani.

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A 37 anni hai detto di sognare una famiglia. L'Italia è pronta?

In Italia non mi sento discriminato, ma neanche tutelato appieno. Non mi sento nemmeno al sicuro, perché c'è ancora troppa disinformazione, troppa ignoranza, troppo bigottismo e non c'è, secondo me, il terreno per accogliere una totalità di libertà tra persone dello stesso sesso. Il nostro paese è ancora troppo indietro per essere il 2025. [...]

 

Fabrizio Corona ha fatto outing a tre calciatori. Che ne pensi?

Non accetto che si parli per gli altri. Questa è una cosa sbagliata a prescindere, la trovo una mancanza di rispetto grande quanto l'Italia e ti dico che nessuno deve sostituirsi a nessuno per far sentire la propria voce, cioè è sbagliato che la persona venga privata del proprio diritto di uscire quando si sente pronto. È sbagliato, la trovo una cosa disgustosa.

 

Corona ha anche criticato i Pride di oggi…

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Ho visto quella puntata, parla di carnevalata. Non è niente di diverso da quando si fanno i party nelle comunità etero. Se andassimo con le telecamere alla sagra della porchetta, vedremmo gli stessi atteggiamenti, le stesse cose, la stessa carnevalata. Il Pride non è solo trasgressione, non sono solo persone che si mettono una parrucca. Andiamo lì, sfiliamo, ridiamo, rivendichiamo i nostri diritti e lo facciamo ballando, ridendo e scherzando.

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