CHE AVETE CAPITO? NON C'È STATA TRUFFA PER I DERIVATI AL COMUNE DI MILANO - LA COLPA NON È DELLE BANCHE CHE HANNO RIFILATO PRODOTTI COMPLESSI A CHI NON ERA IN GRADO DI CAPIRLI, MA DEGLI EX SINDACI ALBERTINI E MORATTI CHE, PER I MAGISTRATI, HANNO SCOMMESSO I SOLDI DEI MILANESI

Walter Galbiati e Emilio Randacio per “la Repubblica”

Letizia Moratti con la maglia dellInter Letizia Moratti con la maglia dellInter

Non c’è stata truffa. Ma soprattutto quelli che per l’accusa erano “costi impliciti” a danno di Palazzo Marino e che per le banche invece sono sempre stati “margini di intermediazione”, la Corte di Appello di Milano li ha semplicemente bollati come profitti. «I reati di truffa non sussistono per carenza congenita di tutti gli elementi costitutivi, scrivono i giudici Luigi Martino (presidente), Paolo Maria Giacardi e Franca Anelli in un documento di oltre 500 pagine con le quali hanno smontato le accuse della procura e la sentenza di primo grado che aveva condannato Deutsche Bank, Depfa, Jp Morgan, Ubs e i loro funzionari per i prodotti derivati venduti nel 2005, e negli anni a seguire, al comune di Milano nell’ambito di una ristrutturazione di un debito di 1,6 miliardi di euro.

LETIZIA MORATTILETIZIA MORATTI

Le banche avrebbero potuto essere dichiarate colpevoli di truffa se fosse risultato provato che esse si sono procurate l’ingiusto profitto (circa 100 milioni di euro) con pari danno per il comune di Milano, «ma ciò non è accaduto - scrivono i giudici - e non poteva accadere, perché è normale prassi che le banche una volta stabilita la parità dello swap, lo alterino, nel senso che lo modificano per comprendervi un margine che recepisca sia i costi sostenuti che il loro compenso di intermediazione ». 

Il Comune non può essere trattato come un intermediario finanziario, ma è solo un cliente finale ed è costretto a subire la differenza che si crea tra il prezzo a cui gli viene venduto il derivato e il prezzo che il derivato assume sul mercato. Questa differenza non sono “costi impliciti” per il Comune, ma è il guadagno della banca incassa per il rischio di strutturare l’operazione.

Gabriele Albertini Gabriele Albertini

DERIVATIDERIVATI

I magistrati si scagliano piuttosto contro l’operato delle giunte Albertini e Moratti che hanno avallato operazioni senza averne competenze, con il rischio di creare un buco nelle casse del Comune. I sindaci hanno avviato operazioni rischiose e poi hanno accusato le banche di non averli tutelati, quando in realtà le banche si sono comportate da banche, cioè facendo i loro interessi. 

«Non sarebbe dovuto accadere che un Ente territoriale, e non un minuscolo Comune di periferica provincia, bensì il cuore economico pulsante della Nazione, affiancato da uno Studio legale di grande prestigio per la componente tecnica giuridica giungesse al perfezionamento dell’operazione in strumenti finanziari senza il supporto e l’ausilio di un

DERIVATI PORTOGHESIDERIVATI PORTOGHESI

advisor indipendente per la componente economico-finanziaria e vi giungesse consapevole, per libera scelta, nella più che legittima convinzione di avere al proprio interno professionalità all’altezza dell’arduo compito per poi prospettare - contro ogni logica giuridica ma anche d’elementare buon senso che il ruolo di consulente ‘indipendente e di fatto - lo dovesse svolgere la controparte negoziale ». 

GIULIANO PISAPIA GIULIANO PISAPIA

Quando si ha a che fare con soldi pubblici, «non può pretendersi di accollare l’incarico di consulenza alla controparte contrattuale magari a titolo gratuito». Anzi «v’è il preciso dovere di non scommettere con il denaro dei cittadini/contribuenti facendo loro assumere rischi dannosi ed inutili». A Milano è andata bene, perché il Comune è riuscito a uscire dall’operazione accordandosi con le banche per chiudere i contratti con un guadagno di 400 milioni. Ma dopo questa sentenza tutti i processi in Italia per gli “ingiusti profitti legati” ai derivati sono a rischio.

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