“NON ERAVAMO PREPARATI ALL'ARRIVO DELLE MACCHINE PARLANTI” – IL "NEW YORKER" SPIEGA PERCHÉ L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE È UNA TECNOLOGIA DIVERSA DA TUTTE LE ALTRE: “UN MODELLO LINGUISTICO DI GRANDI DIMENSIONI NON È ALTRO CHE UNA MONUMENTALE PILA DI PICCOLI NUMERI. CONVERTE LE PAROLE IN NUMERI, LI FA PASSARE ATTRAVERSO UN FLIPPER NUMERICO E TRASFORMA I NUMERI RISULTANTI IN PAROLE. COME HA SCRITTO DI RECENTE UNO SCIENZIATO COGNITIVO: "PER URAGANI O PANDEMIE, QUESTO È IL MASSIMO RIGORE SCIENTIFICO; PER SEQUENZE DI PAROLE, TUTTI SEMBRANO PERDERE LA TESTA". È DIFFICILE BIASIMARLI. IL LINGUAGGIO È, O MEGLIO, ERA, LA NOSTRA COSA SPECIALE. CI HA SEPARATO DALLE BESTIE…”
Traduzione di un estratto dell’articolo di Gideon Lewis-Kraus per il “New Yorker”
INTELLIGENZA ARTIFICIALE PRIVACY
Un modello linguistico di grandi dimensioni non è altro che una monumentale pila di piccoli numeri. Converte le parole in numeri, li fa passare attraverso un flipper numerico e trasforma i numeri risultanti in parole. Pile simili fanno parte dell'arredamento della vita quotidiana. I meteorologi li usano per prevedere il tempo. Gli epidemiologi li usano per prevedere il percorso delle malattie.
Tra le persone comuni, di solito non ispirano emozioni intense. Ma quando questi sistemi di intelligenza artificiale hanno iniziato a prevedere il percorso di una frase – cioè a parlare – la reazione è stata di un delirio diffuso. Come ha scritto di recente uno scienziato cognitivo: "Per uragani o pandemie, questo è il massimo rigore scientifico; per sequenze di parole, tutti sembrano perdere la testa".
È difficile biasimarli. Il linguaggio è, o meglio, era, la nostra cosa speciale. Ci ha separato dalle bestie. Non eravamo preparati all'arrivo delle macchine parlanti.
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