energia nucleare

NUCLEARE SI', NUCLEARE NO? E SE SI', A QUALE PREZZO? - PARLA IL PROF. LUCIANO FLORIDI: "IL NOSTRO PAESE È STATO TRA I PRIMI A CREARE UN’INDUSTRIA PER L’ENERGIA NUCLEARE. TERMINATA CON IL DISASTRO DI CERNOBYL DEL 1986. OGGI SI TORNA A PARLARE DI NUCLEARE NON SOLTANTO PER LE RAGIONI AMBIENTALI, MA ANCHE PERCHÉ LA TECNOLOGIA DELLE CENTRALI È EVOLUTA. TEMO PERÒ CHE ADESSO SIA TARDI..."

Niccolò Serri per civiltadellemacchine.it

 

ENERGIA NUCLEARE

“Negli anni Ottanta ero ancora ragazzo, ricordo i dibattiti sulla gestione delle scorie e, dopo Cernobyl, la paura di respirare l’aria contaminata, a cui si univano i perduranti timori legati all’evolvere della Guerra Fredda.”

 

A parlare è Luciano Floridi, Professore di filosofia dell’informazione all’Università di Oxford, studioso di fama mondiale sui temi dell’etica e della sociologia del digitale; Eccellenza di ritorno, da quest’anno è anche titolare della cattedra di sociologia della cultura e della comunicazione presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Lo abbiamo raggiunto per fargli alcune domande sul dibattito che agita il Paese nelle ultime settimane: nucleare si, nucleare no? E se si, a quale prezzo?

 

 

Professore, nelle ultime settimane, l’energia nucleare è tornata al centro del dibattito Italiano. Utilizzare la fissione dell’atomo per generare energia aumenta il rischio di incidenti potenzialmente catastrofici e pone il problema della gestione di rifiuti radioattivi, ma consente anche di ridurre drasticamente le emissioni di CO2. Si tratta di una tecnologia irrinunciabile per la transizione verde?

incontro fra grillini conte e cingolani sul nucleare 18

La storia dell’energia nucleare in Italia è molto originale: il nostro paese è stato tra i primi a creare un’industria per l’energia nucleare, a partire dai primi anni Sessanta, con ben quattro reattori, assolutamente all’avanguardia, pur senza mai avvicinarsi alle sue applicazioni militari. L’anno successivo al disastro di Cernobyl del 1986, si sono svolti in Italia i referendum abrogativi che hanno, de facto, chiuso quell’esperienza.

 

incontro fra grillini conte e cingolani sul nucleare 9

Oggi si torna a parlare di nucleare non soltanto per le ragioni ambientali, ma anche perché la tecnologia delle centrali è evoluta. Temo però che adesso sia tardi. La mia risposta non vuole essere negativa di principio. In passato sono stato favorevole ad una riconsiderazione senza pregiudizi delle politiche energetiche del paese, anche per quanto riguarda il nucleare, ma oggi siamo fuori tempo massimo: l’alternativa al nucleare non sono più i combustibili fossili, ma le energie rinnovabili, come l’eolico e il solare, che sono più competitive. Mi sembra che il nucleare – almeno per quanto riguarda la fissione – abbia raggiunto la sua maturità tecnologica e non sia più possibile immaginare una riduzione sostanziale dei costi iniziali di investimento, e soprattutto di quelli di smaltimento delle scorie e dismissione. Il decomissioning della centrale di Latina è cominciato nel 1999 e sarà completato solo nel 2027.

 

Le energie rinnovabili, invece, sono in una fase di forte crescita, in cui è possibile aspettarsi che i costi di produzione diminuiscano velocemente. Ciò è vero soprattutto per il nostro paese, che ha straordinarie ricchezze dal punto di vista naturalistico e grandi potenzialità per l’eolico e il solare. L’Inghilterra non può fare lo stesso discorso, ne può farlo la Germania, che sull’onda dell’incidente di Fukushima, in Giappone, ha dismesso frettolosamente le proprie centrali nucleari, con il risultato di aumentare la propria dipendenza dal gas naturale.

 

centrale nucleare 2

Esistono, poi, altri ordini di problemi che riguardano l’accettabilità sociale e la sicurezza della produzione energetica: chiedere oggi ad una comunità territoriale se preferisce ospitare una centrale nucleare o una ad energia solare dovrebbe avere una risposta scontata. Allo stesso modo, disporre di una centrale nucleare pone diversi rischi per la sicurezza nazionale, che deve fare i conti con minacce di tipo tradizionale e nuovi pericoli legati alla cybersecurity. Sommando il tutto, considerati i costi in termini di investimenti, impatti ambientali e sociali, il nucleare non è più conveniente.

 

Lei ha ricordato il peculiare rapporto dell’Italia con l’energia nucleare: dai contributi scientifici di Enrico Fermi e dei Ragazzi di Via Panisperna alla costruzione delle prime centrali nucleari che facevano del nostro paese, a metà degli anni Sessanta, il terzo produttore al mondo di energia elettrica da fonte nucleare dopo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. I referendum abrogativi del 1987 hanno posto fine a quell’esperienza: si è trattato di un’opportunità mancata?

 

Se mi avesse fatto questa domanda allora, negli anni Ottanta, avremmo potuto discutere, con i dati empirici alla mano, se e quali investimenti mettere in campo per rendere sufficientemente sicura e conveniente l’energia nucleare. Forse abbiamo perso un’opportunità, ma è bene capire che oggi quell’opportunità è passata.

 

test nucleare

Certo, l’abbandono del nucleare può aver creato una maggiore dipendenza dai combustili fossili sul breve periodo – probabilmente l’Italia avrebbe subito meno gli effetti dei periodici rincari del greggio – ma la storia fatta con i se resta un esercizio teorico. Oltretutto, ci ritroveremmo con il peso dello stoccaggio e smaltimento delle scorie. Tornare al nucleare oggi, con i finanziamenti messi a disposizione dall’Europa per la transizione verde, rappresenterebbe una nuova opportunità mancata. Dobbiamo guardare al futuro e giocare d’anticipo, per arrivare ad un sistema di produzione energetica che sia realmente sostenibile sul lungo periodo.

 

 

 

Robert Jungk, nella sua ricostruzione della storia dei primi scienziati nucleari, li definitiva “apprendisti stregoni”: con l’energia nucleare e le sue diverse applicazioni l’umanità si è trovata di fronte ad un “progresso” di cui non poteva comprendere tutte le implicazioni e che non poteva controllare appieno. In che modo l’avvento del nucleare ha cambiato il nostro rapporto con la tecnologia?

 

MATTEO SALVINI

Il nucleare ha fatto emergere una tendenza presente nella storia della tecnologia dalla rivoluzione industriale in poi, che il digitale sta oggi continuando e forse esacerbando. Per buona parte dell’Antichità e del Medioevo, il tasso di innovazione è rimasto ad un livello piuttosto basso; e non necessariamente perché non ci fossero le competenze, ma perché non c’era una logica di tipo industriale e scientifico applicata alla produzione economica. Con la rivoluzione industriale comincia il processo dell’apprendista stregone, in cui i prodotti dell’invenzione umana sono sempre più potenti e sorpassano il limite di quello che l’uomo è in grado di comprendere e controllare: l’innovazione tecnico scientifica, dal primo Ottocento in poi, comincia a slegarsi dalla spiegazione scientifica. Per capirlo basta guardare alle descrizioni delle reazioni alla scoperta dell’elettricità e i suoi primi utilizzi per l’illuminazione delle strade: veniva descritta come un qualcosa di magico, che non a caso gioca un ruolo centrale in romanzi di ispirazione gotica come il Frankenstein di Mary Shelley.

 

L’energia nucleare rappresenta il momento della consapevolezza, in cui prendiamo coscienza di questa scissione, dove l’innovazione tecnologica, da un lato, e la comprensione scientifica insieme al controllo normativo, dall’altro, non fanno più parte della stessa struttura, ma le seconde si trovano costantemente a inseguire la prima. Nel momento in cui la spiegazione e il controllo non sono più l’altro lato dello sviluppo tecnologico, alla società si pone il problema complessivo di come capire e, soprattutto, di come fidarsi della scienza. Il nucleare fa avanzare talmente tanto il campo della fisica empirica che la moderna teoria quantistica deve ancora scogliere tutti i nodi, ma intanto la tecnologia ha già un’applicazione pratica.

 

reattore nucleare

Oggi noi abbiamo a disposizione tantissima tecnologia il cui funzionamento, per la gran parte della popolazione, resta privo di una spiegazione approfondita. Anche il piano digitale è avanzato al di là della nostra comprensione: quando diciamo che l’intelligenza artificiale basata sulle reti neurali ha un problema di explainability, affrontiamo esattamente lo stesso fenomeno e, non a caso, stiamo discutendo collettivamente sulla sostenibilità etica di questa tecnologia. È come se ci trovassimo ad assistere ad una gara con diversi corridori, dove l’innovazione tecnologica ha staccato la comprensione scientifica e la capacità dell’uomo di regolarla.

 

Oggi, il corridore che sta facendo il maggior sforzo per rientrare in gara è proprio l’elemento normativo, attraverso l’etica, la legislazione e la soft law, per offrire un maggior grado di controllo sullo sviluppo tecnologico; e qui ci troviamo di fronte a problemi che non hanno a che fare con la scienza di per sé, ma con la società nel suo complesso, con i valori e le preferenze sociali sulle quali vogliamo impostare la nostra convivenza. È anche in vista di questa istanza etico-normativa che possiamo dire che l’opportunità nucleare è probabilmente passata.

luciano floridi

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