L’ASCENSORE SOCIALE PASSA PER LE UNIVERSITÀ TELEMATICHE? – SETTE DEI DIECI ATENEI PIÙ GRANDI DEL PIANETA PER NUMERO DI ISCRITTI SONO ISTITUZIONI “A DISTANZA”, IN GRAN PARTE IN PAESI EMERGENTI O IN VIA DI SVILUPPO, DOVE GLI OSTACOLI SOCIO-ECONOMICI ALL'ISTRUZIONE SONO PIÙ ALTI – IL CASO PIÙ ECLATANTE È LA “INDIRA GANDHI NATIONAL OPEN UNIVERSITY”, CHE HA 7 MILIONI DI STUDENTI – NEGLI USA, IL 28% DEGLI UNIVERSITARI STUDIA ESCLUSIVAMENTE A DISTANZA - IN ITALIA LE UNIVERSITÀ TELEMATICHE SONO PASSATE DAL 6,8% AL 15% DELLA POPOLAZIONE STUDENTESCA...
Estratto dell’articolo da www.9colonne.it
Per generazioni, l'accesso all'università è stato regolato da filtri invisibili ma decisivi: la geografia, il reddito familiare, il capitale culturale di partenza. Chi nasceva lontano dai grandi centri urbani, chi doveva lavorare per mantenersi, chi proveniva da famiglie senza tradizione di studi superiori partiva svantaggiato, quando non era escluso del tutto.
Oggi quel filtro si sta allentando, e il motore del cambiamento è la formazione universitaria a distanza. Le università online – chiamate telematiche in Italia, "open universities" nel mondo anglosassone – non sono più un'alternativa di ripiego: sono diventate una delle componenti più dinamiche dell'intero sistema dell'istruzione terziaria mondiale.
Indira Gandhi National Open University
Secondo i dati UNESCO più recenti, gli studenti iscritti a percorsi di formazione terziaria nel mondo hanno raggiunto quota 264 milioni, due volte e mezzo rispetto all'inizio del secolo. […]
Le stime di settore indicano che oltre il 60% delle università nel mondo offre ormai programmi online, e il mercato globale dell'e-learning, cresciuto di circa il 900% dal 2000, viaggia verso valori che gli analisti collocano tra i 400 e i 500 miliardi di dollari entro pochi anni.
Il dato più eloquente, però, riguarda le cosiddette "mega-università". Sette dei dieci atenei più grandi del pianeta per numero di iscritti sono istituzioni a distanza, e quasi tutte si trovano in Paesi emergenti o in via di sviluppo, proprio là dove gli ostacoli socio-economici all'istruzione sono storicamente più alti.
Il caso più rilevante è quello indiano. La Indira Gandhi National Open University (IGNOU), fondata nel 1985 a Nuova Delhi con l'obiettivo dichiarato di democratizzare l'istruzione superiore, è oggi la più grande università del mondo: le stime sugli iscritti oscillano tra i 4 e i 7 milioni di studenti, serviti attraverso una rete di decine di centri regionali e migliaia di centri studio in India e in oltre trenta Paesi.
[…] In Pakistan la Allama Iqbal Open University conta circa 2,5 milioni di studenti e ha fatto da apripista per programmi a forte inclusione di genere, con una crescita marcata delle iscrizioni femminili.
In Nigeria la National Open University (NOUN) ha superato i 3 milioni di iscritti, con tassi di crescita annui intorno al 20%, trainati da una popolazione giovanissima e dalla diffusione delle app mobili per lo studio. In Indonesia la Universitas Terbuka, nata nel 1984 per collegare un arcipelago di migliaia di isole, ha toccato il record di oltre 760.000 studenti attivi nel 2025, il 64% dei quali donne.
Il Sudafrica ha in UNISA — la più antica università a distanza del continente — un ateneo che serve centinaia di migliaia di studenti da tutta l'Africa. E la Turchia, con la Anadolu University e i suoi circa 2 milioni di iscritti, dimostra che il modello funziona anche in contesti a reddito medio.
Ovunque, dove le università tradizionali non bastano, o costano troppo, o sono fisicamente irraggiungibili, il modello aperto e digitale colma il vuoto. Le rette sono una frazione di quelle degli atenei convenzionali, non è richiesto il trasferimento in città — con i relativi costi di affitto e mantenimento — e la didattica asincrona consente di studiare senza abbandonare il lavoro che spesso sostiene la famiglia.
Il fenomeno non riguarda solo i Paesi emergenti. Negli Stati Uniti, secondo il National Center for Education Statistics, circa il 28% degli studenti undergraduate studia esclusivamente a distanza e un ulteriore 33% frequenta almeno una parte dei corsi online: gli studenti che seguono lezioni solo in aula sono ormai una minoranza, il 39%.
A livello di lauree magistrali e master la quota di chi studia interamente online ha raggiunto il 45%, superando i formati tradizionali. Complessivamente, oltre 7 milioni di studenti americani frequentano corsi a distanza, e mentre le iscrizioni agli atenei tradizionali ristagnano, quelle delle grandi università online crescono a doppia cifra.
L'Europa ha una tradizione consolidata: la Open University britannica, fondata nel 1969, è stata il modello di riferimento mondiale per l'accesso senza requisiti d'ingresso; la spagnola UNED, nata nel 1972, serve oggi oltre 150.000 studenti; la catalana UOC ha fatto da pioniera della didattica interamente online già dal 1994.
[…] L'Italia offre uno degli esempi più netti di questa trasformazione. Nell'anno accademico 2024/25 il sistema universitario nazionale ha toccato il massimo storico di oltre 2 milioni di iscritti, ma — come ha rilevato il Sole 24 Ore sulla base del rapporto ANVUR — quasi due terzi della crescita degli ultimi sette anni è attribuibile alle università telematiche, che sono passate dal 6,8% al 15% della popolazione studentesca complessiva, con un incremento delle iscrizioni del 158% in sei anni.
Gli atenei online italiani hanno superato i 300.000 iscritti, e nei corsi di laurea disponibili sia in presenza sia a distanza più di uno studente su cinque (21,8%) sceglie ormai la modalità online. Nel nostro Paese, vero e proprio punto di riferimento del settore è il gruppo Multiversity.
Con oltre 200mila studenti, offre formazione universitaria, master e certificazioni digitali tramite le sue divisioni. Il polo digitale del gruppo comprende tre università telematiche riconosciute dal MUR: l’Università Pegaso, l’Universitas Mercatorum e l’Università San Raffaele.
Il profilo degli iscritti racconta molto sulla funzione sociale del fenomeno: la fascia d'età più rappresentata è quella tra i 27 e i 36 anni (35,2%), seguita dai 22-26enni e dai 37-45enni. Si tratta in gran parte di lavoratori, di adulti in riqualificazione professionale, di persone che vivono in piccoli comuni o in aree montane e interne, per le quali il trasferimento in una città universitaria — con affitti in costante aumento — sarebbe economicamente insostenibile.
Le donne rappresentano oggi la maggioranza degli iscritti (circa il 53-55%), un ribaltamento rispetto a pochi anni fa. E i risultati non mancano: negli atenei telematici circa l'81% degli studenti si laurea nei tempi previsti, contro il 55% circa delle università statali tradizionali.
Tornando al trend globale, le proiezioni UNESCO ipotizzano che le sole mega-università possano superare collettivamente i 50 milioni di iscritti entro il 2030, e l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei percorsi di apprendimento — già avviata da atenei come IGNOU e la Open University of China — promette di personalizzare il supporto agli studenti su una scala prima impensabile. […]






