hans fallada morfina

OPPIO ALLO SCRITTORE – DUE RACCONTI RISCOPERTI DI HANS FALLADA AGGIUNGONO NUOVI TASSELLI A QUEL SINISTRO MOSAICO DELLA MODERNITÀ CHE È LA MORFINA – LA SUA STORIA D’AMORE TOSSICO GIÀ DA SOLA ERA UN ROMANZO CHE AVEVA PER SFONDO IL TERZO REICH E LA DENAZIFICAZIONE – FALLADA SCOPRÌ LA DROGA A 16 ANNI, QUANDO VENNE INVESTITO DA UN CARRO E CALPESTATO DA UN CAVALLO, E DA ALLORA…

Luciano Funetta per "la Repubblica"

 

hans fallada

Di trattati più o meno veritieri sulla tossicomania e sul carcere la letteratura del Novecento abbonda. Da qualche settimana nelle librerie italiane è possibile reperire due nuovi tasselli di questo sinistro mosaico della modernità, grazie alla casa editrice SE che pubblica, per la prima volta riuniti con la curatela di Ada Sacchelli, due racconti dello scrittore tedesco Hans Fallada, noto soprattutto per i romanzi E adesso, pover' uomo e Ognuno muore solo, tradotti alcuni anni fa per Sellerio.

 

Il primo testo, Sulla buona sorte del morfinomane, dà il titolo al volume e ripercorre, sullo sfondo della Berlino degli anni '10, la giornata di un giovane alle prese con la sperimentazione disperata di nuovi modi per procurarsi della morfina. Non è un segreto che, nel corso della propria vita, Fallada abbia attraversato pressoché tutte le dipendenze e incarnato ogni tipo di contraddizione.

 

HANS FALLADA SULLA BUONA SORTE DEL MORFINOMANE

Altrettanto chiaro è come non si sia mai fatto alcuno scrupolo nel farne oggetto della propria letteratura, dando vita a un' opera inquieta, sempre affacciata sull' orlo dello scandalo - figlia del raggelante avvento della Neue Sachlichkeit - la cui iconoclastia venne in alcuni casi blandita dal successo e in altri limitata dalla sorveglianza a cui lo scrittore, tra le fila di coloro che non avevano scelto la via dell' esilio durante il Terzo Reich, veniva sottoposto dal laboratorio-osservatorio sull' arte di Goebbels.

 

La scoperta della morfina è precoce: a sedici anni, mentre scorrazzava in bicicletta, Rudolph Wilhelm Ditzen - non ancora "protetto" dallo pseudonimo Hans Fallada, scelto per non gettare scandalo sul nome della famiglia - venne investito da un carro e calpestato dal cavallo che lo trainava.

 

hitler

Le conseguenze dell' incidente, nel corso degli anni, lo avrebbero perseguitato in forma di emicranie, insopportabili al punto che i medici presero a somministrargli morfina per combattere il dolore. Da analgesico ben presto il farmaco si trasformò in amante. Numerosi i tentativi di disintossicazione, altrettante le ricadute.

 

joseph goebbels

La storia d' amore di Fallada con la morfina assunse i connotati di un vero e proprio romanzo, un racconto che ha per tema l' irrequietezza di un uomo tedesco a cavallo tra Weimar, il Terzo Reich e la denazificazione. Queste vicissitudini e la loro trasposizione letteraria, che in Sulla buona sorte del morfinomane prende la forma di una novella acuminata e vitalistica, richiamano alla memoria un altro testo breve, Morfina di Friedrich Glauser, scritto negli stessi anni, testimonianza del paradosso di una vita avventurosa da internato, paziente di un manicomio che non è la droga bensì l' Europa.

 

hans fallada 6

Come molti contemporanei, anche Fallada sperimenta l' alternanza tra l' orrore della libertà e il panico della reclusione. Nel secondo racconto del volume, Tre anni senza essere un uomo, lo scrittore fa riferimento alla quotidianità carceraria di un uomo che ruba un' ingente somma di denaro e quasi subito si costituisce.

 

Il suo obiettivo è chiaro: farsi rinchiudere per disintossicarsi dall' alcol, approfittare del regime di custodia cautelare per ripulirsi nel corpo e tentare un' esperienza di isolamento che possa permettergli di ritornare nella società spogliato di ogni dipendenza. Il testo fa riferimento ai sei mesi che Fallada trascorse, nel 1924, nel carcere di Greifswald, solo uno dei numerosi istituti di correzione, detenzione o di igiene mentale di cui sarà ospite nel corso della sua breve esistenza, un tour che culminerà vent' anni dopo, nel 1944, con l' internamento nel manicomio di Neustrelitz-Strelitz, le cui mura assisteranno alla composizione di Nel mio Paese straniero, vero e proprio codice indecifrabile in cui Fallada riverserà il resoconto della propria vita di scrittore non apertamente dissidente: una vera e propria autopsia di una coscienza alle prese con il terrore e con l' angosciante consapevolezza del disprezzo, per se stessa e per la società tedesca del suo tempo.

MORFINA

 

Sono pagine difficilmente eguagliabili, quelle che chiudono la fulminea e controllata brevità di Tre anni senza essere un uomo: il narratore e altri due detenuti vengono tradotti in tribunale per l' udienza che sperano possa scioglierli dalle rispettive imputazioni. Per la prima volta dopo mesi indossano abiti civili, parlano in libertà e sono sicuri che, se il giudice si presenterà dopo una colazione soddisfacente, saprà mostrare clemenza.

 

hans fallada 5

Mentre sono in attesa della prima chiamata, nella sala d' aspetto del tribunale, tuttavia a uno di loro accade qualcosa. Si tratta di un inconveniente all' apparenza di nessun conto, ma è sufficiente a far crollare tutta la tranquillità che i tre avevano mostrato fino a quel momento. I detenuti iniziano a sudare, chiedono che venga aperta una finestra, ma «aprire la finestra è vietato».

 

Uno di loro, che fino a quel momento aveva proclamato ridendo la propria innocenza, prende a tremare. Basterebbero queste poche righe per dimostrare che Fallada è un maestro, che la sua materia è l' angoscia e che pochi come lui sono stati in grado, nel grande penitenziario per morfinomani della letteratura Europea, di raccontare cosa prova un individuo quando tra lui e l' aria respirabile c' è una porta che non gli è permesso varcare.

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