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DI PADRE IN FIGLIO – LA ‘NDRANGHETA A TORINO GESTITA DAGLI EREDI DEI MAFIOSI IN CARCERE – LE FAMIGLIE CHE CONTANO SONO SEMPRE LE STESSE. MA PIU’ DEL SANGUE, AD UNIRE LE GENERAZIONI E’ IL GIRO D’AFFARI AL NORD – I GENITORI ORDINANO DAL CARCERE, I RAMPOLLI ESEGUONO – I CONTATTI WHATSAPP E FACEBOOK 

 

Giuseppe Legato per la Stampa

 

«Ci sono i ragazzi fuori, ma non bisogna bruciarli. Sennò la musica è finita». Il superstite della vecchia batteria criminale è in un bar dell' hinterland di Torino. Spiega ai presenti quali sono i nuovi equilibri delle cosche nel Nord Ovest: i «vecchi» sono in galera, ma i figli no. Sono loro oggi a guidare. Ma bisogna tenere il profilo basso, per non rovinarli. È uno dei segreti del perenne rigenerarsi delle 'ndrine: il ricambio familiare.

ndrangheta a Torinondrangheta a Torino

 

Dopo 9 processi in Piemonte dal 2006 ad oggi e 1.090 anni di carcere inflitti a boss e picciotti, la 'ndrangheta non muore grazie - anche - a una struttura familiare che perpetua gli interregni di casati storici. È la seconda generazione «che si è ben calata nella realtà del Nord perché qui è nata» racconta il magistrato della Dda Monica Abbatecola. «Ciò non vuol dire - precisa - che le colpe dei padri ricadano sui figli, ma si tratta comunque di un dato processuale ormai acquisito».

 

E il blitz dell' altroieri nel Torinese è l' ennesima conferma. Tra gli undici arresti ci sono le giovani leve di vecchie famiglie «azzoppate» da inchieste del passato. Che cercano di farsi largo «nel vuoto lasciato dalla maxi operazione Minotauro (150 arresti nel 2011) - sostiene il colonnello Emanuele De Santis, comandante dei carabinieri di Torino - coniugando le vecchie regole della 'ndrangheta arcaica con l' approccio moderno più vicino al contesto del Nord. È una dinamica che seguiamo con attenzione» spiega.

 

Adolfo, Aldo Cosimo e Luigi CreaAdolfo, Aldo Cosimo e Luigi Crea

Ritornano i cognomi di Gioffrè e Ilacqua, due «brand» che evocano una stagione di droga e sangue. Stavolta sono i figli e i nipoti. E questo è già successo in una delle famiglie più potenti del Nord Italia: gli Agresta di Volpiano. I grandi - Saverio e Antonio - si sono fatti il carcere. Sui giovani ci sono già processi - non definiti in giudicato - che li dipingono come presunti eredi. «Vengono scelti i figli - spiega Marco Martino, capo della squadra Mobile di Torino - perché per vincolo familiare sono soggetti di massima fiducia».

 

FACEBOOK E DISCOTECHE

E sono anche prudenti. Rigano dritto le nuove leve dei «calabresi» al Nord. Pare che parlino pochissimo al telefono, si incontrino solo all' aperto e ogni tre mesi - ma questo vale in generale - bonifichino le auto a caccia di microspie ambientali. Whatsapp e Signal sono gli unici canali di comunicazione.

 

Domenico AgrestaDomenico Agresta

Anche per questo le indagini si sono fatte più complesse di qualche anno fa. Ma ci sono. E registrano una calma apparente che è propria di un processo di riorganizzazione in cui - anche i ragazzi - aspettano i nuovi ordini dalla Calabria. Dopo le maxi operazioni Crimine (Reggio Calabria), Infinito (Milano) e Minotauro (Torino), attendono istruzioni su come muoversi, svela un investigatore. Nel frattempo vestono Moncler, gestiscono palestre, hanno profili Facebook in cui ricordano i padri in galera con post inequivocabili: «Onore ai carcerati, peste agli infami». Di notte, frequentano le discoteche e si confondono tra i ragazzi «normali».

 

Lo faceva anche Luigi Crea, un giovane di 22 anni, figlio del capo dei capi di Torino, Adolfo. Una nuova leva. Da quando il padre fu recluso in carcere nel 2011, aveva preso le redini della famiglia rispettando gli ordini del genitore. Una delle sue ultime foto postate lo ritrae in un club della Torino da bere. Ha due bottiglie in mano e sorride. Un anno fa è finito in manette per mafia ed estorsioni. Si è bruciato. E per evitare che ciò accada ci sono anche i consigli paterni.

 

Anno 2009, carcere di Rebibbia. Nella sala colloqui un boss del Piemonte redarguisce il nipote allora diciottenne, oggi sorvegliato speciale: «Hai comprato una macchina costosa. Non dovevi farlo. Sono stato giovane anche io, ti pare che non capisco? I carabinieri a quest' ora hanno già scritto. Quelli vedono tutto». Un manuale di sociologia mafiosa.

 

IL PASSAGGIO DI EREDITÀ

OLIMPIADI INVERNALI TORINOOLIMPIADI INVERNALI TORINO

Dai processi emergono giovani assi criminali legati soprattutto a Platì: Agresta, Marando, Barbaro a Torino. Che sono poi primi cugini delle famiglie di Milano stanziali a Buccinasco e Corsico: Sergi e Papalia in testa. «Comandano ancora loro» si dice nei corridoi delle caserme accreditando una tesi di continuità generazionale che è stata ripercorsa a grandi linee da un giovane pentito, Domenico Agresta, 29 anni: «Noi siamo una sola famiglia - ha detto in aula al processo Caccia a Milano - siamo sempre gli stessi: a Platì, a Milano e a Torino». Un cognome, un destino.

 

CONSERVARE IL CAPITALE

Ma da solo questo non basta per spiegare la continua rigenerazione delle famiglie e delle strutture. «Al netto del vincolo familiare c' è un capitale sociale, politico ed economico che rende la 'ndrangheta difficile da sconfiggere nonostante le grandi inchieste fin qui fatte. Se non si abbattono quei legami politici ed economici non sarà possibile sconfiggerla soprattutto al Nord» spiega Rocco Sciarrone, docente di sociologia dell' Università di Torino.

 

CANTIERE TORINO LIONE TAV VAL DI SUSACANTIERE TORINO LIONE TAV VAL DI SUSA

Quale sarebbe poi questo capitale sociale che i giovani devono mantenere vivo in assenza dei padri è noto dagli atti recenti di inchieste: la 'ndrangheta si è infiltrata - secondo un' indagine della Dia - nella costruzione delle opere Olimpiche di Torino 2006 (Villaggio ex Moi, Palavela, Media Village), e mirava ai lavori preliminari della Tav. Tutto per riciclare milioni di euro del narcotraffico, il vero business dell' associazione che importa tonnellate di cocaina. I principali broker che riforniscono le famiglie e le piazze di Milano e Torino si chiamano Nicola e Patrick Assisi, oggi latitanti inseguiti dalla polizia di mezza Europa. E guarda caso sono padre e figlio, anche loro.

 

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