patrizia cocco

MORIRE CON DIGNITÀ - PATRIZIA COCCO ASPETTAVA L’ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE SUL BIOTESTAMENTO PER METTERE FINE ALLE SOFFERENZE CAUSATELE DALLA SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA - DA QUANDO NON MUOVEVA PIÙ NESSUN MUSCOLO AVEVA UN UNICO OBIETTIVO: NON SOFFRIRE PIÙ…

Carla Massi per “il Messaggero”

 

L'ultimo giorno di gennaio è entrata in vigore la legge sul Biotestamento, quella che permette di indicare le proprie volontà sul fine vita, ieri l'annuncio della prima paziente, malata di Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) che ha deciso di rinunciare alla ventilazione e chiedere la sedazione. Fino alla morte.

Patrizia Cocco

 

È Patrizia Cocco, una quarantanovenne di Nuoro che dal 2012 combatteva contro questa malattia neurodegenerativa progressiva per la quale ancora non c'è una cura. I farmaci riescono, e non in tutti i casi, a rallentare l'invalidità. Fatta di rigidità muscolare, contrazioni e graduale debolezza. Causata dalla diminuzione delle dimensioni proprio dei muscoli.

 

Anche la comunicazione viene lentamente azzerata: difficoltà di parola fino a non riuscire più a parlare, deglutizione quasi azzerata e sostituita da sondini per alimentarsi, respirazione affidata alla macchina. Una condizione che lascia intatte le capacità cognitive. La signora se ne è andata sabato scorso stringendo la mano di sua mamma e dei suoi cari, raccontano i familiari.

 

IL PERMESSO

Come la signora Cocco ha detto sì (per quattro volte) i suoi medici hanno spento la macchina e iniziata la sedazione palliativa profonda. Senza chiedere il permesso al giudice come, invece, era obbligatorio fino a cinque giorni fa. «La scelta di Patrizia è stata lucida e molto coraggiosa - racconta Sebastiano Cocco, cugino della paziente - È stato, così, possibile dare esecuzione alle volontà di Patrizia in tempi brevi.

Patrizia Cocco

 

Aspettava l'entrata in vigore della legge da quando sentiva di essere imprigionata nella malattia. Dentro la quale dolorosamente sopravviveva ad una vita che lei, in quelle condizioni, non voleva continuare». Aveva lavorato come commessa Patrizia Cocco e poi era riuscita ad aprire un'agenzia di viaggi. La malattia, furiosa e veloce, l'ha costretta presto a casa.

 

Nei mesi scorsi si era anche rivolta all'Associazione Luca Coscioni per organizzare il viaggio in una clinica Svizzera e lì decidere, assistita, alla sua fine. Ma le sue condizioni economiche di Patrizia Cocco non le permettevano una simile scelta. Così, le era stato consigliato, di chiedere al medico di evitare l'accanimento terapeutico.

 

Poi il via libera della legge varata a fine anno ed entrata in vigore la scorsa settimana. Intorno a lei, qualche mese fa, si sono riuniti i familiari: lei confessò il suo progetto. Loro non si opposero.

Patrizia Cocco

 

Anzi le sono stati vicini e solidali fino all'ultimo minuto. Quando il suo sonno profondo si è trasformato. Da quando non muoveva più nessun muscolo aveva un unico obiettivo: non soffrire più. Come scriveva, con il comunicatore oculare. L'unico mezzo che le permetteva di spiegare al mondo quello che sentiva e pensava.

 

IL TRIBUNALE

«La grande differenza con il passato - sottolinea Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Coscioni - è che grazie al testamento biologico non è ora più necessario affrontare battaglie nelle aule dei tribunali per vedere rispettate le proprie volontà sul fine vita. Come l'interruzione delle terapie».

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