patrizia reggiani gucci

''SAN VITTORE? LO CHIAMAVO VICTOR RESIDENCE'' - PATRIZIA REGGIANI, LIBERA DOPO AVER SCONTATO LA PENA PER L'OMICIDIO DEL MARITO, SI FA CHIAMARE ANCORA PATRIZIA GUCCI E RACCONTA LE GITE IN YACHT CON TRUMP E IVANA: ''MOLTO PLAYBOY, MA QUANDO C'ERA LA MOGLIE STAVA TRANQUILLO'' - DAL CARCERE USCIVA, ANDAVA DAL PARRUCCHIERE, IN CELLA TENEVA UN FURETTO. ''UN PO' MI MANCA'' - E PARLA DELL'OMICIDIO...

PATRIZIA REGGIANI A MILANO COL PAPPAGALLO FOTO LAPRESSE PATRIZIA REGGIANI A MILANO COL PAPPAGALLO FOTO LAPRESSE

Gabriele Moroni per il Giorno

 

«Ho conosciuto Ivana dal parrucchiere a New York. Abbiamo simpatizzato subito. Aveva invitato me e mio marito Maurizio. Era il 1985. Abbiamo fatto una bella gitarella lungo il fiume Hudson su uno yacht. Ho fatto la conoscenza con il marito di Ivana. Molto playboy. Ma quando c' era la moglie stava tranquillo». Patrizia Reggiani discorre di Donald Trump e della prima moglie del presidente americano con nonchalance.

 

Sta per compiere 68 anni. È stata condannata a 26 di reclusione come mandante dell' omicidio dell' ex marito Maurizio Gucci, erede di una dinastia di stilisti, freddato con tre colpi di pistola la mattina del 27 marzo 1995, nell' atrio del palazzo dei suoi uffici, in via Palestro a Milano. È rimasta in carcere per sedici anni. Da ottobre è definitivamente libera. Parla (meglio, conversa) in un ambiente di cose luccicanti: lo showroom Bozart di via Goldoni (dal 1956 produzione e vendita di accessori moda), dove ha lavorato nei due anni di affidamento ai servizi sociali.

 

Vegliata dai titolari, Maurizio Manca e Alessandra Brunero, amici veri incontrati sulla strada della risalita insieme con il difensore Danilo Buongiorno.

 

PATRIZIA REGGIANI A MILANO COL PAPPAGALLO FOTO LAPRESSE PATRIZIA REGGIANI A MILANO COL PAPPAGALLO FOTO LAPRESSE

Signora Reggiani...

«Signora Gucci».

 

Signora Gucci, come ha vissuto il passaggio dal jet set al carcere?

«Non mi sono mai staccata dalla moda e dal resto. Ero in quello che chiamo il Victor Residence (il carcere milanese di San Vittore, ndr). Quando ne ho avuto la possibilità uscivo, una volta la settimana. Andavo dal parrucchiere e poi mi buttavo negli acquisti nelle boutique per me e per le mie due figlie. Se c' erano i soldi, ovviamente. Altrimenti acquistavo solo per me».

 

Non rimpiangeva il suo mondo dorato?

PATRIZIA REGGIANIPATRIZIA REGGIANI

«Nessun rimpianto. Io da quel mondo non sono mai uscita. Amo leggere, leggevo. Mi facevo i capelli. Avevo un letto singolo. Dal laboratorio del Victor Residence mi ero fatta fare un telo nero, lo fissavo dalla mia parte col nastro adesivo, e davo ordine che fino alle dieci del mattino non dovevano disturbarmi. Eravamo in quattro. Il direttore Pagano mi aveva permesso di tenere un furetto. Mi ha fatto molta compagnia. Un giorno Bamby si è infilato in lenzuola estranee, la proprietaria del letto si è seduta e lo ha schiacciato. È arrivato Bamby 2. È vissuto per otto anni. Adesso ho un pappagallo».

 

E le altre detenute?

PATRIZIA REGGIANIPATRIZIA REGGIANI

«Quando sono entrata in carcere non si parlava di trucchi, di profumi. Li ho portati io, ho insegnato alle altre detenute ad avere cura di sé e ne sono fiera».

 

Cosa le ha lasciato il carcere?

«Non lo so. So che ci sono passata. In un certo senso rimpiango i tempi del Victor Residence».

 

Rimpiange il carcere?

«Ho detto in un certo senso. La libertà è una cosa bellissima, impagabile. Oggi ho tutte le responsabilità, tutti gli impegni, tutti i doveri che non avevo quando eravamo io e il mio furetto. A cominciare dalle bollette da pagare».

 

La sua condanna: concorso nell' omicidio di suo marito Maurizio Gucci.

«Ripeto quello che ho sempre detto: non colpevole. Sono non colpevole. Mi ritengo non colpevole in quanto non sono stata io a ordinare l' uccisione di Maurizio. Ma non sono neppure innocente perché a causa dei miei comportamenti, a volte decisamente ingenui, ho involontariamente messo in moto una catena di eventi che hanno poi portato alla morte di mio marito».

 

Allora, cosa si rimprovera?

«La mia ingenuità nei confronti di una persona che ritenevo amica. Una persona che ho aiutato economicamente in un momento di bisogno. Se la mia generosità non avesse provocato quello che è successo, lo farei ancora. Io sono fatta così».

maurizio guccimaurizio gucci

 

Il riferimento è a Pina Auriemma, cartomante napoletana, amica della Reggiani: secondo l' accusa e le sentenze, avrebbe organizzato l' omicidio su mandato e dietro pagamento da parte di Patrizia.

 

 

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