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DRACULA E’ SEPOLTO A NAPOLI! - PER UN GRUPPO DI STUDIOSI ESTONI NON CI SONO DUBBI: LA TOMBA DI VLAD TEPES DRACUL SAREBBE NEL CHIOSTRO DI SANTA MARIA LA NOVA

Paolo Barbuto per “Il Mattino”

 

«Il conte Dracula è morto a Napoli, è stato sepolto nel cuore della città ed è ancora qui»: c'è un gruppo di persone che da settimane percorre strade e vicoli a caccia del segreto. E non sono ragazzini sognatori, fanatici, esaltati, ma serissimi studiosi dell'università di Tallinn in Estonia. Sono convinti di ciò che fanno, sostengono di avere già in mano i documenti che provano la verità, così hanno avviato una campagna di ricerche sul territorio. 

vlad tepes conte draculavlad tepes conte dracula

 

La storia è affascinante, ricca di sfumature, di colpi di scena, però assomiglia troppo alla trama di un romanzo d'avventure per sembrare vera; anche perché, attualmente, manca il particolare che la renderebbe clamorosa, il colpo di scena finale: manca proprio il corpo del conte Dracula. 

 

«E' per questo motivo che, dopo aver avviato studi documentali, ora siamo scesi sul campo. E sappiamo anche dove andare a cercare. Sappiamo dov'è la tomba di Dracula a Napoli», spiega Orest Kormashov dall'Università di Tallinn. Estemo giorno, piazza Santa Maria La Nova, il gruppo che comprende anche gli italianissimi fratelli Glinni (uno, Giandomenico, ricercatore a Tallinn, l'altro, Raffaello, studioso di storia) e il direttore scientifico del museo delle Antiche Genti, Nicola Barbatelli, varca la soglia del chiostro antico e si avvia a colpo sicuro verso una lapide. 

 

dracula sepolto a napolidracula sepolto a napoli

L'emozione cresce passo dopo passo fin quando il marmo è lì, a dieci centimetri. L'avevano visto solo in fotografia quel disegno, l'avevano ritrovato in rappresentazioni del '500, ora lo vedono e restano allibiti. È proprio come l'avevano immaginato, i «segni» ci sono tutti, è il momento di rendere ufficiale la scoperta e di avviare ricerche formali. Una lettera è stata spedita alla direzione museale per chiedere il permesso di esplorare il monumento, nel frattempo i documenti vengono messi in fila per ricostruire il percorso e dare concretezza alle ipotesi. 

 

Ad ascoltare le parole degli studiosi emozionati tutto sembra confuso, vocaboli scientifici e riferimenti storici vengono dati per scontati, star dietro alle spiegazioni è quasi impossibile. Per afferrare il senso del discorso bisogna ripartire da zero e implorare «fatene una storiella, come se voleste raccontarla a un bambino». 

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Gli studiosi sospirano e provano a riassumere. «Nel 1476 il conte Vlad Tepes Dracula, che appartiene all'ordine del Dragone come il re di Napoli Ferrante D'Aragona, scompare durante una battaglia contro i turchi e viene dato per morto - spiega lo studioso Raffaello Glinni - una delle sue figlie, Maria, all'età di sette anni viene adottata da una donna napoletana e condotta nel regno di Napoli. Qui in seguito sposa un nobile napoletano della famiglia Ferrillo. 

 

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La coppia ottiene in “regalo” i territori di Acerenza in Basilicata ma è legata a Napoli tanto che, alla morte, i coniugi vengono seppelliti a Napoli». Fin qui la storia è nota, proprio II Mattino l'ha raccontata un paio di anni fa. Ma la svolta è giunta negli ultimi mesi, quasi per caso. Una studentessa napoletana, Erika Stella, per la sua tesi di laurea si inoltra nel chiostro di Santa Maria La Nova, scatta una foto che le sembra «strana», decide di andare a fondo e coinvolge via mail gli studiosi, anche quelli estoni, che guardano l'immagine e restano sconvolti. 

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Dopo aver cercato a lungo quella traccia, eccola arrivare per mano di una giovane che sta realizzando una tesi di laurea: secondo gli studiosi è la conferma di due ipotesi: 1) il conte Dracula non morì in battaglia ma venne fatto prigioniero dai turchi; 2) la figlia Maria riscattò il papa prigioniero e lo portò in Italia. Alla morte lo fece seppellire a Napoli. Ma perché tante certezze? Il marmo, che appartiene alla tomba di Ferrillo, il «genero» di Dracula, è denso di riferimenti che non apparterrebbero alle spoglie dell'uomo che dovrebbe essere lì dentro. 

 

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E qui la realtà diventa romanzo, almeno finché la scienza non dirà che è tutto vero: «Guardate  i bassorilievi - spiega raggiante Glinni - la rappresentazione è lampante. Ricordate che il conte si chiamava Dracula Tepes: vedete che qui c'è la rappresentazione di un drago, Dracula appunto, e ci sono due simboli di matrice egizia mai visti su una tomba europea. Si tratta di due sfingi contrapposte che rappresentano il nome della atta di Tebe che gli egiziani chiamavano Tepes. In quei simboli c'è “scritto” Dracula Tepes, il nome del conte. C'è bisogno di altre conferme?». Forse si, ce n'è bisogno. Ma il racconto è così affascinante che, a questo punto, speriamo davvero che qualcuno dimostri che è tutto reale... 

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