PER UNA VOLTA CHE LA RAI L’AVEVA FATTA UNA GIUSTA, IL GOVERNO S’È MESSO DI MEZZO – “TUTTO IL MALE DEL MONDO”, IL DOCUMENTARIO SULL’OMICIDIO DI GIULIO REGENI A CUI IL MINISTERO DELLA CULTURA HA NEGATO I FINANZIAMENTI PUBBLICI, ERA STATO ACQUISTATO QUALCHE MESE FA DALLA RAI – MENTRE I COMMISSARI ASSEGNAVANO PUNTEGGI MINIMI AL DOCUMENTARIO DI SIMONE MANETTI, I DIRIGENTI RAI TRATTAVANO PER MANDARLO IN ONDA. ALLA FINE VIA ASIAGO HA OTTENUTO I DIRITTI PER IL 2027, MENTRE PER QUEST’ANNO IL FILM SI PUÒ GUARDARE SU SKY, CHE L’HA COPRODOTTO…
Estratto dell’articolo di Lisa Di Giuseppe per www.editorialedomani.it
giulio regeni - tutto il male del mondo
Un modo per tamponare lo scandalo politico della settimana, se solo in Rai qualcuno avesse colto la palla al balzo. E invece niente: per una volta che la Rai poteva essere una risorsa per Meloni e i suoi, il servizio pubblico ha perso il treno.
Tutto il male del mondo, il documentario sull’omicidio di Giulio Regeni a cui la commissione dedicata ai contributi selettivi del ministero della Cultura ha negato i finanziamenti pubblici, è stato infatti acquistato qualche mese fa dalla Rai.
«Il no su Regeni? Un errore»
Insomma, mentre i commissari – diversi considerati vicini alla maggioranza – assegnavano punteggi minimi al documentario di Simone Manetti, i dirigenti Rai trattavano per mandarlo in onda.
Egemonia bifronte. Alla fine via Asiago ha ottenuto i diritti per il 2027, mentre per quest’anno il film si può guardare su Sky, che l’ha coprodotto. Sulla Rai il documentario andrà invece in onda in chiaro il prossimo gennaio, per l’undicesimo anniversario del rapimento di Regeni. Dopo la messa in onda sulle reti generaliste, il titolo sarà disponibile su RaiPlay.
Occasione persa
alessandro giuli - il signore degli anelli
La governance della Rai apprezzata da Palazzo Chigi avrebbe dunque potuto dare risalto all’acquisto di un titolo d’interesse “civico” e offrire una sponda al partito di Meloni e Federico Mollicone, il presidente della commissione Cultura a cui sono considerati vicini i commissari che hanno preso la decisione di rimbalzare il film prodotto da Domenico Procacci.
Niente da fare: i dirigenti di via Asiago non si sono mossi nemmeno quando avevano occasione di dare manforte alla linea di FdI, che ora ribadisce in ogni occasione come il partito si sia sempre battuto per la ricerca della verità nel caso egiziano. Poteva essere l’occasione per ribaltare la narrazione che serpeggia per via della Scrofa e disegna la Rai come rogna più che opportunità per la presidente del Consiglio.
Anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, intervenuto in risposta a un’interrogazione sulla vicenda, ha rivendicato l’impegno del partito della premier in questa partita. E di conseguenza è gara a prendere le distanze dalla decisione della commissione: ieri sono arrivate anche le dimissioni di Ginella Vocca, fondatrice e presidente del Medfilm Festival e altra commissaria dell’organismo, che ha deciso di seguire Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti nel loro passo indietro.
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Nel frattempo, in ogni caso, la vicenda ha fatto così tanto rumore che la pellicola è tornata in proiezione in diverse sale. Alla domanda sul perché non si sia cavalcata l’attenzione dell’opinione pubblica per promuovere un film attorno a cui si è creata una curiosità oggettiva a via Asiago aprono le braccia. «Non sapevamo di averlo» è l’ipotesi più accreditata, qualcuno parla anche di «occasione persa».
Anche perché a ribadire che il titolo sarà trasmesso anche dalla Rai è stato lo stesso Domenico Procacci, che nei giorni scorsi ha spiegato a Repubblica che «il film ha già trovato il suo pubblico, ha ricevuto un riconoscimento importante come il Nastro della Legalità e sarà presto trasmesso da broadcaster come Sky e Rai.
Anche i risultati in sala dimostrano un’attenzione molto forte: è stato uno dei documentari più visti al cinema negli ultimi anni, con numerose proiezioni sold out». Insomma, magari si sarebbe potuto fare un annuncio pubblico già prima della presentazione dei prossimi palinsesti autunnali, in programma per luglio.
E invece, nel tardo pomeriggio di ieri parte lo scaricabarile: indici puntati a vicenda senza nessuna certezza di dove si sia persa un’informazione così preziosa.
Titoli difficili
Il titolo è stato messo sulla lista della spesa dalla direzione Cinema: Adriano De Maio è lo stesso direttore che a suo tempo aveva chiesto l’acquisto di No Other Land, il film sui coloni israeliani in Cisgiordania e i loro abusi sui palestinesi la cui messa in onda, rinviata a più riprese, aveva provocato un altro piccolo caso. […]
manifestazione a dieci anni dalla morte di giulio regeni a fiumicello
La trattativa con Fandango su Tutto il male del mondo è poi stata portata avanti da Rai Cinema, la controllata della Rai che è anche casa di produzione e paga fisicamente i titoli esterni che vengono acquistati. Insieme ai cachet degli artisti, i prezzi dei film acquistati fuori sono spesso tra le cifre più tutelate nell’universo Rai: un ex dirigente che negli anni di titoli ne ha acquistati tanti stima però un prezzo tra i 40-80mila euro per questa preziosa prima serata.
I dirigenti graditi alla maggioranza, a questo punto, masticano amaro. Occasione persa o paura di prendere posizione, il risultato è che anche le mosse azzeccate in Rai si perdono nel telefono senza fili della governance meloniana.


