enzo speranzini anelli pescara ospedale

“CON UN ETERO AVREBBERO FATTO LO STESSO?” – A PESCARA TIENE BANCO IL CASO DI UN 61ENNE IN CURA AL REPARTO MALATTIE INFETTIVE DELL'OSPEDALE SANTO SPIRITO CHE SI E’ RITROVATO LA DICITURA “OMOSEX” SU UNO DEI DOCUMENTI MEDICI CHE GLI HANNO CONSEGNATO VENERDÌ DOPO UNA VISITA. NEL MIRINO UNA DOTTORESSA: “MI HA TRATTATO SGARBATAMENTE FIN DA SUBITO. COME FOSSE SOTTINTESO CHE SIA NORMALE CHE GLI OMOSESSUALI CONTRAGGONO QUESTO TIPO DI MALATTIE” - L’ASL: “DICITURA SOLO NEL REFERTO, UN DOCUMENTO CONSEGNATO SOLO ALL'INTERESSATO”. IL GOVERNATORE MARSILIO: “UN MALINTESO” 

Filippo Fiorini Saverio Occhiuto per “la Stampa” - Estratti

 

Enzo Speranzini Anelli documento 56

Enzo Speranzini Anelli non ha paura che si sappia che è gay, né che è in cura al reparto malattie infettive dell'ospedale Santo Spirito di Pescara. 

 

Però, si è arrabbiato perché crede che scrivere «omosex» su uno dei documenti medici che gli hanno consegnato venerdì dopo una visita, sia una discriminazione. Si domanda se con un etero si sarebbero comportati allo stesso modo. 

 

Sa che dal punto di vista clinico, l'orientamento sessuale del paziente non conta. Respinge e rimanda al mittente le smentite dell'Asl e del governatore dell'Abruzzo, Marsilio: dice che quel foglio non è rimasto a lui, ma l'ha dovuto consegnare a un'infermiera per poter iniziare la terapia. 

 

Aggiunge che non gli è mai stato chiesto il consenso a dichiarare le sue abitudini private. 

Soprattutto, pensa allo stato d'animo di un ragazzino malato, che si trovasse nella sua stessa situazione. Il caso interessa una città in cui molti, se non tutti, si conoscono. 

 

Enzo Speranzini Anelli

Tiene banco a Pescara, in Abruzzo e in Italia da due giorni. Sui social, a livello istituzionale e di chiacchiera. A valle di una lunga giornata di day hospital nella stessa struttura dove ha pubblicamente denunciato di essere stato schedato, questo libero professionista di 61 anni, sposato con un uomo che era con lui quando si sono svolti i fatti, racconta che ieri è stato «trattato con grande cortesia, da un dottore dai bei modi e infermiere comprensive».

 

Però, protesta anche per «non aver ricevuto le scuse da parte di nessuno». Non c'è stato nemmeno un gesto da parte della direzione. 

Al centro delle sue accuse, c'è una dottoressa. Giovane, da poco in città, recentemente in servizio presso il Santo Spirito. Nei suoi confronti, Enzo ha usato aggettivi poco nobili nel post in cui ha denunciato l'episodio su Facebook. È indignato. Ieri, non l'ha vista. 

Quando venerdì si è trovato con lei in ambulatorio, per valutare gli esami del sangue e decidere la cura per la patologia sessualmente trasmissibile da cui è affetto, ha sentito «di essere trattato sgarbatamente fin da subito. Come fosse sottinteso che sia normale che gli omosessuali contraggono questo tipo di malattie». 

enzo speranzini anelli

 

Dice di aver ricevuto tre fogli e, quello con la dicitura «omosex» in mezzo ai valori ematici, l'ha dovuto consegnare al personale della clinica, per poter accedere al protocollo del day hospital. Il suo sfogo online, oltre a raccogliere decine di commenti di solidarietà, ha spinto l'azienda sanitaria a prendere posizione. 

 

«La dicitura contestata compare esclusivamente nel referto di prima visita, documento strettamente personale consegnato solo all'interessato, come sarebbe ugualmente accaduto in caso di paziente eterosessuale», ha scritto in una nota Giustino Parruti, direttore alle Malattie Infettive, aggiungendo che la decisione è stata presa «a seguito di esplicito consenso e a favore del paziente e del suo compagno», perché «si tratta di un dato rilevante in termini epidemiologici, in particolare per il corretto inquadramento del rischio di trasmissione». 

 

Sulla stessa linea, il presidente della Regione, Marco Marsilio, per cui «l'obiettivo era quello di favorire le cure più appropriate e non c'era alcuna intenzione di discriminare o umiliare il paziente. La cartella, peraltro, sarebbe rimasta riservata».

 

Enzo Speranzini Anelli documento

Secondo Enzo, però, non è andata affatto così. Non c'è stato né consenso né rispetto della privacy, ma discriminazione. «Credo che l'abbia fatto per un secondo fine - ragiona -. Recentemente hanno introdotto farmaci per la prevenzione dell'Hiv e altre malattie sessualmente trasmissibili, forse stanno cercando di creare un elenco di pazienti potenzialmente interessati, per piazzare queste medicine. 

 

Questa è la cosa migliore che riesco a pensare di lei, sennò, devo credere che sia omofobia». «Vedersi diagnosticare una malattia infettiva - spiega - crea ansia.

 

(...)

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