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I PICCOLI IMPERATORI ROSSI - LUSSI HI-TECH, SUV E FERIE IN ANTARTIDE: IN CINA 6 ULTRA-RICCHI SU 10 HANNO MENO DI 35 ANNI E CRESCONO AL UN RITMO DI UNO A SETTIMANA -I BABY PAPERONI STANNO RIVOLUZIONANDO LA SECONDA ECONOMIA DEL PIANETA

Giampaolo Visetti per “la Repubblica”

 

BABY PAPERONI CINABABY PAPERONI CINA

LA Cina e il resto del mondo scoprono la «generazione dei baby-paperoni», e si aggrappano ai nuovi milionari under 35 di Pechino per alimentare la crescita senza fine dei consumi. Il boom dei ricchi nati tra il 1980 e il 1990 è il fenomeno che sta rivoluzionando la seconda economia del pianeta.

 

In Europa il benessere è ormai un’esclusiva di anziani e over 50: al di qua della Grande Muraglia è invece appannaggio dei giovani, spesso dei giovanissimi, capaci di accumulare una fortuna in pochi mesi.

 

Xi JinpingXi Jinping

Sono questi “piccoli imperatori” rossi, innamorati del capitalismo e del consumismo occidentali, a formare la leva che si candida a governare la famiglia, l’impresa e presto anche il partito-Stato della superpotenza del secolo. Banchieri, industria del lusso e sociologi cominciano a sollevare il velo che per anni ha consentito alla ribattezzata “categoria tripla A” di germogliare all’ombra dei mega-conglomerati pubblici sopravvissuti a Mao Zedong.

 

Un rapporto di Ubs rivela che in Cina, nel primo trimestre 2015, ogni settimana un giovane è diventato milionario partendo dalla povertà. Per la prima volta, lo scorso anno, i milionari cinesi hanno superato il milione: sei su dieci hanno meno di 35 anni, l’80% meno di 50. Nel giro di un decennio i miliardari della Repubblica popolare sono passati da zero a 388, secondi solo ai colleghi degli Stati Uniti.

 

Secondo l’ultimo studio Hurun, 60mila cinesi dispongono oggi di un capitale superiore a 200 milioni di dollari, mentre 300 milioni sono coloro che il Financial Times definisce “millennial”, la giovane generazione che demolisce la vecchia Cina senza mobilitazioni democratiche, ma a colpi di smartphone, Suv tedeschi e ferie in Antartide.

 

La percentuale, in rapporto a una popolazione da 1,3 miliardi di persone, ridimensiona il fenomeno: i mercati scoprono però che il club dei superricchi e quello dei grandi consumatori della Cina non sono paragonabili agli exploit passeggeri, sottodimensionati ed energia-dipendenti di Russia e Paesi arabi.

lauren greenfield i nuovi ricchi in cina  8lauren greenfield i nuovi ricchi in cina 8

 

In cinque anni il numero dei magnati cinesi under-35 è raddoppiato. Costoro si spartiscono una ricchezza privata pari a 13 mila miliardi di euro, in aumento di un altro 15% entro dicembre. I capitali personali, nel paese che con la rivoluzione maoista aveva promesso di abolirli, diventano ogni giorno più grandi, più diffusi e più stabili, perché frutto di business diversi.

 

Che i figli unici dei vecchi compagni comunisti fossero i nuovi paperoni capitalisti lo si sospettava da tempo: la sorpresa è che alla metamorfosi finanziaria corrisponde anche quella sociale e culturale, da cui nasce quella che il Quotidiano del Popolo ha definito con preoccupazione «generazione a-cinese ».

 

Mai, nell’era moderna, un numero tanto alto di connazionali ha potuto disporre di capitali tanto ingenti in così giovane età e questo capovolgimento nella distribuzione anagrafica della ricchezza minaccia di destabilizzare la Cina, ma pure di rivoluzionare il mercato globale del lusso. 

 

barack obama con il presidente cinese xi jinping e la moglie peng liyuanbarack obama con il presidente cinese xi jinping e la moglie peng liyuan

La ragione è che i giovani cinesi usciti dalla povertà sono già l’opposto sia dei loro genitori che della classe media tradizionale di Europa, Stati Uniti e Giappone, cresciute nella seconda metà del Novecento. Un sondaggio dell’Università di Pechino ha scoperto che la «generazione cinque stelle » non risparmia e pensa che tutto ciò che si guadagna debba essere speso «per vivere meglio subito ».

 

Il denaro è in testa alla gerarchia dei valori, assieme alla carriera e al «potere esercitato su famigliari, amici e colleghi». I ricercatori avvertono che applicare «alle giovani tigri cinesi» gli schemi del passato, considerandole inesperte, è un grosso errore. Costituiscono invece un autentico fenomeno sociale, la versione contemporanea di massa del neo capitalismo hi-tech.

 

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In Cina, in un decennio, questo enorme bacino di iper-consumatori ricchi e benestanti è cresciuto del 250% e vanta un reddito disponibile che va da 45 mila a oltre 1 miliardo di euro all’anno. Non sono tutti cloni di Jack Ma, il padrone dell’e-commerce, ma li accomunano tecnologia, finanza e nuovi business connessi alla comunicazione elettronica.

 

In meno di cinque anni la Cina è già saltata dal socialismo reale e dalle fabbriche piene di operai, al capitalismo hi-tech fondato su applicazioni per cellulari e robot. E quando si parla di lusso, nessuno può più prescindere dai tuhao, termine che dai vecchi latifondisti imperiali è passato a definire i giovani collezionisti di orologi svizzeri.

Jack Ma Jack Ma

 

Il loro profilo è definito: uno su quattro ha la laurea, nessuno si sposa prima di 35 anni, tutti vivono in una metropoli e sanno l’inglese, non uno trascorre meno di quattordici ore al giorno attaccato allo smartphone, facendo ricerche online al pc, o davanti alla tv. Quasi il 60% dirige un’impresa, il 30% la possiede, gli altri appartengono già al livello più alto dei funzionari pubblici.

 

La loro ossessione, memori dei ricorrenti rovesci della storia cinese, è «godersi la vita il più possibile finché è possibile». Il primo investimento è per la casa, il secondo per una villa in Europa o negli Usa, il terzo «per tutto ciò che è acquistabile». In testa ai consumi ci sono gioielli, automobili e alta moda, ma la tendenza con il maggior impatto sociale sono i viaggi.

 

 

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Due anni fa, per la prima volta, oltre 100 milioni di cinesi hanno fatto una vacanza all’estero. Lo scorso anno i turisti cinesi hanno superato quelli americani per denaro riservato alle ferie in un Paese straniero. Entro il 2020 oltre 200 milioni di giovani consumatori cinesi trascorreranno ogni anno da due a quattro periodi di riposo all’estero, invadendo aeroporti, hotel e negozi di ogni continente.

 

I tour operator cominciano a scoprire cosa pretende un esercito di giovani, single, ricchi, asiatici, istruiti, al primo viaggio oltre i confini della patria e con un potenziale di 15 mila euro solo per lo shopping. Vogliono quello che il rapporto “International luxury travel market” ha chiamato «esperienza estrema di conoscenza».

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Da Bali al Polo, da Parigi a Miami, non cercano più la borsa firmata e la foto ricordo, ma «guardare e capire, per poi tornare a casa e sfruttare quanto hanno appreso per diventare ancora più ricchi e acquistare ancora più beni».

 

«Rispetto ai primi milionari partoriti dai regimi comunisti — ha spiegato Duan Xinxing, docente di psicologia alla China University of Mining and Technology» — i giovani cinesi sono più colti, aperti, tecnologici e attratti dallo stile di vita occidentale. La piena occupazione, l’abilità digitale e il protagonismo sui social media li porta ad avere fiducia e a investire sul futuro: un confine che li separa nettamente dai coetanei, aspiranti, grandi consumatori dell’Occidente ». I guru di pubblicità e marketing, attardati sul profilo del pensionato giapponese, sono costretti a ripensare il cliente.

 

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Con l’irrompere sulla scena della “generazione tycoon” cinese, la missione non è più convincere a spendere, ma spiegare perché una spesa può rendere più di un’altra a livello culturale, o emotivo. «Il mondo deve buttare i modelli chiusi e superficiali del consumismo moralista occidentale appaltato alla terza età nazionale — osserva l’economista Wu Xiaobo — e creare un sistema adatto a rispondere alla domanda di una civiltà millenaria che per la prima volta accetta che siano i giovani a spendere la propria ricchezza e che lo facciano subito e anche all’estero».

Jack Ma Forbes Jack Ma Forbes

 

Ai primi di giugno, per celebrare la giornata mondiale dell’infanzia, trecento famiglie del Guangdong hanno accompagnato i loro figli a visitare il quartiere extra-lusso di Qingyuan. Ogni fine settimana migliaia di bambini cinesi, invece che a giocare in cortile, vengono portati in gita tra ville, yacht, gioiellerie, maneggi per cavalli di concorso e concessionari di fuoriserie.

 

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La cura materialista è somministrata dagli stessi genitori, decisi a educare il gusto insegnando «a pretendere il meglio e a dare il massimo per conservarlo». La Cina dei “giovani AAA” è un universo ignoto, reduce dall’annullamento e forse affacciato sul vuoto: ma rinunciare a guardarla, disprezzarla, o sottovalutarla, è un errore che l’autoritarismo di Pechino e le democrazie dei mercati internazionali cominciano a intuire di non potersi più permettere.

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