PIÙ SIAMO, MEGLIO È – IL CANADA ADERISCE AL PROGETTO “GCAP” (GLOBAL COMBAT AIR PROGRAMME), PER UN JET DI NUOVA GENERAZIONE, DI CUI GANNO GIÀ PARTE ITALIA, REGNO UNITO E GIAPPONE – L’ALLARGAMENTO È UNA BUONA NOTIZIA PER AVERE PIÙ FONDI, MA RISCHIA DI RALLENTARE IL PROGETTO. PER QUESTO OTTAWA AL MOMENTO È SOLO UN OSSERVATORE – IL PROGETTO POTREBBE ANCHE SCATENARE L’IRA DI TRUMP, CONSIDERATO CHE IL NUOVO CACCIA, CHE DOVREBBE ARRIVARE NEL 2035, SOSTITUIREBBE L’F-35 A STELLE E STRISCE…
Estratto dell’articolo di Gabriele Carrer per “Strategikon” – "Linkiesta"
Gcap - David McGuinty, Wes Streeting, Guido Crosetto, Shinjiro Koizumi
Il Global Combat Air Programme si prepara a diventare qualcosa di più di un progetto industriale tra Italia, Regno Unito e Giappone. Il primo allargamento formale della coalizione è arrivato: il Canada entrerà come Paese osservatore nel programma per il futuro caccia di sesta generazione, aprendo la strada a una possibile futura adesione a pieno titolo.
L’annuncio è arrivato a Londra durante una riunione tra i ministri della Difesa italiano Guido Crosetto, britannico (appena insediato) Wes Streeting, giapponese Shinjiro Koizumi e canadese David McGuinty. Nella dichiarazione congiunta diffusa dai quattro Paesi, l’ingresso di Ottawa è stato definito «un passo importante per rafforzare la cooperazione tra alleati affidabili che condividono gli stessi valori».
gcap global combat air program
La formula scelta è quella dell’osservatore: il Canada non avrà un ruolo decisionale nel programma, ma potrà avere accesso diretto allo sviluppo delle capacità, alla collaborazione industriale e ai piani di consegna di lungo periodo. Un primo passo che consente a Ottawa di valutare un eventuale contributo futuro senza modificare, almeno nella fase iniziale, gli equilibri della governance.
Per il Gcap si tratta di un passaggio politico rilevante. Dopo mesi nei quali il programma aveva dovuto dimostrare la propria solidità, l’ingresso canadese rappresenta il primo segnale concreto di attrattività internazionale. Il progetto nato dall’intesa tra Roma, Londra e Tokyo si propone infatti come uno dei principali poli occidentali per il combattimento aereo avanzato, in una fase segnata dalle difficoltà del programma concorrente Fcas/Scaf guidato da Francia, Germania e Spagna.
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Il Canada arriva in un momento decisivo. Ottawa sta cercando di rafforzare la propria autonomia strategica e industriale nel settore della difesa, pur mantenendo un forte legame con gli Stati Uniti. L’avvicinamento al Gcap permette al Paese nordamericano di esplorare una nuova partnership tecnologica e industriale con alcuni dei principali alleati europei e asiatici. L’allargamento, tuttavia, dovrà essere gestito con attenzione. Uno dei rischi storici dei grandi programmi multinazionali è che l’aumento dei partner produca maggiore complessità, rallentando le decisioni industriali. È proprio questo scenario che Italia, Regno Unito e Giappone vogliono evitare.
Il messaggio arrivato da Farnborough è stato chiaro: il calendario non cambia. L’obiettivo resta quello di avere il nuovo sistema operativo entro il 2035, una scadenza particolarmente importante per Tokyo, che proprio in quell’anno dovrà iniziare il ritiro dei propri caccia F-2 e considera il Gcap un elemento centrale della propria risposta alla crescita militare cinese.
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La fase decisiva del programma è iniziata con il contratto da 4,6 miliardi di sterline assegnato a Edgewing, la joint venture composta da BAE Systems, Leonardo e Japan Aircraft Industrial Enhancement, per completare la definizione del concept avanzato e procedere verso la progettazione di dettaglio. Il passaggio segna la trasformazione del Gcap da progetto politico a programma industriale.
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La partita ora è quindi duplice. Da una parte completare nei tempi previsti il programma industriale più ambizioso mai affrontato dai tre Paesi fondatori. Dall’altra costruire attorno al Gcap una coalizione abbastanza ampia da garantire massa finanziaria e industriale, ma abbastanza agile da non rallentare il progetto.
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Il Canada è il primo passo. Altri Paesi potrebbero guardare al programma, dalla Germania alla Spagna (il tema è stato menzionato anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani in un’intervista a El Mundo: «Se la Spagna fosse interessata possiamo parlarne»). Ma la vera sfida del Gcap sarà dimostrare che è possibile allargarsi senza perdere velocità. Perché il futuro caccia non dovrà soltanto essere il più avanzato: dovrà arrivare operativo prima che la tecnologia cambi ancora.